lunedì 25 marzo 2019

Alla scoperta delle leggi della vita. Ritratti di Redi, Maupertuis, Trembley, Von Humboldt, Wallace, Mendel

Finalmente un testo interessante di Storia della Biologia

 
 
 
Ho avuto  modo in questo periodo di leggere il testo:
"Alla scoperta delle leggi della vita. Ritratti di Redi, Maupertuis, Trembley, Von Humboldt, Wallace, Mendel" di Federico Focher.
Si tratta di un testo che affronta biografie di Biologi, poco conosciuti al grande pubblico, vissuti tra il XVII e il XIX secolo. Le singole biografie sono molto interessanti ed inoltre, fatto unico nel panorama italiano, Focher riporta molti testi originali degli autori, essenziali a mio avviso per rendere la conoscenza completa. Ad esempio immagino che alcuni  di voi abbiano letto di Alexander Von Humboldt … bene il naturalista tedesco scrive meravigliosamente, tanto che non leggere i suoi testi è un vero peccato!
Per non tediare i miei lettori e per lasciare loro giustamente un po' di suspance … voglio parlarvi oggi solo del capitolo dedicato a Gregor Mendel. Ecco quindi  le mie considerazioni.
È sicuramente la biografia breve di Mendel più bella ed approfondita che ho letto finora.
L’aspetto psicologico del Monaco di Brno è analizzato in profondità, in particolare ho molto apprezzato la ricerca delle motivazioni delle diverse depressioni che Mendel  subì durante la vita.
Mendel venne bocciato per due volte allo stesso Esame, che avrebbe dovuto farlo diventare insegnante di ruolo, ebbene le cause del non superamento dei 2 Corsi abilitanti è veramente ben descritto.
Studiando la vita del Padre della Genetica, non avevo mai approfondito il periodo degli studi universitari a Vienna … Focher lo fa a ragione, perché questo  periodo spiega bene il modus agendi di Mendel nelle sue ricerche!
Aveva avuto la fortuna di avere insegnanti molto validi come … 
il fisico Christian Doppler da cui aveva imparato ad usare  il Metodo Sperimentale e a preparare gli apparati per gli esperimenti stessi; da Andreas von Ettinghausen apprese il calcolo combinatorio e la  Statistica.
Che dire poi di Unger che aveva aperto la  mente  di Mendel all’Evoluzionismo e lo aveva liberato dalle costrizioni creazioniste del Monastero!
 Dall’analisi del capitolo si evince come Mendel sia stato “un Monaco rubato alla Scienza”, per ragioni economiche ben inteso; anche in Inghilterra nello stesso periodo troviamo tanti personaggi che sono stati Pastori Anglicani, per poter portare avanti i loro studi come … John Steven Henslow, il mentore di Darwin e molti altri.
 
Buona lettura!
 
 
 

 

martedì 5 marzo 2019

Da IL NOME DELLA ROSA di Umberto Eco, un esempio di indagine scientifica


Propongo del Materiale Didattico, che ho creato ed usato per anni per valutare le capacità logico deduttive dei miei allievi di Quarta Liceo, prima di iniziare il programma di Chimica.
Naturalmente il Materiale può essere usato liberamente dai Docenti che sono interessati, chiedo solo di far menzione del mio nome e di postare un Link al mio Blog.
Buon lavoro!




La prima competenza da acquisire per poter iniziare correttamente lo studio di una materia scientifica è un atteggiamento mentale rivolto all’indagine, alla ricerca di possibili spiegazioni di un fatto. A questo scopo vi si propone la lettura e la successiva rielaborazione di un brano, tratto dal libro di Umberto Eco “Il Nome Della Rosa”. Ecco alcune informazioni utili alla comprensione del brano:

1 – Il periodo
      La vicenda è ambientata nel Medioevo, in particolare nel novembre dell’anno 1327.

2 – Il luogo
      Un’Abbazia posta sui monti tra Piemonte e Liguria

3 – I personaggi
      Frate Guglielmo da Baskerville, incaricato di una missione diplomatica, ex-inquisitore, si trova a dover indagare su una serie di misteriose morti avvenute nell’Abbazia. Adso da Melk, novizio       benedettino, accompagnatore di Frate Guglielmo e suo ammirato discepolo, è il narratore       di tutta  la vicenda.
 
