sabato 24 dicembre 2011

HAPPY EVOLUTIONARY CHRISTMAS !



Innanzitutto il più bel Evolutionary Xmas Tree del web, realizzato da mio marito...e quindi con copyright!...scherzo è un regalo per tutti i lettori del mio Blog !

Ed ora una versione darwiniana del famoso "The Twelve Days of Christmas"


"The Twelve Days of Darwin"


On the Twelfth day of Darwin my true love gave to me
Twelve speciations,
Eleven clades converging,
Ten branches diverging,
Nine variations,
Eight ancient fossils,
Seven atolls forming,
Six males displaying,
Five finch beaks,
Four mockingbirds,
Three breeds of doves,
Two tortoise shells,
And a grandeur in this view of life.




Lyrics by Thomas R. Holtz, Jr., to the Tune of "The Twelve Days of Christmas" (Traditional)composed February, 2009, in honor of Charles Robert Darwin

sabato 10 dicembre 2011

Meglio figli unici

Questo post partecipa al VI Carnevale della Biodiversità ospitato da Oggi Scienza


Orbene(come diceva il mio vecchio prof di Matematica, che era un prete, ma anche un grande matematico) quando io penso al Natale mi vengono in mente solo alberi, luci, decorazioni,decorazioni e poi ancora decorazioni....la cosa più cattiva del Natale a cui arrivo è il mitico Grinch, che amo beyond all measure....
Ma qui il tema perverso è PARENTI SERPENTI e allora beccatevi ...Il parassitismo di cova!
Significa che parleremo di questo coso?

No! parleremo di questo fenomeno aberrante:



Ecco, qui la mamma è la piccolina a destra!

Parleremo quindi del cuculo o Cuculus canorus, che per tutti, tranne pochi, è quel caro uccellino (in realtà è grossino, ma tanto nessuno riesce mai a vederlo!)che con il suo canto annuncia la primavera! ed è un canto singolare e gradevole da ascoltare.

Qui per sentire il canto

A cantare è il maschio che, occupato un territorio, propone alle femmine la sua disponibilità a generare nuovi piccoli; poi le femmine, dopo essersi accoppiate con diversi maschi, depongono le loro uova nei nidi di altri uccelli. Quando una coppia di ignari uccellini riceve questo "regalo" (oh va! un tema natalizio) essi sono costretti dal loro istinto parentale ad allevare questa mostruosità, perdendo al completo la propria figliolanza. Ma andiamo con ordine.....

Torniamo un po' indietro nella vita di questa pessima madre... anche lei da piccola è stata "adottata", ad esempio da un codirosso, e crescendo nel nido ha ricevuto l'imprinting da lui, quindi ne riconosce subito il canto e và spedita verso il suo nido. Lì depone il suo uovo, che è indistinguibile, in forma, colore,tipologia delle macchie e loro capacità di riflettere i raggi UV da quelli della specie parassitata. Poi per essere sicura (nel caso la coppia sapesse contare!) prende una delle uova dal nido e la scaraventa a terra, e qui ecco la prima frittata!
Uno degli aspetti più singolari di questo comportamento parassitico è la capacità del cuculo di parassitare decine di specie diverse, tutte appartenenti all'ordine dei Passeriformi, ma come può farlo? e il colore delle uova? è possibile perchè le caratteristiche delle uova si trasmettono geneticamente per linea femminile, di madre in figlia.
Poi la palla passa dalla madre al suo piccolo mostro, che più grosso dei poveri "fratelli" , appena nato, cieco e implume si carica sul dorso, in una cavità, che Mother Nature gli ha regalato, l'uovo del primo fratello, lo spinge fino al bordo del nido e lo getta fuori,e alè la seconda frittata!... continua così questo eccidio finchè il nido sarà vuoto!



Sperimentalmente si è visto che riesce a buttare fuori dal nido lo stesso uovo(finto) ben 15 volte! poi gli infelici genitori continuano senza sosta a nutrire il piccolo ingannatore, che nell'arco di pochi giorni raggiunge dimensioni molto superiori alle loro, un vero mostro che fanno fatica anche a nutrire!

Ora la domanda sorge spontanea...come mai le vittime del cuculo non hanno evoluto una strategia di difesa per contenere i danni?

E forse ora abbiamo la sconvolgente risposta: il cuculo europeo è MAFIOSO!

In sostanza, per gli ospiti è vantaggioso accettare il parassitismo come il male minore; perchè chi butta fuori dal nido l'uovo estraneo o abbandona il nidiaceo adottivo per ritentare un'altra nidiata, si trova il nido distrutto per rappresaglia da mamma cuculo, che sorveglia da lontano la progenie affidata a balia.

Ora visto che, come è noto a tutti, siamo già messi male in Italia....e quindi non è il caso di tirare fuori anche l'argomento mafia..... vorrei precisare che anche il Molotro nero (Molothrus ater), il parassita di cova più noto del Nord America ha lo stesso comportamento ...quindi anche lui è MAFIOSO! ed ecco un'immagine del mafioso Born in the USA




Ed ecco spiegato il tutto!....ma ora vorrei dire che LUI,(chi secondo voi?)il mio Charlie era già andato oltre, già nel 1859, studiando l'evoluzione dell'istinto parassitario di cova!

Osservando gli uccelli americani del genere Molothrus Darwin dimostrò che anche gli istinti sono il risultato di un processo evolutivo: tra il Molothrus badius, che presenta una lieve tendenza al parassitismo e il Molothrus ater, nel quale questo istinto è perfetto, si inseriscono specie con comportamento intermedio come il Molothrus bonariensis, che è veramente spassosissimo...ma lascio la parola al mio Charlie, oopsy daisy...to Mr. Charles Darwin!

Le abitudini parassitarie di un'altra specie di Molothrus, il Molothrus bonariensis, sono assai più sviluppate ....ma sono ancora lontane dall'essere perfette. A quanto si sa, questo uccello depone le sue uova invariabilmente in nidi di altri uccelli; ma è rimarchevole che parecchi di essi incominciano talvolta a costruire uno proprio nido, irregolare, fuori tempo, in un luogo singolarmente poco adatto, come per esempio sulle foglie di un grande cardo. Essi però non finiscono mai quel nido. Spesso depongono molte uova (da 15 a 20) nello stesso nido ospite; di cui solo poche o nessuna possono essere covate. Oltre a ciò hanno la straordinaria abitudine di praticare col becco dei fori nelle uova, siano queste della propria specie, o quelle dei genitori adottivi, che trovano nei nidi di cui si sono appropriati. Lasciano anche cadere molte uova sul nudo terreno, che ovviamente vengono distrutte.

Mi ha sempre affascinato l'aplomb con cui Darwin riferisce argomenti spassosissimi, come questo del Molothrus bonariensis , che insomma più che una specie intermedia sembra un uccello completamente " sciroccato" !




La tavola che vedete qui sopra è tratta dalla guida, da anni introvabile, della Mostra che il Museo di Storia Naturale di Milano aveva organizzato nell'aprile del 1982, in occasione del 100esimo anniversario della morte del grande naturalista inglese.

Bene ora vi lascio augurandovi Buon Natale!












domenica 27 novembre 2011

Aristotele era una pippa!



Lasciatemi sfogare finalmente con questo mio post relativo al GRANDE ARISTOTELE!
Da decenni elenco ai miei allievi le malefatte scientifiche di quest'uomo e come l'ignoranza dei suoi posteri abbiano fatto di ogni sua affermazione un assioma inconfutabile!

Cominciamo con tematiche astronomiche...seguendo il pensiero di Platone, Aristotele pone la terra al centro dell'Universo: il geocentrismo, e poi dopo i ritocchi di Claudio Tolomeo, via così per almeno 1700 anni. Qualcuno aveva tentato timidamente di dire.." ma forse, per caso, non so bene, ma non è che è il Sole al centro dell'universo?..Zitto tu! l'ha detto Lui (si perchè diventato simbolo dell'umana conoscenza, non si metteva neanche più il nome: Aristotele).



Ovvio che qui in questa vicenda dei 1700 anni buttati alle ortiche per l'astronomia, ci fosse anche lo zampino importante della Chiesa, che affermava:" è scritto nei sacri testi", per non parlare dell'artiglio grondante di sangue della Sacra Inquisizione, che accendeva migliaia di roghi in tutta l'Europa.

Ma passiamo ora a temi biologici...cosa aveva detto Lui in merito? Le specie rimangono invariate nel tempo e poi il colpo di genio!...inventa la Scala Naturae una bella scala a gradini, dove si parte dal primo gradino con creature infime e si arriva in cima alla scala dove è posto l'uomo!



Questa idea che l'uomo è l'organismo migliore, il più adattato è molto radicata e spesso fatico ad estirparla dalle menti di alcuni miei allievi, che così obiettano.."ma l'uomo ragiona è intelligente (con le debite eccezioni) gli animali no!" Alla fine crollano davanti al numero delle specie di Artropodi e capiscono che noi non siamo che un piccolo rametto là in alto nel frondoso albero della vita, ricco di specie ben adattate!




EVOLUTION PRODUCES A BUSHY TREE, NOT A LADDER OF PROGRESS

Ma veniamo all'ultima malefatta del Nostro, da me scoperta casualmente in questi giorni..."la Teoria delle Rondini", vi chiederete di cosa si tratta? Ebbene Lui aveva spiegato anche la scomparsa delle rondini nei mesi invernali!...e cosa farebbero le rondini...forse migrano a Sud? NOOOO! passano l'inverno ibernate sul fondo di laghi ghiacciati per uscirne in primavera, pronte a svolazzare qua e là!
Che dire poi che questa perla era ancora condivisa da Linneo nel 1700? L'ha detto Lui!
Il primo a dimostrare l'esistenza della migrazione degli uccelli fu nel 1803 in Nord America, John James Audubon, uno dei fondatori dell’ornitologia americana e grandissimo pittore. Egli legò dei nastri di argento alle zampe di giovani Sayornis phoebe vicino a Philadelphia e fu in grado di identificarne due al loro ritorno nell’area l’anno seguente.Quindi addio laghi gelati.
La Sayornis phoebe è un piccolo passeriforme, che si riproduce nell'est degli USA,ma sverna di solito in Centro America.



tenerissimo e qui ritratti dal giovane Audubon




Bene ora sto meglio! chiederei ai miei lettori, se conoscono altre perle del caro Aristotele, di lasciarmele tra i commenti, sarò lieta di aggiungerli al post, grazie!

Infine mi scuso con i filosofi anche perchè è ovvio..... che anch'io ammiri molto Aristotele!

martedì 11 ottobre 2011

Tentacoli dagli Abissi



Questo post partecipa alla V Edizione del Carnevale della biodiversità, ospitata da Theropoda.




Permettetemi una piccola prefazione, prima di iniziare il mio contributo...in quest'ultimo periodo ci sono stati attacchi molto pesanti da parte di gruppi creazionisti all'Evoluzionismo in genere e agli Evoluzionisti italiani in particolare, con accuse molto forti. Vorrei avvisare coloro che per errore capitassero qui, che il mio è un Blog evoluzionista....se non lo avete capito dallo sfondo date un'occhiata al Grande Charlie, che con un calamaro al collo al solito è " sempre sul pezzo" !

Ma passiamo a quel gran pezzo da frittura del Calamaro gigante, un tempo solo un mito, ora una realtà ...lungo 18 m, pesa 250 kg, vive sul fondo dei canyon oceanici alla profondità di 700 m .....più estremofilo di così non si può!
Ma andiamo con ordine.....

Il Mito

Gli antichi miti scandinavi narravano di un animale fantastico, lungo un miglio che ghermiva le navi con le sue braccia e le trascinava in profondità; lo chiamavano Kraken, che significa albero, perché vedevano una somiglianza tra l’animale ed un albero dalle lunghe radici, strappato dal terreno, paragonando i tentacoli alle radici.

Lentamente i fatti emergono

Pierre Denys de Monfort (1802), un naturalista francese fu il primo a proporre l’esistenza di un calamaro gigante, quando ancora lo si credeva solo un animale leggendario; la sua ipotesi si basava sul ritrovamento di un tentacolo della lunghezza di 8 m trovato nella bocca di un capodoglio.




Come prova De Monfort propose la descrizione dell'attacco di un calamaro gigante a una nave di St. Malo che, dalle coste africane, era diretta ai Caraibi. Tutti gli uomini si difesero strenuamente con fiocine ed asce, ma il mostro, con il solo suo peso, rischiava di far affondare la nave; allora i marinai fecero un voto a S. Tommaso. Se S. Tommaso li aiutò non possiamo dirlo, certo è che i marinai riuscirono a recidere tutti i tentacoli del mostro, il cui tronco andò a picco, e la nave si raddrizzò immediatamente.

Il 6 agosto 1848, il capitano Peter M’Quhae stava guidando la sua nave HMS Daedalus sulle acque tra il Capo di Buona Speranza e l’isola di St. Helena , quando i suoi marinai individuarono quello che essi descrissero come un serpente di mare gigante. La Bestia era diversa da qualsiasi altra che i marinai avessero mai visto prima. La notizia fu pubblicata dal Times, che raccontò dello scontro tra la nave e un mostro lungo circa 100 piedi, che aveva delle fauci “piene di grossi ed irregolari denti … fauci così grandi da contenere al loro interno un uomo di alta statura in piedi”

Poi finalmente il primo contatto, nel novembre 1861, la nave da guerra francese Alecton stava navigando al largo delle isole Canarie, quando la ciurma avvistò un calamaro gigante morente galleggiare in superficie. Impazienti di catturare lo strano animale, ma preoccupati di cosa l’animale avrebbe potuto fare se essi si fossero avvicinati, i marinai spararono diversi colpi di cannone all’indirizzo del calamaro, finché non furono sicuri della sua morte. Poi nel tentativo di issarlo a bordo, purtroppo separarono la testa con i tentacoli dalla parte superiore. Essi quindi si impossessarono solo di questa parte, che comunque testimoniava come questo animale fosse molto più grande di tutti gli altri calamari. Questo reperto fu poi consegnato alla Academié de France.

E infine la conferma

Tra il 1870 ed il 1880 finalmente alcuni esemplari di calamari giganti vengono ritrovati spiaggiati sulle coste di Terranova e in Nuova Zelanda, confermando tutte le supposizioni.
Il naturalista che diede al calamaro gigante una credibilità scientifica fu Japetus Steenstrup, uno zoologo danese dell’ Università di Copenhagen. Steenstrup gli assegnò il nome scientifico di Architeuthis dux.

La realtà

Le prime fotografie di un calamaro gigante vivo nel suo ambiente naturale vennero scattate il 30 settembre 2004 da Tsunemi Kubodera (Museo Nazionale di Scienze del Giappone) e da Kyoichi Mori (Associazione Whale Watching di Ogasawara). I loro team lavorarono insieme per quasi due anni e riuscirono a filmare il calamaro sia in profondità, che in superficie. Kubodera e Mori riportarono le proprie osservazioni sulla rivista Proceedings of the Royal Society.



Nel dicembre 2005, l'acquario di Melbourne in Australia, spese 100.000 dollari australiani per il corpo intatto di un calamaro gigante, conservato in un gigantesco blocco di ghiaccio, catturato da alcuni pescatori al largo dell’Isola del Sud della Nuova Zelanda nel corso dello stesso anno.



Agli inizi del 2006, un altro calamaro gigante, chiamato in seguito «Archie», venne catturato al largo delle coste delle isole Falkland da un peschereccio. Era lungo 8,62 metri e venne inviato al Museo di Storia Naturale di Londra per essere studiato e conservato. Venne messo in mostra il 1º marzo 2006 al Centro Darwin.
Qui il filmato

Elenchiamo ora i fatti accertati:

- Il binomio linneiano è Architeuthis dux

- Il calamaro gigante appartiene alla classe dei Cefalopodi, phylum Molluschi, assieme a seppie, polpi, nautili e, naturalmente, ai calamari più piccoli.

- Le sue dimensioni dovrebbero essere: lunghezza 18m e peso 250 kg.

- Il corpo del calamaro è fusiforme e termina con una protuberanza a punta. Dal mantello si dipartono otto tentacoli dotati di enormi ventose e due lunghi tentacoli che all’estremità si allungano in due superfici atte a catturare le prede.

-Le superfici dei tentacoli sono ricoperte da centinaia di ventose di forma circolare, dal diametro compreso tra i 2 ed i 5 centimetri. La circonferenza di queste ventose è fatta da anelli di chitina taglienti e finemente dentellati. Grazie alla forza perforante di questi dentelli ed alla suzione delle ventose il calamaro può attaccare le sue prede. Sulla testa dei capodogli che hanno attaccato calamari giganti è comune trovare le cicatrici circolari provocate dalle ventose.

- All’interno di questi tentacoli c’è un enorme becco corneo, che sminuzza le prede vive, prima di portarle entro la bocca!

- Il calamaro gigante ha occhi enormi, ognuno ha le dimensioni di una testa umana.

- Vediamo ora l’habitat del calamaro: Il Nord-Atlantico, dal Labrador al Golfo del Messico e dalla Norvegia alle Azzorre; il Nord-Pacifico, dallo stretto di Bering al Mar del Giappone e la California. Vive anche al largo della Nuova Zelanda. La profondità va dai 200 ai 700 m.

- Una delle poche cose certe sul calamaro gigante è che è cacciato dai capodogli, con cui sostiene lotte titaniche, lasciando i segni delle sue ventose sulla pelle dei cetacei.

- Si nutre di pesci e di altri Cefalopodi, come è stato rilevato dagli esemplari spiaggiati.

- Se giunti a questo punto state pensando ad una colossale frittura di pesce simile a quella che tutti gli anni si tiene alla Sagra del Pesce a Camogli, mi duole deludervi...sono immangiabili e puzzano di ammoniaca. I calamari giganti infatti, mantengono un galleggiamento neutrale nell'acqua marina grazie ad una soluzione di cloruro d'ammonio, più leggero dell'acqua di mare, che scorre in tutto il loro corpo.
- Ed ora la parte hard... l’accoppiamento del calamaro gigante è violento: il maschio ha un tubo lungo 90 cm e prensile, che porta pacchetti di sperma. Questo tubo, più che ad un pene assomiglia ad una siringa ipodermica! E quando un maschio incontra una femmina...trac, senza alcun preliminare inietta le spermateche nelle braccia della malcapitata, la cui garrula e gioiosa reazione possiamo solo immaginare! Voglio dire te ne vai in giro brancolando per il buio profondissimo dei profondi abissi, quando zac, vieni ferita e per di più ingravidata! Non so come mai ma a questo proposito mi tornano in mente le parole di mia figlia, che all’epoca aveva solo 6 anni, quando disse .....i maschi sono la più bassa forma di vita !!!! Era già grandissima anche all’epoca!

E se pensate che tutto finisca qui non preoccupatevi esiste una specie più grande dell’Architeutis è Il calamaro colossale Mesonychoteuthis hamiltoni. Nel 2007 un esemplare di questa specie è stato catturato da una barca da pesca al largo della Nuova Zelanda, vicino all'Antartide ed ora è esposto nel museo della Nuova Zelanda Te Papa Tongarewa dal 13 dicembre 2008. Qui il simpatico sito web del museo con immagini e materiale sul calamaro colossale.

Ed ora un po' di bibliografia...

Un po' datato ma sempre affascinante:

Richard Ellis The Search for the Giant Squid



e poi il bellissimo, ma poco conosciuto romanzo:

BEAST di Peter Benchley, l'autore dello Squalo

sabato 17 settembre 2011

Roba da Darwin Award!



In Italia ultimamente è facile sentire persone, che nulla hanno a che vedere, né nulla capiscono di scienza, uscirsene con frasi tipo “non è nel mio Dna”…anche se non sanno cosa sia il povero acido nucleico…ma di questo si è già parlato molto su diversi blog negli ultimi mesi … io qui vi introdurrò i Darwin Awards, veramente poco noti al di fuori del mondo anglosassone.

I Darwin Awards, sono onorificienze assegnate a coloro che migliorano la specie eliminando se stessi accidentalmente dal pool genico, o perdendo le capacità riproduttive, assicurando così che la prossima generazione sarà più brillante, contando un idiota in meno.



Il tutto iniziò quando, nel 1985, una studentessa della Stanford University: Wendy Northcutt, creò per una burla…diciamolo un po’ macabra, un premio, Il Darwin Awards appunto, da assegnare a coloro che morivano in modo stupido.
Wendy creò inizialmente una piccola mailing list di suoi amici, su Usenet e quando questi iniziarono ad inoltrare le e-mail, lei iniziò a ricevere candidature da tutto il mondo. Quando il server dell'università fu sovraccarico, spostò il progetto sull’attuale sito internet.
Di seguito vi parlerò solo di una menzione d'onore, che amo molto. E' solamente una menzione d'onore e non un vero premio, perchè malgrado questo tizio tentò di eliminare il proprio patrimonio genetico dalla popolazione, e per quanto tenacemente provò, fallì e non morì!
Ma cosa fece esattamente costui? Scopriamolo…



Siete contrari ai test sugli animali?
Cosa pensate allora dei test sugli umani?

Il Dott. Jack Barnes, di Cairns, Australia, fallì il tentativo di fermare la diffusione dei suoi stessi geni da scienziato folle, ma la sua sopravvivenza non fu certo dovuta a mancanza di perseveranza da parte sua. Nel 1966, Barnes era pienamente concentrato sulla ricerca delle origini di una misteriosa malattia chiamata Sindrome di Irukandji. Coloro che ne soffrono devono sopportare terribili mal di schiena, sudori e nausea. Egli sospettava che l'origine della malattia fosse una piccolissima creatura marina, e così si mise alla sua ricerca sedendo sul fondo marino per ore, indossando una muta da sub zavorrata! (Vorrei far notare il superlativo impegno dimostrato nella sua ricerca)!
Ad ognimodo , la Spietata Mietitrice aveva deciso di non falciarlo per il momento; invece il volubile dito del destino lo ricompensò rivelandogli l'origine della misteriosa malattia: si trattava di una minuscola medusa, il cui ombrello misura solamente un pollice di diametro (circa 2,54 cm).



Fu a questo punto che il potenziale latente da Darwin Award del Dott. Jack Barnes, si rivelò nel suo pieno (e quasi fatale) splendore.
Vi sono molte meduse tossiche al largo della costa Australiana, alcune addirittura letali. Il nostro zelante scienziato capì di dover verificare la sua ipotesi, cioè che questa creatura gelatinosa fosse la portatrice del particolare veleno che causava la Sindrome di Irukandji. E quale poteva essere il modo migliore di farlo?
Egli scelse il metodo più semplice a disposizione: si fece pungere lui stesso.
Una pazzia? Si, ma il buon dottore non aveva ancora finito. Per raggiungere vette veramente da capogiro di “grandeur” darwiniana, il tizio deve assicurarsì che il proprio DNA difettoso sia completamente rimosso dal patrimonio genetico e dato che il Dr. Barnes aveva già provveduto ad una discendenza, c'era solo una cosa rimasta da fare.......
Punse anche il figlio 14enne!
Malgrado questo sforzo veramente straordinario per mettere l'esistenza della discendenza dei Barnes in mortale pericolo, ahimè, non doveva essere così.
Il Dr. barnes, suo figlio, e un bagnino che il buon dottore aveva introdotto alle gioie della Sindrome di Irukandji, furono tutti trasferiti alla unità di cure intensive del più vicino ospedale. E tutti e tre sopravvissero.
Come scherzo finale, non solamente I geni dello scienziato pazzo si sono conservati, ma anche il suo cognome sarà perpetuato ai posteri: la medusa fu chiamata Carukia barnesi in onore dell'intrepido scienziato!



Io ho da molto tempo l’abitudine di commentare alcune morti particolarmente stupide… un esempio…morire facendo balcony alle Baleari…liquidando la vicenda con un bel ”roba da Darwin Award”. Questa mia abitudine si trasmette da anni anche ai miei allievi… e mi piacerebbe si diffondesse un po’…dato che qui si tratta di persone, che con conoscenza di causa, assegnano alcuni “incidenti” a questa categoria.
Per ulteriori approfondimenti vi consiglio:

-Il sito web

-La lettura dei testi della Northcutt…che hanno titoli simpaticissimi!




• Wendy Northcutt, The Darwin Awards: Evolution in Action 2000.
• Wendy Northcutt, The Darwin Awards II: Unnatural Selection 2001.
• Wendy Northcutt, The Darwin Awards III: Survival of the Fittest 2003.
• Wendy Northcutt, The Darwin Awards IV: Intelligent Design 2006.
• Wendy Northcutt, The Darwin Awards: Next Evolution 2008
• Wendy Northcutt, The Darwin Awards: Countdown to Extinction 2010


-Il film del 2006, intitolato The Darwin Awards con Joseph Fiennes e Winona Ryder, imperdibile!!!!




-E ovviamente la pagina FB

Ed ora per chiudere vi elenco alcuni dei miei quotes preferiti

‘Deselezione naturale’
‘L'albero della vita si pota da sé’
‘Uno sciocco e la sua vita si separano alla svelta’
‘Il mondo è pieno di ladri di ossigeno’
‘Tutte le persone migliorano il pool genetico: alcuni per nascita, altri con la loro dipartita’

or in english

'Clorinating the gene pool'

‘To comprehend what mathematicians mean by infinity is to contemplate the extent of human stupidity.' Voltaire

'Most people would die sooner than think; in fact, they do.' Bertrand Russell

'In view of the fact that God limited the intelligence of man, it seems unfair that he did not also limit his stupidity.' Konrad Adenauer

'The problem with the gene pool is that there's no lifeguard.' Steven Wright

'There are two things in the universe that are truly abundant: Hydrogen and stupidity.' Frank Zappa

'He is one of those people who would be enormously improved by death. Saki

'We are all born ignorant, but one must work hard to remain stupid.' Benjamin Franklin

'Natural laws have no pity. Robert Heinlein

'Only two things are infinite ... the universe and human stupidity, and I'm not so sure about the Universe.' Albert Einstein

lunedì 11 luglio 2011

Mary Anning



Ho messo questa immagine di Mary rielaborata da me, perchè non mi piace per nulla l'orrido ritratto che si trova su qualsiasi motore di ricerca....intendo questo

Allora come promesso ecco i libri adatti per i ragazzi, tenete presente che sono in lingua inglese!





The Fossil Girl: Mary Anning's Dinosaur Discovery
di Catherine Brighton

molto visivo questo:



Stone Girl Bone Girl: The Story of Mary Anning
di Laurence Anholt




Rare Treasure: Mary Anning and Her Remarkable Discoveries
di Don Brown....non Dan Brown !!!




Mary Anning: Fossil Hunter

di Sally M. Walker

Per una lettura estiva...




The Dragon in the Cliff: A Novel Based on the Life of Mary Anning

di Sheila Cole


Cliccando sui titoli andrete in una pagina ove vi sono anteprime e molte informazioni sui libri.

Buona lettura!

mercoledì 6 luglio 2011

Tycho Brahe: una vita...da protagonista!





Genio e sregolatezza, passione e follia, audacia e superbia: sono questi i termini più adatti e significativi per descrivere e raccontare la biografia di uno personaggi più importanti e affascinanti di tutta la storia dell’astronomia: Tycho Brahe.

Nato il 14 dicembre del 1546 in Danimarca, nel Castello di Knutstorp, Tycho era figlio di Otto Brahe e Beate Bille, due importanti membri della nobiltà danese. Purtroppo però, la sventura bussò prestissimo alla sua porta: alla tenera età di 2 anni, egli venne rapito dallo zio paterno, Jorgen Brahe, in quanto quest’ultimo non aveva figli.
Ed ecco che immediatamente, dopo questa shocking news, i nostri pensieri vanno, oltre che al povero Tycho in fasce, anche ai genitori, disperati e in lacrime per il tragico avvenimento… O forse no?
La risposta è, tragicamente, no! I genitori di Tycho non fecero assolutamente nulla per riaverlo con sé, e dunque il giovane ragazzo studiò astronomia a Copenaghen, Wittenberg e Basilea, aiutato economicamente dallo zio-rapitore. Anche questo è uno dei misteri dell’astronomia!

Già da ragazzo, comunque, e nonostante le sue travagliate vicende biografiche, egli dimostrò uno spiccato senso d’osservazione, e capì ben presto che il progresso nella scienza astronomica poteva essere ottenuto solo con un’osservazione rigorosa e sistematica, attraverso l’uso di strumenti accurati e precisi.

Fondamentale nella fantastica biografia del nostro Tycho, però, è anche il suo naso. Già, avete capito bene: il naso! Quando era ancora studente, infatti, egli ebbe una discussione con un certo Manderup Parsbjerg durante un ballo a casa di un suo professore universitario, e nel duello al buio che ne seguì, egli perse parte del setto nasale. Per tutto il resto della sua vita Tycho fu dunque costretto a portare una protesi d’oro rosso, anche se recenti studi sui resti del suo corpo indicherebbero che il materiale della protesi in realtà fosse rame. L’ipotesi più plausibile è che il povero Tycho indossasse una protesi d’oro rosso (molto pesante) durante i ricevimenti mondani mentre invece indossasse una protesi di rame nella vita di tutti i giorni.

Nel novembre del 1572 Tycho osservò una nuova stella molto luminosa nel cielo, improvvisamente apparsa nella costellazione di Cassiopea. Poiché fin dall’antichità si riteneva che il mondo delle stelle fisse fosse immutabile ed eterno, questa scoperta fu un’importante conferma e un grande appoggio per la confutazione dell’immutabilità delle sfere celesti. Tycho pubblicò nel 1573 un piccolo libro, De Stella Nova, nel quale egli descriveva una “nuova stella”, che oggi noi sappiamo essere una supernova. Brahe credeva in un modello ibrido geo-eliocentrico, detto poi tyconico, secondo il quale tutti i pianeti ruotavano attorno al sole, e questo sistema poi ruotava attorno alla Terra immobile e al centro dell’Universo.

L’intelligenza e l’abilità di Tycho non passarono di certo inosservate e Federico II, re di Danimarca, per timore di perderlo gli donò l’isola di Hveen e si impegnò a costruirgli un osservatorio a spese dello stato. Nacque così un maestoso edificio chiamato Uranjborg (castello del cielo), nel quale egli compì numerose ed importanti osservazioni. Il castello infatti possedeva torri di osservazione con tetti mobili, una biblioteca, un laboratorio di alchimia e altri locali di lavoro.

Purtroppo però, conosciamo bene il titanico carattere del nostro caro Tycho, e non ci deve sorprendere il fatto che, esaltato e megalomane, egli iniziò ben presto a tiranneggiare i poveri abitanti dell’isola. Si circondò persino di una buffissima “corte”, composta da un “nano-buffone” che pranzava sotto la tavola e da un alce come “animaletto domestico”, che Tycho portava a tutte le feste e che morì cadendo dalle scale dopo una serata particolarmente alcolica a base di birra. Prosit!

Brahe si trasferì a Praga nel 1598 a causa di disaccordi insanabili con il nuovo re di Danimarca Cristiano IV. A Praga l’imperatore Rodolfo II d’Asburgo gli consentì di costruire un nuovo osservatorio nel quale Tycho compì osservazioni con un’accuratezza impareggiabile per i suoi tempi. Nel 1599 Tycho invitò a Praga Keplero per assisterlo nelle sue ricerche.

Al termine di una vita così tormentata e ricca di esperienze di tutti i tipi, la morte di Tycho non poteva che essere un fitto e intricato “cold case”, degno delle più importanti indagini stile telefilm americano!

Tycho spirò a Praga il 24 ottobre 1601, e la tradizione narra che egli morì a causa della lacerazione totale della vescica avvenuta durante un banchetto, in quanto abbandonare la tavola prima della conclusione del pranzo era considerato l’apice della maleducazione e della scortesia.

Tuttavia, è necessario vederci chiaro, perché non tutto è ciò che sembra: recenti investigazioni fanno supporre che Brahe morì avvelenato involontariamente da mercurio, che egli utilizzava per i suoi studi di alchimia; il tutto appare però poco plausibile, dato che Tycho ben conosceva la pericolosità del mercurio.

Una nuova ipotesi afferma che egli fu assassinato da un sicario del Re Cristiano IV. Ma a questo punto sorge spontanea una domanda ...che “c’azzecca” Cristiano con Tycho? Pare che l’irruente giovine fosse venuto a conoscenza del fatto che Tycho fosse il suo vero padre...lui in questo caso sarebbe stato frutto di una “scappatella” tra la regina e il nostro astronomo! Per cui... vendetta tremenda vendetta (Amleto docet) ....da qui l’origine della frase “ c’è del marcio in Danimarca” ?



Dal 15 al 21 novembre 2010, la salma di Tycho è stata riesumata a Praga per ulteriori analisi e approfondimenti: riusciranno gli scienziati guidati dall’archeologo danese Jens Vellev, dell’Università di Aarhus, a scogliere il mistero?
La risposta è prevista prima della fine di quest’anno! Quindi armiamoci di pazienza!
Ed eco un'immagine del tipo..CSI Prague



Per chi ama il genere horror ....altre
foto delle spoglie di Tycho
:

Vi lascio con un consiglio di lettura:

L'uomo dal naso d'oro. Tycho Brahe e Giovanni Keplero: la strana coppia che rivoluzionò la scienza di Kitty Ferguson

venerdì 1 luglio 2011

Staminabilia



Le cellule staminali sono cellule primitive non specializzate dotate della singolare capacità di trasformarsi in diversi altri tipi di cellule del corpo.
Per poter essere definita come staminale una cellula deve soddisfare le seguenti proprietà:
• Autorinnovamento: capacità di compiere un numero illimitato di cicli replicativi mantenendo il medesimo stadio di differenziazione
• Potenza: capacità di dare origine a una o più specie cellulari

Sebbene le cellule staminali siano dotate di un potenziale replicativo illimitato, sono normalmente quiescenti (fase G0 del ciclo cellulare) e solo di rado entrano in mitosi. Infatti la parte più consistente del "lavoro replicativo" che porta all'incremento numerico della progenie delle cellule staminali in funzione dell'accrescimento o della riparazione dei tessuti, viene svolto da cellule non staminali definite progenitrici o transit amplifying cells (TAC), derivate direttamente dalle cellule staminali, ma parzialmente differenziate e prive della capacità di autorinnovamento. Questa strategia replicativa, che limita il numero di eventi replicativi a cui una cellula staminale va incontro, si fonda probabilmente su due importanti principi tra loro collegati:

• Stretto controllo del numero di cellule staminali: ogni cellula staminale occupa una propria nicchia biologica definita da una complessa rete di segnali biochimici, che probabilmente forniscono anche alla cellula staminale le informazioni necessarie sul momento opportuno per replicarsi.
• Conservazione dell'integrità del genoma delle cellule staminali: un basso numero di replicazioni riduce il rischio di danni al DNA, cioè di mutazioni che provocherebbero danni gravissimi.

Classificazione

La classificazione avviene secondo 2 criteri:

1) In base alle potenzialità si possono distinguere quattro tipi di cellule staminali:

• Una singola cellula staminale totipotente può svilupparsi in un intero organismo e persino in tessuti extra-embrionali. Le cellule che formano lo stadio di sviluppo detto blastula posseggono questa proprietà.
• Le cellule staminali pluripotenti possono specializzarsi in tutti i tipi di cellule che troviamo in un individuo adulto ma non in cellule che compongono i tessuti extra-embrionali.
• Le cellule staminali multipotenti sono in grado di specializzarsi unicamente in alcuni tipi di cellule.
• Le cellule staminali unipotenti possono generare solamente un tipo di cellula specializzata.

2) Secondo la sorgente di derivazione, come cellule staminali: adulte, embrionali, amniotiche
e fetali.

1. Le cellule staminali adulte sono cellule non specializzate reperibili tra cellule specializzate di un tessuto specifico e sono prevalentemente multipotenti.
2. Le cellule staminali embrionali sono ottenute a mezzo di coltura, ricavate dalle cellule interne di una blastocisti. L'utilizzo di cellule staminali embrionali ha sollevato un grosso dibattito di carattere etico. Difatti per poter ottenere queste cellule si rende necessaria la distruzione di una blastocisti, un embrione non ancora cresciuto sopra le 150 cellule; tale embrione sviluppandosi darebbe origine ad un essere umano e la sua distruzione equivarrebbe all'uccisione di un essere umano già concepito.
• Le cellule staminali amniotiche si trovano nel liquido amniotico che circonda il feto durante la gestazione. Le cellule staminali amniotiche hanno caratteristiche biologiche molto simili alle staminali embrionali, ma non hanno le controindicazioni di tipo etico legate alla distruzione dell'embrione.
• Le cellule staminali fetali con caratteristiche multipotenti, sono presenti nell'utero, nel corso dello sviluppo fetale, e vengono ottenute da feti abortiti spontaneamente o da interruzioni di gravidanza.

martedì 21 giugno 2011

Axolotl, Alieno messicano



Questo post partecipa alla IV edizione del Carnevale della Biodiversità, gestita da Renato Bruni Blog Erba Volant, dove trovate la review con tutti i link agli altri post.





Nel lago di Xochimilco,(il nome del lago in lingua Nahatl significa "Il Luogo dei campi fioriti" da XOCHI fiore, MIL campo e il suffisso -CO luogo), posto vicino a Città del Messico, viveva un tempo un essere straordinario, l’axolotl; questo strano nome gli era stato dato dagli antichi Aztechi e significa “scherzo d’acqua” o “mostro d’acqua”. Il nome scientifico della specie è Ambistoma mexicanum e lui l’axolotl è la forma larvale di questa straordinaria salamandra.
Ma quali sono le stupefacenti caratteristiche di questo anfibio messicano? L’axolotl è un eterno fanciullo, rimane cioè girino per tutta la sua vita. Non basta, si riproduce anche in questo stadio, pur non divenendo mai adulto. I biologi chiamano questa capacità neotenia. