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giovedì 29 settembre 2022

L’INVERNO DELLA MORTE ROSSA

 


Autori: Pierpaolo Brunoldi e Antonio Santoro

Editore : Newton Compton

Brunoldi e Santoro sono una nota coppia di autori di romanzi storici molto interessanti, ricordo la Trilogia dedicata a Bonaventura da Iseo, che precede questo romanzo.

Il romanzo è ambientato in Italia nel 527 d.C. un periodo poco noto e complesso, dove dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, a Roma esiste un Senato, ma anche un Papa che si contendono il potere; il resto del territorio italiano è dominato dagli Ostrogoti ed in particolare dalla figlia di Teodorico, la Regina Amalasunta.

 Lo sfondo del romanzo sono i Monti Simbruini, un ambiente di aspre montagne e foreste selvagge, dove Benedetto da Norcia ha fondato numerosi monasteri e guida i suoi monaci.

Le nebbie, i fiumi gelati e la neve contaminata dal rosso scarlatto del sangue fanno da sfondo a questo racconto.

Una serie di terribili omicidi fa sì che l’Abate chieda aiuto al Papa.

In aiuto ai monaci vengono mandati due personaggi incredibilmente diversi!

La Regina dei Goti invia un grande guerriero e custode della famiglia reale, il Conte Optari, così descritto …“Era alto e imponente, con una folta chioma bionda sino alle spalle, e due grandi e spessi baffi sopra le labbra carnose” occhi rigorosamente azzurri.

Il Papa invia Il Senatore Tiberio Corvo …” Un uomo dal fisico longilineo, i capelli corvini, il naso dritto e le labbra sottili e aveva 25 anni”
Devo ammettere che leggere di un Senatore di Roma, cattolico fino al midollo, mi ha inizialmente spiazzata molto, ma anche aiutata a capire meglio il periodo storico!

La” strana coppia”, perché sono differenti in tutto, inizia le investigazioni. Il rapporto tra i due è veramente ben descritto e a tratti molto divertente, ma sempre fondato su un grande rispetto reciproco.

Dopo indagini estremamente complesse, a causa dell’omertà dei monaci benedettini, alla fine del romanzo troveranno il vero e insospettabile assassino!

Vorrei spendere alcune parole sulla figura di Benedetto da Norcia. Gli Autori lo presentano con grande onestà intellettuale come un uomo chiuso, iroso e violento al punto da infliggere personalmente punizioni corporali pesanti ai propri monaci.;

Voglio dire altro che il vecchio buon San Benedetto, che porta la primavera e le rondini!

D’altronde Brunoldi nel suo romanzo “Il libro maledetto del Cardinale” descrive “San” Carlo Borromeo per quello che era … un Cacciatore di streghe ed eretici!

C’è anche una piccola storia d’amore che scoprirete, lei si chiama Lavinia.

Riguardo allo stile vorrei segnalare che ogni capitolo inizia con una bellissima descrizione dell’ambiente naturale in cui si svolgeranno i fatti e questo mi ha fatto ricordare che i due Autori sono entrambi Sceneggiatori.

L’epilogo può far pensare ad un seguito, sarà così? Ci diranno.

Mi sono sempre chiesta come fosse possibile scrivere un libro a quattro mani; gli Autori in un’intervista hanno detto che ognuno di loro scrive capitoli autonomamente …tanto che esiste anche un “Brunoldi Contest”, che consiste nell’identificare chi di loro ha scritto un determinato capitolo!

Io non ci sono riuscita, anche se qualcosa ho capito, forse il metodo che ho seguito però non era valido.

Naturalmente ne consiglio caldamente la lettura!

 

martedì 19 luglio 2022

 

BICENTENARIO

 per

 GREGOR MENDEL

 " The Peas Whisperer"






Non posso lasciar trascorrere questo importantissimo Anniversario, senza scrivere nulla di Gregor Mendel, sarà per oggi solo un breve ricordo ... ma non preoccupatevi tra non molto vi beccherete il mio solito articolo biografico che non finisce più!

Iniziamo con la data di nascita … fino a pochi anni fa tutti dicevano che fosse il 22 luglio 1822, ora invece nuovi dati, dopo 200 anni, dicono che sia nato il 20 e battezzato il 22! Vabbè

Anche il luogo di nascita è un problemino non da nulla … perché i nomi tedeschi dei luoghi in cui visse Mendel sono ora scritti in lingua ceca



Gregor Johann nacque in una famiglia contadina di lingua tedesca a Heinzendorf, ora Hynčice, un piccolo paese rurale in quella che un tempo era la regione della Slesia ed apparteneva all’Impero Austro Ungarico; ora la regione è parte della Repubblica Ceca ed è chiamata Moravia-Slesia.

I genitori di Gregor erano Anton Mendel e Rosine Schwirtlich, la famiglia comprendeva anche due sorelle, una maggiore, Veronika e una minore, Theresia.

Durante l'infanzia a Johann piaceva lavorare nel giardino di casa con il padre ed amava già le api.

Frequentò le Scuole Elementari nel suo villaggio, dimostrando di essere un bambino molto intelligente, cosicché la sua scuola lo raccomandò alla scuola Scolopica di Lipník.

In seguito si iscrisse al liceo di Troppau, oggi Opava all’età di 12 anni.

Nel 1840 Mendel andò all’istituto di filosofia di Olmütz, oggi Olomouc.

Purtroppo i suoi genitori non erano in grado di pagare i suoi studi, Johann allora si guadagnò da vivere dando ripetizioni ai suoi compagni di classe meno dotati. Furono 3 anni di stenti e sacrifici e anche la sua salute ne risentì.  

Era chiaro che non avrebbe potuto continuare gli studi in quelle condizioni, decise allora di appoggiarsi ad un ordine religioso, come fecero altri illustri naturalisti nel suo stesso periodo.



Quindi nel 1843 Johann Mendel entro a far parte dell’Ordine Agostiniano nel monastero di Brno Antica, dove fu accolto dai frati agostiniani e dall'abate Cyrill Napp. Prese il nome monastico di Gregor, che è tradizionalmente indicato prima del suo nome proprio.

Il monastero privilegiava l'impegno accademico alla preghiera, dato il fatto che lo studio era considerato la più alta forma di orazione. Ciò costituiva un vantaggio per Mendel: lì poteva finalmente dedicarsi allo studio delle sue discipline preferite:  matematicabotanicameteorologia.

Con l’adesione all’ordine si aprirono a Gregor Mendel nuove opportunità di educazione e di ricerca. Il suo superiore, Abate Napp, lo mandò a studiare all’Università imperiale di Vienna, lì Mendel divenne quasi subito assistente all'Istituto di Fisica, ruolo riservato agli studenti migliori.

Nel 1853 Mendel ebbe insegnanti bravissimi¸ come Andreas von Ettingshausen, fisico e matematico tedesco da cui Gregor apprese il calcolo combinatorio e la Statistica. Il fisico Christian Doppler da cui aveva imparato ad usare il Metodo Sperimentale e a preparare gli apparati per gli esperimenti stessi.

Ma vi rendete conto Doppler, famoso per le ipotesi di ciò che oggi conosciamo come effetto Doppler, che ci ha permesso di interpretare il Red Shift delle galassie! pazzesco

Che dire poi di Franz Unger, botanico e fisiologo vegetale austriaco da cui Gregor apprese le tecniche più avanzate di impollinazione artificiale, ma soprattutto Enger aveva aperto la  mente  di Mendel all’Evoluzionismo e lo aveva liberato dalle costrizioni creazioniste del Monastero!


Nel 1853 ritornò a Brno dove costruì la serra in cui condurre i suoi esperimenti, nell’orto dell’Abbazia.

Una scelta fortunata portò Mendel a lavorare su Pisum sativum, le piante di piselli!




Per compiere i suoi esperimenti coltivò e analizzò durante i sette anni di esperimenti circa 28. 000 piante di piselli; successivamente impegnò un biennio per elaborare i suoi dati.

Il risultato delle sue ricerche porto alla formulazione dei tre principi, che oggi conosciamo come le Leggi di Mendel.



Nell'inverno 1865 Mendel ebbe l'occasione di esporre il lavoro di una vita a un pubblico di circa quaranta persone, tra cui biologi, chimici, botanici e medici, in due conferenze tenute rispettivamente l'8 febbraio e l'8 marzo, ma nessuno riuscì né a seguire né a comprendere il suo lavoro.

L'anno successivo pubblicò il suo testo dal titolo Esperimenti sull'ibridazione delle piante, facendone stampare quaranta copie, che inviò agli scienziati più famosi d'Europa, per invitarli alla verifica della sua grande scoperta mediante ulteriori esperimenti. Questa poteva essere l'occasione del suo tanto atteso e desiderato riconoscimento, ma l'unico che si interessò al suo operato fu il botanico svizzero Karl Wilhelm von Nägeli, personaggio ancora “under investigation” col quale rimase in contatto per molto tempo. Probabilmente lo parassitava !

Nel 1868 fu eletto priore della Abbazia dove viveva da sempre, evento che gli lascio poco tempo per i suoi esperimenti.

Mantenne però i suoi due hobbies, l’Apicoltura e la Meteorologia. Fece costruire un alveare secondo un suo progetto nel giardino del monastero, e fece misurazioni metereologiche tre volte al giorno in molte parti dell’edificio, delle quali tenne meticolose registrazioni.

Gregor Johann Mendel morì di nefrite acuta, il 6 gennaio 1884. Riposa ora nel cimitero centrale di Brno.

Purtroppo il suo lavoro non ricevette riconoscimenti per anni, probabilmente nessuno era in grado di comprendere il suo approccio statistico!

Sappiamo che nella biblioteca di Darwin a Down House  è stato trovato il suo libro, mai letto.

Poi dal 1900 le sue scoperte furono ritrovate da tre botanici, Erich Von Tschermak di Vienna, Carl Correns di Berlino e Hugo De Vries di Amsterdam … ora Gregor Mendel è chiamato il “Padre della Genetica”

  Concludo sottolineando come Mendel sia stato “un Monaco rubato alla Scienza”, per ragioni economiche ben inteso!

 

    … a presto!


lunedì 9 maggio 2022

Tycho Brahe il Principe delle Stelle

 


Genio e sregolatezza, passione e audacia: sono questi i termini più adatti e significativi per descrivere e raccontare la biografia di uno dei personaggi più importanti e affascinanti di tutta la storia dell’Astronomia: Tycho Brahe.

Era nato il 14 dicembre del 1546 in Danimarca, nel Castello di Knutstorp, oggi in territorio svedese, ma allora parte del territorio Danese. Tycho era figlio di Otto Brahe e Beate Bille, due ricchissimi e importanti membri della nobiltà danese. 

Purtroppo però, la sventura bussò prestissimo alla sua porta: alla tenera età di 2 anni egli venne rapito dallo zio paterno e consigliere del Re, Jorgen Brahe, in quanto quest’ultimo non aveva figli.

Ed ecco che immediatamente i nostri pensieri vanno, oltre che al piccolo Tycho, anche ai genitori, disperati e in lacrime per il tragico avvenimento… o forse no?

La risposta è: tragicamente, no! I genitori di Tycho non fecero assolutamente nulla per riaverlo con sé; dunque il giovane studiò astronomia a Copenaghen, Wittenberg e Basilea, aiutato economicamente dallo zio-rapitore. 

Già da ragazzo, e nonostante le sue travagliate vicende biografiche, egli dimostrò uno spiccato senso critico e capì ben presto che il progresso nella Scienza Astronomica poteva essere ottenuto solo con un’osservazione rigorosa e sistematica, attraverso l’uso di strumenti accurati e precisi. Il 21 agosto 1560 ci fu un'eclissi di sole che impressionò profondamente il giovane Tycho.

Nel 1565 lo zio Jorgen morì e Brahe ricevette una sostanziosa eredità che, malgrado l'opposizione della famiglia, scelse d'investire nelle sue ricerche in campo astronomico. Ah sapete come morì lo zio? In un modo singolare naturalmente …  in seguito a una polmonite contratta durante il salvataggio del Re di Danimarca, state pensando ad una battaglia? No sbagliato! era caduto in un canale di Copenaghen, sarà stato un po’ su di giri?


Fondamentale nella fantastica biografia del nostro Tycho, però è sicuramente il suo naso. Già avete capito bene: il naso! Quando era ancora studente, e precisamente il 29 dicembre 1566, Brahe ebbe una discussione con un certo Manderup Parsbjerg durante un ballo a casa di un suo professore universitario, la contesa sarebbe nata da un semplice disaccordo matematico. 

Nel duello al buio che ne seguì, egli perse parte del setto nasale. Per tutto il resto della sua vita Tycho fu dunque costretto a portare una protesi d’oro rosso, anche se recenti studi sui resti del suo corpo indicherebbero che il materiale della protesi in realtà fosse rame.  L’ipotesi più plausibile è che il povero Tycho indossasse una protesi d’oro rosso (molto pesante) durante i ricevimenti mondani, mentre invece portasse una protesi di rame nella vita di tutti i giorni. 

Nel novembre del 1572 Tycho osservò una nuova stella molto luminosa nel cielo, apparsa improvvisamente nella costellazione di Cassiopea, che osservò per un anno, studiandone la variazione di luminosità.  Poiché fin dall’antichità si riteneva che il Cielo delle Stelle Fisse fosse immutabile ed eterno, questa scoperta fu un’importante conferma e un grande appoggio per la confutazione dell’immutabilità delle sfere celesti. Tycho pubblicò nel 1573 un piccolo libro, De Stella Nova, nel quale egli descriveva una “nuova stella”, che oggi noi sappiamo essere stata una supernova.

Brahe purtroppo credeva in un modello ibrido geo-eliocentrico, detto poi tyconico, secondo il quale tutti i pianeti ruotavano attorno al sole, e questo sistema poi ruotava attorno alla Terra immobile e al centro dell’Universo … orrore e raccapriccio!!!

E l’amore? Poteva essere senza problemi? No!  nel 1572 si innamorò di donna non nobile: Kirsten figlia di Jørgen Hansen, il pastore luterano di Knudstrup.  I due si sposarono malgrado l'opposizione della famiglia, ed ebbero sei figli, ma né Kirsten, né i figli diventarono nobili. 

L’intelligenza e l’abilità di Tycho non passarono di certo inosservate e Federico II Re di Danimarca, per timore di perderlo gli donò l’isola di Hveen e si impegnò a costruirgli un osservatorio a spese dello stato. Nacque così un maestoso edificio chiamato Uranjborg (castello del cielo), nel quale egli compì numerose ed importanti osservazioni. Il castello infatti possedeva torri di osservazione con tetti mobili, una biblioteca, un laboratorio di alchimia e altri locali di lavoro. Era una meraviglia!



Purtroppo però, conosciamo bene il titanico carattere del nostro caro Tycho, e non ci deve sorprendere il fatto che, esaltato e megalomane, egli iniziò ben presto a tiranneggiare i poveri abitanti dell’isola di Hveen, a tutti gli effetti suoi sudditi.

Nel suo castello si circondò persino di una stranissima “corte”, composta da un “nano-buffone” di nome Jepp. I due erano molto amici, ma non potevano sedere assieme a tavola, a causa della differenza di classe; e allora Brahe pensò bene di risolvere il problema facendo mangiare Jepp sotto il tavolo!

Inoltre aveva un alce, di nome Rix, come “animaletto domestico”, che lo seguiva ovunque, come un cagnolino nonostante le sue dimensioni gigantesche! Rix amava la birra in modo incredibile; Tycho lo portava a tutte le feste, purtroppo il tapino morì cadendo dalle scale dopo una serata particolarmente alcolica. Prosit!

La Strana Coppia 

Dopo la morte di Federico II, Brahe si trasferì a Praga nel 1598 a causa di disaccordi insanabili con il nuovo re di Danimarca Cristiano IV, di cui riparleremo.

A Praga l’imperatore Rodolfo II d’Asburgo, su cui si potrebbe scrivere più di un articolo, gli consentì di costruire un nuovo osservatorio, in un castello a Benátky, a 50 km da Praga, nel quale Tycho compì osservazioni con un’accuratezza impareggiabile per i suoi tempi. Nel 1599 Tycho invitò a Praga Johannes Kepler, per assisterlo nelle sue ricerche e aiutarlo con le orbite dei pianeti.

Il rapporto tra i due era burrascoso, perché Kepler era un copernicano convinto e Tycho … ne abbiamo già parlato! Comunque Kepler lavorò sui dati dell’orbita di Marte, fornitegli da Brahe, scoprendo che l’orbita non era una circonferenza, bensì un’ellisse!

Al termine di una vita così tormentata e ricca di esperienze di tutti i tipi, la morte di Tycho non poteva che essere un complesso e intricato “cold case”, degno delle più importanti indagini stile telefilm americano! Allora i fatti …

Il 13 ottobre 1601 Brahe fu invitato ad un banchetto e all'epoca era considerata cattiva educazione alzarsi da tavola prima del proprio anfitrione, anche per recarsi in bagno! Durante il banchetto, Brahe ebbe necessità di liberarsi, ma per non peccare di scortesia si trattenne più di quanto fosse raccomandabile. Questo gli provocò la lacerazione totale della vescica. Dopo undici giorni di dolorosa agonia, Tycho spirò a Praga il 24 ottobre 1601.

Quando la sua tomba venne aperta nel 1901, a 300 anni dalla sua morte, vennero trovate quantità anomale di mercurio nella barba e nei baffi! 

Il 15 novembre 2010, la salma di Tycho venne riesumata nuovamente a Praga per ulteriori analisi e approfondimenti: al lavoro un gruppo di scienziati guidati dall’archeologo danese Jens Vellev, dell’Università di Aarhus (Danimarca). I risultati vi state chiedendo?

Nessuno … questi geni non trovarono tracce di veleni e neppure il mercurio! Che cocente delusione!

Riguardo alle cause della sua morte vennero fatte diverse ipotesi, vediamole.

1) Brahe morì avvelenato involontariamente dal mercurio, che egli utilizzava per i suoi studi di Alchimia; il tutto appare però poco plausibile, dato che Tycho ben conosceva la pericolosità della sostanza.

2) Il colpevole era Kepler, ipotesi non ammissibile, anche per la correttezza estrema del grande astronomo e matematico tedesco.

E allora …

3) Tycho venne ucciso dal cugino Erik Brahe, giunto a Praga poco prima della tragedia. Costui era in realtà un sicario ingaggiato dal Re di Danimarca Cristiano IV. Ma cosa importava di Tycho al Re? 

C’era un motivo importante Cristiano era chiamato “il Re Bastardo” perché tutti dicevano che fosse figlio di Brahe, che nel periodo in cui lui nacque era l’amante della Regina Sophie! Così lo fece uccidere, come se la cosa potesse cambiare qualcosa! 

Vi metto le fotografie   per un confronto …comunque Cristiano è sepolto nella cattedrale di Roskilde, fare un’analisi del DNA, risolverebbe tutto!

Cristiano IV

Regina Sophie

Alcuni storici pensano che questa storia abbia ispirato a Will Shakespeare il suo Amleto, terminato nel 1602 e ambientato in Danimarca. Ricordate la battuta: C’è del marcio in Danimarca (Something is rotten in the state of Denmark) ? Eh … 

Ma dimentichiamoci di tutto questo … il grandissimo astronomo Tycho Brahe riposa, sotto un cielo di stelle, nella bellissima chiesa di Santa Maria in Týn a Praga.


Il tono brioso del mio articolo non vi ha certo fatto pensare che io ho sempre avuto un’ammirazione smodata per Lui. Così 4 anni fa uno di quelli che i miei amici, gente strana come me Storici della Scienza, chiamano Pilgrimage, mi ha portata a Praga per rendere omaggio a Tycho. Vi metto le immagini che ho scattato.




Vi lascio con un consiglio di lettura:


L'uomo dal naso d'oro. Tycho Brahe e Giovanni Keplero: la strana coppia che rivoluzionò la scienza di Kitty Ferguson

Tutti gli altri saggi sono in altre lingue: inglese, ma spesso in tedesco e danese! 

 


domenica 6 febbraio 2022

 

                       

 MARIANNE & CHARLES



Il più Famoso estimatore di Marianne North fu Charles Darwin, il naturalista inglese le cui meticolose osservazioni diventarono le fondamenta della biologia evolutiva.

 Nel 1880 Mrs. Linchfield, Henrietta Darwin,  chiese a Marianne North di andare a trovare suo padre, Charles Darwin, che “voleva incontrarmi ma non poteva salire le scale”. North si riferisce a Darwin come “il più grande uomo vivente, il più degno di fiducia, ed anche il più altruista ed il più modesto, poiché cercava sempre il modo di dare ad altri piuttosto che a se stesso il merito del suo stesso lavoro e pensiero” ***

La capacità di Darwin di “far risaltare gli aspetti migliori degli altri” si estese anche a Marianne a cui lui consigliò di vedere e dipingere la vegetazione Australiana “che era differente da quella di qualsiasi altro paese”. 

North, prendendo il consiglio di Darwin come “un ordine reale”, ci andò “immediatamente” e  con entusiasmo ritornò a Down house nel 1881 per sedere con Darwin e i suoi figli sotto un albero ad  esaminare insieme i suoi dipinti. Secondo North, Darwin dimostrò “con poche parole quanto più ne sapesse sull’argomento di chiunque altro, me stessa inclusa, malgrado io le avessi viste e lui no”. Fu così forte la profondità del loro reciproco rispetto, che quando North si stava preparando a partire, Darwin “insistette a impacchettare i suoi disegni e a portarli e caricarli personalmente sulla carrozza”. 

Darwin mandò a Marianne un breve nota dopo la sua visita per dimostrarle l’apprezzamento del suo lavoro e la loro amicizia.


2nd August 1881 My Dear Miss North, 

 I am much obliged for the “Australian Sheep,” which is very curious. If I had I seen it from a yard’s distance lying on a table, I would have wagered that it was a coral of the genus Porites. I am so glad that I have seen your Australian pictures, and it was extremely kind of you to bring call up with considerable vividness scenes in various countries which I have seen, and it is no various countries which I have seen, and it is no small pleasure; but my mind in this respect must be a mere barren waste compared with your mind. 

I remain, dear Miss North, yours, truly obliged,




2 Agosto 1881, Mia Cara Miss North, vi sono veramente obbligato per l’Australian Sheep (Gastrolobium bilobum) che è una pianta veramente curiosa. Se l’avessi vista da una yarda appoggiata su un tavolo avrei ipotizzato fosse un corallo del genere Porites. Sono grato di aver visto i vostri dipinti Australiani, e fu estrema gentilezza da parte vostra richiamare alla mente con considerabile vividezza scenari in diversi paesi che io ho visto, e non sono pochi quelli che ho visto ed è stato un grande piacere; ma la mia mente rispetto a questo sembra essere una semplice terra deserta comparata con la vostra mente. Resto, cara Miss North, il vostro sinceramente obbligato ...


*** Metto questa nota per mostrare, ancora una volta come siano false le dicerie, che girano da pochi anni, che Darwin abbia copiato tutto da Alfred Wallace, ma per cortesia tacete!



mercoledì 4 agosto 2021

BAZALESCH I DRAGHI VOLANTI DELLA VAL D’OSSOLA

 


Iniziamo col dire che di Daenerys Targaryen diafana principessa del Trono di Spade, ma soprattutto dei suoi tre terribili draghi, ce ne facciamo un baffo!

Noi in Ossola abbiamo il Bazalesch da sempre, da quando i Celti Leponti abitavano le valli ossolane!

Sicuramente siamo la zona d’Italia a più alta densità e Biodiversità di draghi et similia.

Il nome italiano Basilisco deriva dal greco basilískos, un termine composto da basileús (re) e ískos (piccolo), quindi “Piccolo re”, in connessione con il drago, “Grande re” dei serpenti.


Il bazalesch è veramente una sorta di piccolo drago che porta una corona regale in testa, ha il becco di un gallo, il corpo di un grosso ma corto serpente, è dotato di 2 zampette molto corte e naturalmente di ali; inoltre emette getti di fuoco o effluvi velenosi. Questo animale del mito in Biologia è indicato con il termine Chimera, cioè un essere composto da parti di animali differenti.

Troviamo le prime citazioni del basilisco nel libro Historia naturalis di Plinio il Vecchio, naturalista romano, vissuto nel I secolo d.C. che lo descrive così:

Il basilisco ha una macchia bianca in capo, a forma di diadema.

Col fischio scaccia tutti i serpenti, né si muove come le altre serpi avvolgendosi, ma cammina sollevando il corpo da metà in su. Fa appassire le piante senza toccarle, brucia l’erba e rompe i sassi, tanta forza ha questa bestia. Il basilisco viene evitato dalle altre serpi, perché con l’odore le uccide; e dicesi che uccide l’uomo solo guardandolo. I sapienti attribuiscono meravigliose lodi al suo sangue, che si rassoda come pece, e stemperato ha colore più chiaro del cinabro. Questo sangue dona prosperità e guarisce dalle infermità.

Invece Isidoro da Siviglia scrittore latino del VI secolo d.C. così lo descrive:

Basilisco è nome greco che in Latino si interpreta come regulus, ossia piccolo re: il basilisco è, infatti, il re dei serpenti, al punto che quanti tra questi lo vedono fuggono per non essere uccisi dal suo odore. Questo animale è in grado di uccidere anche un essere umano con un semplice sguardo. Se mai gli passa dinanzi volando, nessun uccello può rimanere illeso: per quanto lontano, infatti, è bruciato dalla sua bocca e divorato.  Il basilisco, tuttavia, è vinto dalle donnole, che gli esseri umani introducono nelle caverne in cui si nasconde: appena le vede, il drago fugge, ma quelle lo inseguono e lo uccidono.

Direi che manca solo un dato, come nasce un basilisco? Così … esce da un uovo senza tuorlo, deposto da un gallo di sette anni, quando Sirio è allo zenit, covato da un rospo sopra un mucchio di letame.

Plinio e Isidoro furono l’ispirazione dei Bestiari medievali, che sono ricchi di immagini del basilisco, immagini che vennero poi usate dai pittori e dai miniaturisti.

Naturalmente la Chiesa, quando iniziò a convertire gli abitanti delle valli, trovandosi davanti ad una situazione con draghi volanti, dal sangue miracoloso, di chiara origine celtica, si affrettò a dire che il basilisco era il Demonio e così il piccolo drago …

finì sotto i piedi della Vergine e di altri santi, sia nei dipinti che nelle statue, poveretto!


Ma ogni drago ha normalmente un santo che lo uccide: il più noto è San Giorgio, patrono d’Inghilterra, che però è troppo lontano. Ma noi abbiamo San Giulio, di origine greca, voleva costruire una chiesa e pensò di erigerla nella piccola isola posta al centro del Lago d’Orta. Sull'isola Giulio trovò e sconfisse draghi, basilischi e serpenti che popolavano quel luogo. Ancora oggi nella regione San Giulio protegge i fedeli dai serpenti ed un tempo le genti ossolane facevano pellegrinaggi devozionali fino all’isola del Santo. 

Passiamo ora agli avvistamenti del mitico Bazalesch!

A Cimamulera si racconta che… “la biscia corta con la cresta di gallo viene trasportata dalle nuvole prima del temporale” e ancora … “un serpente verde con la cresta amava stare nelle vicinanze delle fontane, dove aveva l’abitudine di ipnotizzare le persone con il dondolio della testa e i sibili.”

Quindi attenti ai temporali e alle fontane!

E ora in Val Vigezzo: due sorelle vanno a raccogliere i frutti dei faggi, che amavano mangiare, quandosentono un rumore e vedono un lucertolone lungo mezzo metro, con una grossa testa e le zampe. Era il Bazalesch!

  

E ora il debunking, cioè vediamo cosa può aver creato questo animale del mito. Su queste montagne la presenza di rettili velenosi di notevoli dimensioni è frequente, citerei l’Aspide Vipera aspis.

Recentemente nel 2016 è stata scoperta la Vipera dei Walser (Vipera walser Ghielmi, Menegon, Marsden, Laddaga, Ursenbacher, 2016), un animaletto per nulla raccomandabile.

Pare che gli abitanti delle Alpi avessero coniato già un nome per questa vipera che non era esattamente uguale alle altre, chiamandola "vipera dei rododendri"; questo potrebbe lasciar ipotizzare delle abitudini arboricole, occorreranno però ulteriori approfondimenti sul comportamento per avere una conferma.

 

Un simile serpente, nel periodo in cui muta la pelle, crea strutture simili a creste e può aver generato il mito. Per chi come me ne avesse incontrato uno … fischi, sguardo ipnotico sono scontati ed incutono terrore.

 


Il piccolo drago è così amato che a Malesco hanno creato una fontana molto bella, ove su una grande pietra è stata posta la statua di un Bazalesch; peccato sia identico ad una iguana crestata sudamericana!

Scusatemi è solo un commento tassonomico ... però l'ho vista dal vivo e confermo la mia opinione!


La Cappella del Bazalesch


A Cimamulera c’è una Cappella in località Casa Negro, che un tempo conteneva una scultura in legno dipinto del ‘700, che rappresentava Santa Marta, ai cui piedi era posto il Bazalesch. Sia la statua della santa, sia la statua del rettile, di un bel colore verde scuro e un lungo corpo avvolto a spire, erano particolarmente pregevoli e di deliziosa fattura. Il luogo votivo era chiamato dagli abitanti “Cappella dul Bazalesch”. Vorrei sottolineare che, mentre il rettile è osservabile nei dipinti sacri, è invece molto raro nelle statue.

Purtroppo tutto fu rubato in una notte di aprile del 1984.

Ora per vedere una simile statua occorre andare in una chiesa ossolana e cercare tra le diverse statue una di Santa Marta a cui piedi vi sia Lui il mitico bazalesch … che nelle immagini seguenti ha però un muso canino, ben differente dalla testa di un gallo!



 


mercoledì 19 maggio 2021

Il più grande Fossil Hunter fu una donna: Mary Anning



 

Il contributo di Mary ebbe un impatto importante in un periodo in cui si credeva ancora che, come aveva affermato il buon Rev. Ussher, la Terra fosse stata creata da Dio il 23 ottobre del 4004 a.C. Gli spettacolari rettili marini che Mary scoprì scossero la comunità scientifica portandola a cercare spiegazioni differenti per i cambiamenti nel mondo naturale. William Buckland, Henry del La Beche e William Conybeare furono alcuni dei molti scienziati che devono i loro successi a lei. Al momento della sua morte, la geologia era fermamente consolidata come disciplina scientifica.


Una vita spericolata

Work

Mary nacque il 21 maggio 1799 in una modesta famiglia di Lyme Regis, un paesino sulle coste del Dorset, posto al centro di quella che, a causa dei ritrovamenti fossiliferi, è chiamata Jurassic Coast. Mary e il fratello Joseph furono gli unici sopravvissuti dei 10 figli nati a Richard Anning e sua moglie Mary Moore.

Il 19 agosto 1800, quando Mary aveva solo 15 mesi, accadde un fatto che poi divenne parte del folklore locale. Mary era in braccio ad una vicina di casa, Elizabeth Haskings, che stava in piedi con altre due donne sotto un albero, durante un temporale, (una vicenda da Darwin Award) quando un fulmine colpì l’albero. Le tre donne furono uccise, ma la piccola Mary subito soccorsa sopravvisse.  I genitori affermarono che l’evento l’aveva trasformata in una bambina sanissima. Per molti anni gli abitanti di Lyme Regis attribuirono la curiosità, l’intelligenza, e la vivace personalità di Mary all’incidente.

 

Vendere conchiglie sulla spiaggia

Ancora prima dell’epoca di Mary gli abitanti della cittadina arrotondavano i loro stipendi vendendo ai turisti fossili, da loro chiamati curiosities. I fossili venivano indicati con nomi strani quali snake-stones (ammoniti), devil's fingers (belemniti), e verteberries (vertebre) a cui venivano attribuiti poteri medicamentosi e proprietà mistiche!

La famiglia Anning viveva così vicina al mare, che le stesse tempeste che erodevano le falesie e rivelavano nuovi fossili, alcune volte allagavano il piano terra della casa, costringendoli a rifugiarsi al piano superiore!

Il padre di Mary Richard era un carpentiere ed ebanista ed insegnò alla figlia a cercare e a pulire i fossili.

Essi vendevano le “curiosità” che raccoglievano in una bancarella sul lungomare, dove trovavano acquirenti tra le persone del ceto medio che frequentavano Lyme Regis in estate, il loro negozio era molto famoso nella zona.

 

Una vita difficile

La famiglia in ogni caso rimase molto povera e quando Richard, ammalato di tubercolosi, morì nel 1810, all’età di soli 44 anni, la situazione peggiorò.

La giovane Mary contribuiva alle magre entrate familiari continuando il commercio; ella aveva buoni occhi per i fossili e le scogliere e le spiagge di Lyme erano ricche di belemniti e ammoniti e in qualche caso di rettili e pesci, depositati dai mari del Giurassico 200 milioni di anni fa.

Le onde marine e le frane esponevano costantemente nuove scorte di fossili; c’erano buoni bottini ma era una vita pericolosa: frane di fango, maree ingannevoli, colline instabili e mari che non perdonavano.

Mary cercava i fossili anche durante i mesi invernali, perché le frane esponevano nuovi reperti, che dovevano essere raccolti velocemente prima dell’arrivo di una nuova onda. Era un lavoro pericoloso, e Mary per poco non perse la vita nel 1833, quando una frana la sommerse ed uccise il suo cane Tray.

 

Ma parliamo ora di un’amicizia importante che legò Mary Anning ad Elizabeth Philpot.

Nata nel 1780, Elizabeth Philpot e le sue sorelle Mary e Margaret si trasferirono a Lyme da Londra nel 1805, e lì vissero per il resto della loro vita.  Elizabeth Philpot divenne amica di  Mary Anning quando Mary era ancora una bimba. Nonostante la differenza di 20 anni, e pur appartenendo a classi sociali diverse, Elizabeth e Mary divennero molto amiche e spesso cercavano fossili insieme. Elizabeth incoraggiò la giovane Anning a studiare geologia e a comprendere la scienza celata entro i fossili da lei venduti.

 

La prima scoperta favolosa

Nel 1811, il fratello di Mary, Joseph scoprì un teschio, con un grande occhio, che sporgeva da una collina. Dopo un lungo periodo Mary molto faticosamente liberò dalle rocce uno scheletro quasi completo di quello che lei definì “coccodrillo”.




 

Il campione fu acquistato dal nobile locale Henry Hoste Henley che lo vendette a William Bullock per il suo London Museum of Natural Curiosities, situato entro Egyptian Hall , che conteneva migliaia di oggetti storici e scientifici.

Questo avvenimento portò la reputazione di Mary all’attenzione dei circoli scientifici. Il campione fu più tardi nominato Ichthyosaurus il pesce-lucertola, dagli scienziati De La Beche e Conybeare.



 

Aiuto per una famiglia in difficoltà

La famiglia Anning si era quindi affermata come cacciatori di fossili, ma purtroppo rimasero poveri, quasi indigenti. Nel 1820 uno dei loro mecenati, il geologo Henry de La Beche, dipinse il quadro Duria Antiquor  il primo grande dipinto che  rappresentava una scena di vita preistorica, basandosi sui fossili che Mary aveva trovato da cui ricavò delle stampe.  

La vendita delle stampe suscitò interesse in Inghilterra ed in tutta Europa e fruttò 400 sterline che egli donò generosamente agli Anning.





Altri fossili sensazionali

Altre scoperte sensazionali seguirono. Nuovi scheletri di Ittiosauro, più completi, furono scoperti.

A questi segui il ritrovamento di uno scheletro completo di un Plesiosauro dal lungo collo, il “Drago di mare” nel 1823, che fu di ispirazione per la pubblicazione nel 1840 del libro The Book of the Great Sea Dragons da parte di Thomas Hawkins.


 

E poi fu la volta del “Drago volante” o Pterodactylus nel 1828, e lo Squaloraja, un pesce fossile, che era una via di mezzo tra uno squalo ed una razza, nel 1829.

Nell’inverno del 1830, ella scoprì un nuovo Plesiosauro, dalla grande testa, comprato per 200 Guinee, da William Willoughby, più tardi divenuto Earl of Enniskillen.



  

Una figura popolare

Mary era colta, malgrado avesse avuto inizialmente pochissima istruzione. Ella imparò da sola Geologia e Anatomia Comparata per poter ricostruire i suoi fossili. Le sue opinioni furono ascoltate ed era riconosciuta come esperta in molte discipline.

Sebbene la Anning conoscesse molte più cose riguardo ai fossili e alla geologia di molti importanti paleontologi a cui vendeva i suoi fossili, essi pubblicavano le descrizioni delle specie da lei scoperte, senza mai menzionarla! Non parliamo poi di dedicarle una specie...

 

Il top venne raggiunto poi quando il francese George Cuvier, che aveva inventato quel gioiellino di bugie noto con il nome di Catastrofismo, la accusò di frode.  Secondo l’anatomista francese quell’animale dal collo lunghissimo aveva “troppe vertebre”, allora Mary ne fece un disegno particolareggiato e glielo inviò, chiudendo elegantemente la questione.


 

Qualcosa di più di un’amicizia nacque tra Mary e il geologo  Henry de La Beche, (nell'immagine), spesso li si vedeva cercare fossili insieme lungo la costa … ma poi lui sposò una signorina di buona famiglia e Mary visse con la madre per il resto della sua vita. 

 

Mary Anning ebbe contatti con i migliori geologi inglesi dell’epoca quali: William Conybeare, Richard Owen, Roderick Murchison e la moglie Charlotte , di cui divenne amica di famiglia, il grande Charles Lyell, ispiratore e poi amico di Darwin e Adam Sedgwick, che fu insegnante di Darwin a Cambridge.

 

Il Paleontologo svizzero Louis Agassiz visitò Lyme nel 1834 e lavorò con Mary per cercare e studiare i fossili dei pesci della zona. Egli conobbe anche Miss Elizabeth Philpot, di cui apprezzò la vasta collezione di pesci fossili.

Agassiz fu anche l’unico studioso a dedicare delle specie a Mary, in particolare 2 pesci fossili:

Acrodus anningiae  e Belenostomus anningiae; un’altra specie venne dedicata Elizabeth Philpot.

 

Altre specie portano ora il suo nome, come Cytherelloidea anningi, e i due generi : Anningia (rettile) e Anningella  (bivalve), tutte nomenclate dopo la sua morte.

La sua vita ruotò interamente intorno a Lyme Regis, che lasciò solo una volta nella sua vita, per un breve viaggio a Londra, dove fu ospite dei Murchison.

 

Il riconoscimento Finale

Mary Anning morì di tumore al seno all’età di 47 anni, il 9 marzo 1847. Nove anni prima della sua morte le fu garantita una rendita, o pagamento annuale, raccolto dai membri della British Association for the Advancement of Science e della Geological Society of London

Ella fu anche il primo membro onorario del nuovo Museo della Contea di Dorset.

La sua morte venne ricordata dalla Geological Society (che non ammise donne fino al 1904) e la sua vita di ricerca commemorata con una vetrata, a lei dedicata nella chiesa di Lyme Regis.

Molti i riconoscimenti post- mortem:


Dickens scrisse un articolo sulla sua vita nel febbraio del 1865 nella sua rivista All the Year Round che terminava così :"The carpenter's daughter has won a name for herself, and has deserved to win it “il cui testo potete trovare online.

 

  

Mary fu l’ispiratrice del tongue twister scritto da Terry Sullivan nel 1908:

 

She sells seashells on the seashore

 

The shells she sells are seashells, I'm sure

 

So if she sells seashells on the seashore

 

Then I'm sure she sells seashore shells.

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

H.A. Forde The Heroine of Lyme Regis: The Story of Mary Anning the Celebrated Geologist (1925)

 

Shelley Emling The Fossil Hunter: Dinosaurs, Evolution, and the Woman Whose Discoveries Changed the World (2011)

 

Joan Thomas Curiosity  (2010)

 

   John Fowles La donna del tenente francese (1969)

 

“Strane creature” di Tracy Chevalier