4 – Il momento in cui si colloca il brano
      Guglielmo e Adso, dopo un lungo viaggio, sono giunti in vista dell’Abbazia e ne stanno      osservando l’imponente e geometrica struttura e i dintorni ricoperti da uno strato sottile di neve fresca.


 
PARTE PRIMA
Abitudine al gusto dell’osservazione
 
 ;Mentre i nostri muletti arrancavano per l’ultimo tornante della montagna, là dove il cammino principale si diramava a trivio, generando due sentieri laterali, il mio maestro si arrestò per qualche tempo, guardandosi intorno ai lati della strada, e sulla strada, e sopra la strada, dove una serie di pini sempreverdi formava per un breve tratto un tetto naturale, canuto di neve.
“Abbazia ricca,” disse. “All’Abate piace apparire bene nelle pubbliche occasioni.”
Abituato come ero a sentirlo fare le più singolari affermazioni, non lo interrogai. Anche perché, dopo un altro tratto di strada, udimmo dei rumori, e a una svolta apparve un agitato manipolo di monaci e di famigli. Uno di essi, come ci vide, ci venne incontro con molta urbanità: “Benvenuto signore,” disse, “e non vi stupite se immagino chi siete, perché siamo stati avvertiti della vostra visita. Io sono Remigio da Varagine, il cellario del monastero. E se voi siete, come credo, frate Guglielmo da Bascavilla, l’Abate dovrà esserne avvisato. Tu,” ordinò rivolto a uno del seguito, “risali ad avvertire che il nostro visitatore sta per entrare nella cinta!”
Il piacere dell’intuizione
“Vi ringrazio, signor cellario,” rispose cordialmente il mio maestro, “e tanto più apprezzo la vostra cortesia in quanto per salutarmi avete interrotto l’inseguimento. Ma non temete, il cavallo è passato di qua e si è diretto per il sentiero di destra. Non potrà andar molto lontano perché, arrivato al deposito dello strame, dovrà fermarsi. È troppo intelligente per buttarsi lungo il terreno scosceso…”
“Quando lo avete visto?” domandò il cellario.
“Non l’abbiamo visto affatto, non è vero Adso?” disse Guglielmo volgendosi verso di me con aria divertita. “Ma se cercate Brunello, l’animale non può che essere là dove io ho detto.”
 
L’interpretazione come conseguenza della minuziosa osservazione

  Il cellario ebbe un momento di esitazione, poi fece un segno ai suoi e si gettò giù per il sentiero di destra, mentre i nostri muli riprendevano a salire. Mentre stavo per interrogare Guglielmo, perché ero morso dalla curiosità, egli mi fece cenno di attendere: e infatti pochi minuti dopo udimmo grida di giubilo, e alla svolta del sentiero riapparvero monaci e famigli riportando il cavallo per il morso. Ci passarono di fianco continuando a guardarci alquanto sbalorditi e ci precedettero verso l’abbazia. Credo anche che Guglielmo rallentasse il passo alla sua cavalcatura per permettere loro di raccontare quanto era accaduto. Infatti avevo avuto modo di accorgermi che il mio maestro, in tutto e per tutto uomo di altissima virtù, indulgeva al vizio della vanità quando si trattava di dar prova del suo acume e, avendone già apprezzato le doti di sottile diplomatico, capii che voleva arrivare alla meta preceduto da una solida fama di uomo sapiente.
“E ora ditemi,” alla fine non seppi trattenermi, “come avete fatto a sapere?”
 
PARTE SECONDA
Questionario
Spiegate le seguenti affermazioni di Guglielmo da Baskerville: 
 1.      Le persone stavano inseguendo un cavallo
2.      Il cavallo si è diretto per il sentiero di destra
3.      Era il cavallo preferito dell’Abate
4.      Era nero di pelo
5.      Era alto 5 piedi
6.      Aveva una coda sontuosa
7.      I suoi zoccoli erano piccoli e rotondi
8.      Aveva un galoppo regolare
9.      Possedeva capo minuto, orecchie sottili e occhi grandi
10.  Il suo nome era Brunello
11.  Indagate per scoprire i collegamenti contenuti nei nomi dei due protagonisti: 
      Guglielmo da Baskerville e Adso da Melk





 
PARTE TERZA
L’abilità nel ragionamento

“Mio buon Adso,” disse il maestro. È tutto il viaggio che ti insegno a riconoscere le tracce con cui il mondo ci parla come un grande libro. Alano delle Isole diceva che 
omnis mundi creatura
quasi liber et pictura
 nobis est in speculum
 

e pensava alla inesausta riserva di simboli con cui Dio, attraverso le sue creature, ci parla della vita eterna. Ma l’universo è ancor più loquace di come pensava Alano e non solo parla delle cose ultime (nel qual caso lo fa sempre in modo oscuro) ma anche di quelle prossime, e in questo è chiarissimo. Quasi mi vergogno a ripeterti quel che dovresti sapere. Al trivio, sulla neve ancora fresca, si disegnavano con molta chiarezza le impronte degli zoccoli di un cavallo, che puntavano verso il sentiero alla nostra sinistra. A bella e uguale distanza l’uno dall’altro, quei segni dicevano che lo zoccolo era piccolo e rotondo, e il galoppo di grande regolarità — così che ne dedussi la natura del cavallo, e il fatto che esso non correva disordinatamente come fa un animale imbizzarrito. Là dove i pini formavano come una tettoia naturale, alcuni rami erano stati spezzati di fresco giusto all’altezza di cinque piedi. Uno dei cespugli di more, là dove l’animale deve aver girato per infilare il sentiero alla sua destra, mentre fieramente scuoteva la sua bella coda, tratteneva ancora tra gli spini dei lunghi crini nerissimi… Non mi dirai infine che non sai che quel sentiero conduce al deposito dello strame, perché salendo per il tornante inferiore abbiamo visto la bava dei detriti scendere a strapiombo ai piedi del torrione meridionale, bruttando la neve; e così come il trivio era disposto, il sentiero non poteva che condurre in quella direzione.”
“    Sì,” dissi, “ma il capo piccolo, le orecchie aguzze, gli occhi grandi…”

    “Non so se li abbia, ma certo i monaci lo credono fermamente. Diceva Isidoro di Siviglia che la bellezza di un cavallo esige «ut sit exiguum caput et siccum prope pelle ossibus adhaerente, aures breves et argutae, oculi magni, nares patulae, erecta cervix, coma densa et cauda, ungularum soliditate fixa rotunditas». Se il cavallo di cui ho inferito il passaggio non fosse stato davvero il migliore della scuderia, non spiegheresti perché a inseguirlo non sono stati solo gli stallieri, ma si è incomodato addirittura il cellario. E un monaco che considera un cavallo eccellente, al di là delle forme naturali, non può non vederlo così come le auctoritates glielo hanno descritto, specie se,» e qui sorrise con malizia al mio indirizzo, «è un dotto benedettino…»”.
     "Va bene,” dissi, “ma perché Brunello?”
     "Che lo Spirito Santo ti dia più sale in zucca di quel che hai, figlio mio!” esclamò il maestro. “Quale altro nome gli avresti dato se persino il grande Buridano, che sta per diventare rettore a Parigi, dovendo parlare di un bel cavallo, non trovò nome più naturale?”

     Così era il mio maestro. Non soltanto sapeva leggere nel gran libro della natura, ma anche nel modo in cui i monaci leggevano i libri della scrittura, e pensavano attraverso di quelli. Dote che, come vedremo, gli doveva tornar assai utile nei giorni che sarebbero seguiti. La sua spiegazione inoltre mi parve a quel punto tanto ovvia che l’umiliazione per non averla trovata da solo fu sopraffatta dall’orgoglio di esserne ormai compartecipe e quasi mi congratulai con me stesso per la mia acutezza.
 
 




lunedì 11 febbraio 2019

E poi lo chiamarono Bobby




I primi anni della vita di Charles Darwin





I rapporti di parentela all’interno della Famiglia Darwin, sono così complessi ed intricati che, per permettere a tutti i lettori una buona comprensione di ciò che scriverò in seguito, è meglio iniziare questo testo costruendo un breve albero genealogico della famiglia. Il padre di Charles Darwin era Robert Waring Darwin, figlio di un personaggio veramente poco noto in Italia, ma conosciutissimo e molto stimato, anche attualmente, in Inghilterra: il Dottor Erasmus Darwin di Elston Hall.

Erasmus Darwin non fu solo un medico eccezionale, ma anche scienziato, geniale inventore e poeta. Fu il primo in Inghilterra a proporre una teoria evolutiva e tra i fondatori della Lunar Society, una Società di cui facevano parte i più grandi scienziati, inventori ed imprenditori dell’epoca. Fu la Lunar Society a porre le basi e ad avviare la Rivoluzione Industriale Inglese.

Ma torniamo alla Famiglia Darwin … la madre di Charles era Susannah Wedgwood, figlia di Josiah Wedgwood, famoso ceramista e fondatore dell’omonima fabbrica di porcellane. Josiah fu grande amico di Erasmus Darwin e membro della Lunar Society.
 
Robert e Susannah si conobbero da piccoli, si innamorarono e si sposarono nel 1796. Susannah era piccola e delicata, mentre Robert era un uomo imponente, come suo padre. Charles nella sua Autobiografia lo descriveva così:” Mio padre era alto circa 6 piedi e 2 pollici (circa 1,90 m), aveva le spalle larghe ed era molto grosso: era l’uomo più grosso che io abbia mai veduto! Pesava circa 24 stones (144 kg) Diamine, aveva ragione Charles, era proprio gigantesco!

 

 
Comunque dopo essere divenuto medico condotto di Shrewsbury, una cittadina al confine tra l’Inghilterra e il Galles, Robert Darwin decise di acquistare una tenuta, posta all’esterno delle mura medioevali della città, in una posizione che dominava il fiume Severn, chiamata The Mount. Lì fece costruire una bella e grande dimora in stile Georgiano, dove a partire dal 1800 tutti i Darwin sarebbero vissuti.

Mi accorgo di essere stata molto prolissa… ma ora arriviamo al punto: fu lì che un giorno di febbraio del 1809 arrivò Charles, un bimbo paffuto, con capelli castani e grandi occhi azzurri, che guardava il mondo con interesse; era affettuoso ed amabile. Lo chiamarono Bobby...

 Quando nacque Charles i coniugi Darwin avevano già quattro figli: Marianne di 11 anni, Caroline di 8 anni, Susan di 6 anni e l’unico maschio, fino a quel momento, Erasmus di 5 anni. Sì Erasmus, come il nonno, che originalità … lasciatemi dire che i Darwin non avevano fantasia con i nomi! E non finisce qui, perché anche il piccolo Bobby aveva il nome di un fratello del Dottor Robert. L’anno successivo la famiglia si arricchì con l’arrivo della piccola Catherine.
 
Naturalmente il piccolo Bobby era amatissimo e coccolato dalle sorelle più grandi, che lui anni dopo avrebbe sopranominato ”The Sisterhood” ( traducibile con la Sorellanza) ! Molto importante era il legame che legava  Bobby al fratello Erasmus, che lui ammirava tantissimo e con cui , anni dopo, si costituì anche una complicità dovuta ad interessi comuni.
 
Comunque in quegli anni Charles e la sorellina Catherine erano considerati i Darwin Babies e cresciuti insieme; ed effettivamente i due giocavano sempre insieme ed amavano sedersi sui rami bassi  di un vecchio castagno, posto vicino al corso del fiume Severn,  dove si raccontavano i loro segreti. Erano due veri discolacci, combinavano un sacco di guai e per sfuggire ai rimproveri del terribile Dottor Darwin avevano inventato un Codice Segreto, ove persone e luoghi avevano un nome in codice; il padre era “Squirt”, schizzetto!

 Anni dopo Charles scriveva... I believe that I was in many ways a naughty boy. In effetti ne combinava di tutti i colori: aveva inventato un metodo ingegnoso per prendere le mele e le susine poste sui rami più alti, usando un vaso di coccio vuoto ed un bastone …tirava sassi ai passeri ed aveva ucciso, lanciando un pezzo di marmo, una povera lepre che si trovava tra i fiori del giardino. Anni dopo Charles confessò con grande contrizione questi misfatti. E le rane poste tra le lenzuola delle sorelle, ne vogliamo parlare? Era proprio un ragazzaccio!

 
A gestire questi due tipastri fu messa la povera Caroline  che si occupava anche della loro istruzione, con  scarsi risultati… Charles nella sua Autobiografia scriveva: "Caroline era molto gentile, intelligente e zelante, anche troppo, nel cercare di migliorarmi; ricordo infatti molto bene, a distanza di tanti anni, che quando stavo per entrare in una stanza dove si trovava lei, mi domandavo: "Cosa avrà, ora, da rimproverarmi? e cercavo di farmi forza in modo da non curarmi di quanto mi avrebbe detto.”


 
Darwin scrisse di se stesso così: “ I was born a naturalist” ed era vero; i giardini, le serre, il frutteto e poi i campi e i boschi di The Mount, giù fino alle rive del fiume Severn erano i luoghi dove trascorreva le sue giornate e dove osservava e collezionava fiori, foglie e pietre. Era già molto sviluppato in lui il desiderio di classificare piante e rocce, non si limitava all’osservazione.

In questo gli venne in aiuto il padre, che lo accompagnava nelle sue passeggiate insegnandogli i nomi delle specie che si trovavano nelle serre riscaldate, come piante di arancio, azalee, camelie, piante tropicali e bulbi, dai fiori profumatissimi. I giardini a The Mount ospitavano vere rarità, che il Dottor Darwin aveva ricevuto in regalo dal padre Erasmus, come la Dionaea muscipula e grossi papaveri rosa provenienti dalla Turchia, che lo stesso Erasmus Darwin aveva descritto nei suoi versi.

 
In quel periodo, il Dott. Darwin ritenne appropriato regalare al piccolo naturalista, due libri di Storia Naturale, della sua libreria personale; pezzi di grande valore sentimentale, poichè erano i  soli ricordi rimastigli di suo fratello maggiore Charles, che era morto a 20 anni, quando era  studente di Medicina e in ricordo del quale a Bobby era stato dato  il nome.  Erano piccoli in modo da entrare facilmente in una tasca e ben illustrati con incisioni; un volume riguardava “La storia naturale di acque, terre, rocce, fossili e minerali, con le loro virtù, proprietà e usi medicinali”, l’altro era “La storia naturale degli  Insetti” Erano due  volumi appartenenti ad una collana di libretti: "A new and accurate system of natural history” scritti da Richard Brookes (1763).  Questi furono i primi libri di testo di storia naturale di Darwin.

 

Col passare del tempo Charles imparò a rispettare animali e piante, quando raccoglieva campioni di uova dal nido, non ne toglieva mai più di uno; aveva imparato ad uccidere con il sale i vermetti, che usava come esche.

Poi nel luglio del 1817 una tragedia si abbatté sulla Famiglia Darwin, dopo pochi mesi di malattia Susannah morì. Il piccolo Charles, che all’epoca aveva 8 anni, non fu ammesso nella stanza della madre, quando stava per morire, e venne lasciato solo senza spiegazioni riguardo alla gravità di ciò che stava accadendo. Solo dopo la sua morte poté entrare a salutare per l’ultima volta la madre.

Ma sentiamo il racconto di Charles…. “E’ strano che io non ricordi quasi nulla di lei, ad eccezione del letto di morte, della sua veste di velluto nero e del suo tavolo da lavoro di singolare fattura. E’ una cosa che non mi spiego, perché la mia sorellina Catherine, anche tempo dopo, ricordava ogni particolare degli eventi di quei giorni... Ricordavo solo un’altra cosa: che dopo essere usciti dalla stanza, mio padre ci aveva incontrato tutti ed insieme avevamo pianto a lungo.”

 
Fu una fortuna che Charles a settembre tornasse nella Scuola Elementare del Reverendo George Case, dove era stato iscritto in primavera. Lì aveva incontrato altri bambini, suoi coetanei, con cui aveva fatto amicizia. Insieme giravano per le vie di Shrewsbury, giocando e facendosi reciprocamente scherzi innocenti. Spesso alcuni di loro lo accompagnavano al “Dingle“ dove lui cercava The Newts …le salamandre.
 
 
 

Anche Bobby ricambiava gli scherzi,  come la volta in cui disse al suo amico Leighton di essere in grado di ottenere primule di diversi colori, semplicemente innaffiandole con certi liquidi colorati!

Poi l’anno successivo venne iscritto, suo malgrado, al Liceo Classico del Rev. Butler...ma questa è un’altra storia.




 


lunedì 24 dicembre 2018

HAPPY EVOLUTIONARY CHRISTMAS!


Innanzitutto il più bel Evolutionary Xmas Tree del web, realizzato da me …e quindi con copyright!...scherzo è un regalo per tutti i lettori del mio Blog !

Ed ora una versione darwiniana del famoso "The Twelve Days of Christmas", che mi è sempre piaciuto, finché di recente ho scoperto che i numeri della Filastrocca sono legati ad inusitati passi della Bibbia !


"The Twelve Days of Darwin"


On the Twelfth day of Darwin my true love gave to me
Twelve speciations,
Eleven clades converging,
Ten branches diverging,
Nine variations,
Eight ancient fossils,
Seven atolls forming,
Six males displaying,
Five finch beaks,
Four mockingbirds,
Three breeds of doves,
Two tortoise shells,
And a grandeur in this view of life.




Lyrics by Thomas R. Holtz, Jr., to the Tune of "The Twelve Days of Christmas" (Traditional) composed February, 2009, in honor of Charles Robert Darwin

BUONE FESTE A TUTTI !

 

martedì 11 dicembre 2018

Darwin in Edinburgh

 
 
 

I due anni trascorsi da Charles Darwin a Edimburgo, di solito considerati un periodo poco utile alla sua formazione, furono invece importantissimi per l'acquisizione di conoscenze biologiche e geologiche.

 

 

Nell’ottobre del 1825 il lungimirante Dott. Robert Darwin pensò bene di mandare il figlio Erasmus Alvey, che già aveva seguito studi di Medicina a Cambridge, e il povero Charles, il cui unico interesse era il mondo naturale, ad Edimburgo per seguire corsi di Medicina e ripetere così l’iter universitario, che lui e il padre Erasmus avevano percorso.
I due ragazzi furono comunque felici di vivere finalmente liberi in una grande città come Edimburgo, chiamata l’Atene del Nord.
Come mai Edimburgo era conosciuta come l’Atene del Nord? La città visse intensamente il periodo dell’Illuminismo e, quando in seguito al degrado della città vecchia, molti edifici crollarono, si decise di costruire una nuova città in stile neoclassico ellenistico. A Calton Hill venne addirittura costruito un mausoleo, che esiste ancora oggi, che voleva ricordare il Partenone: The National Monument of Scotland.
 
 
Edimburgo era una città di grandissimi contrasti, infatti non molto lontano dai bellissimi edifici da poco costruiti si trovava la zona malfamata di Cowgate, abitata da persone estremamente povere e da pericolosi malviventi; era anche il luogo dove vivevano gli immigrati Irlandesi.
 
 
Edimburgo viveva inoltre  in quegli anni contrasti religiosi tra Calvinisti ed Anglicani; più importante però era lo spirito indipendentista che voleva una Scozia Indipendente dall’Inghilterra, risvegliato dai numerosi romanzi storici, ambientati in Scozia, scritti da Sir Walter Scott, più conosciuto per essere l’autore di “Ivanhoe”.
 
Fu in questa città in fermento che nell’ottobre 1825 arrivarono i Ragazzi Darwin.
Presero casa in Lothian Street, presso la pensione di Mrs. Mackay; si trattava di due stanze comunicanti e un salotto, che Charles definì: “very nice & light”. Le stanze si trovavano al quarto piano; questo era un altro inatteso aspetto di Edimburgo, una città in verticale, alcuni degli alloggi che avevano visionato erano al settimo e ottavo piano. In luoghi troppo pericolosi per essere visitati, le abitazioni erano alte fino a tredici piani!
 
 
Erasmus e Charles non fecero amicizie durante l’anno accademico 1825/1826, stavano sempre insieme e leggevano molto; Erasmus (Eras) fu lo studente che chiese più libri in prestito! Era comunque un fatto prevedibile dato che Charles aveva solo 16 anni e che immagino il fratello di 21 anni lo volesse proteggere.
Charles seguì l’iter classico di Medicina iscrivendosi ai corsi di: Anatomia, tenuto da Alexander Monro tertius, Chirurgia, Pratica ospedaliera, Materia Medica (Farmacologia) ed altri corsi collegati. Si iscrisse inoltre al corso di Chimica tenuto dal bravissimo Thomas Charles Hope, anche se non seguì il Laboratorio pratico di Chimica, gettonatissimo tra gli studenti. Questo è veramente strano pensando che lui ed Eras avevano fatto “fuoco e fiamme” nel loro laboratorio a Shrewsbury.
Il corso tenuto da Professor Monro venne definito da Charles “noioso e disgustoso”
ed aveva ragione Monroe si presentava davanti alla classe indossando i suoi guanti senza dita, un bisturi rugginoso in una mano, un forcipe insanguinato nell’altra e un grembiule a quadri di cotone legato con spago a completare il suo costume da anatomista...capiamo perché suscitasse disgusto!
Nel secondo anno seguì il corso di Storia Naturale di Robert Jameson, di cui parlerò più avanti.

Occorre ora che io spieghi un fatto importante: ad Edimburgo oltre all’Università esistevano Scuole Private indipendenti, specialmente per quanto riguardava Anatomia; erano scuole “innovative” dove si faceva dissezione su cadaveri di persone morte da poche ore. La necessità di tutti questi cadaveri “freschi” creò un orribile traffico, gestito dai Body Snatchers.
Esisteva in Edimburgo, nel periodo tra il 1820 e il 1828, una rete di ladri di cadaveri, i Body Snatchers appunto, che rubavano durante la notte cadaveri appena sepolti e li vendevano alle Scuole di Anatomia.
Il massimo dell’orrore si ebbe quando nel 1828, l’anno successivo alla partenza di Charles, due immigrati irlandesi, William Burke e il suo complice William Hare, uccisero 16 persone nella zona di Cowgate, i cui cadaveri venivano portati immediatamente alla Scuola privata del Dott. Robert  Knox, dove venivano ben pagati. Il prezzo stabilito era di 8£ in inverno e 10£ in estate, prezzi stagionali legati a problemi di conservazione. Erano cifre alte se si pensa che l’affitto annuale per un lavoratore irlandese era di 4£. I due assassini vennero poi catturati e giustiziati.
All’epoca la Legge ammetteva l’uso dei cadaveri di persone povere, morte entro le strutture statali, quali carceri, o case di accoglienza per indigenti; questo significa che il Professor Monro riceveva 3 cadaveri l’anno.
Il grande romanziere Robert Louis Stevenson scrisse un racconto Body Snatchers, che descrive bene questa vicenda; ne consiglio vivamente la lettura! Questo racconto noir, scritto nel 1884 anticipa già le atmosfere del celebre romanzo di Stevenson: The Strange Case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde.
Per concludere questa parte veramente opprimente, vorrei ricordare che Darwin ebbe modo di assistere a due operazioni chirurgiche: la prima un’amputazione e la seconda un intervento su un bambino, in un periodo precedente alla scoperta del cloroformio…quindi urla, dolore e sangue ovunque, due esperienze che lo segnarono per sempre e gli procurarono incubi per molto tempo.

Ma passiamo ad argomenti più lievi parlando del secondo anno trascorso da Darwin a Edimburgo; Charles rimase solo perché Erasmus era ritornato a Cambridge, per proseguire i suoi studi.
Resosi conto che la Medicina non faceva per lui, Darwin fece amicizia con giovani naturalisti come Browne e Coldstream, che lo accolsero come membro nella Plinian Society, che era formata da studenti interessati alla Storia Naturale.
Ma il fatto più importante per Charles fu conoscere il Professor Robert Edmund Grant, Docente di Zoologia degli Invertebrati marini, convinto Lamarckiano in un mondo di Creazionisti.
 
 Charles seguiva Grant nelle sue pionieristiche ricerche sul ciclo vitale degli invertebrati marini sulle spiagge del Firth of Forth, il fiordo di Edimburgo.  Darwin e Grant raccoglievano piccoli animali nelle pozze lasciate dalla bassa marea. Grant divenne un vero maestro per Charles, insegnandogli persino ad usare correttamente un microscopio.
Grant iniziò a portare Darwin come ospite alle riunioni della Wernerian Natural History Society, organizzate dal  professor Robert Jameson.  Lì Charles ebbe l’occasione di ascoltare una conferenza del famoso ornitologo americano John James Audubon relativa agli Uccelli del Nord America.

In quel periodo Darwin fece due scoperte relative agli Invertebrati marini; su questo tema egli tenne la sua prima Conferenza pubblica alla Plinian Society il 27 marzo 1827.
Sempre in relazione a questa scoperta Grant scrisse in un suo libro "The merit of having first ascertained them is due to my zealous young friend Mr. Charles Darwin of Shrewsbury".
 L’impronta lasciata dal pensiero di Grant su Darwin fu notevole, se pensiamo che Lamarck occupava la cattedra di Zoologia degli Invertebrati a Parigi, come Grant a Edimburgo…non può essere un caso che Charles molti anni dopo scrivesse quel testo corposo sui Barnacles !
Darwin inoltre imparò ad impagliare gli uccelli, da John Edmonstone, un ex-schiavo di colore, che viveva come lui in Lothian Street. Darwin spesso sedeva con lui ad ascoltare i suoi racconti sulla foresta pluviale della Guyana, più tardi parlando di lui Charles scrisse "era un uomo molto piacevole e intelligente”.
Ma sentiamo Charles commentare questo periodo: “Ebbi modo di assistere a una riunione della Royal Society of Edimburgh dove vidi Sir Walter Scott che sedeva nella cattedra presidenziale. Provai un senso di timore misto a reverenza per lui; ed è certo per quella visita giovanile e per la mia frequenza alle riunioni della Royal Medical Society, che quando alcuni anni dopo fui nominato membro onorario di queste due Società, mi sentii onorato più che da qualsiasi altra nomina. E pensare che se a quel tempo qualcuno mi avesse predetto un simile onore mi sarebbe sembrato tanto assurdo e improbabile quanto l’elezione a Re d’Inghilterra.”

Concludo parlando della formazione geologica che Darwin acquisì ad Edimburgo. Come ho già detto Darwin seguiva le lezioni del Professor Robert Jameson, relative alla  stratigrafia  geologica.
Jameson era un seguace del Nettunismo, che era una teoria proposta alla fine del XVIII secolo dal geologo tedesco Abraham Gottlob Werner, che sosteneva che tutte le rocce e le montagne avrebbero avuto origine da processi di sedimentazione marina! Darwin lo giudicava insopportabilmente noioso e incapace!
Charles era più propenso a seguire le idee innovative dello scozzese James Hutton, considerato uno dei Padri fondatori della Geologia moderna, che proponeva l’Attualismo e il Plutonismo. Qualche anno dopo Charles avrebbe conosciuto Charles Lyell, che divenne portavoce delle idee di Hutton.
 Ad ogni modo Darwin lasciò Edimburgo nell’aprile del 1827 senza aver sostenuto alcun esame, convinto che la sua strada lo portasse verso la Storia Naturale.
 
 Bibliografia:
Charles Darwin “Autobiografia”
Janet Browne “Charles Darwin –Vojaging”
Robert Louis Stevenson “Body Snatchers”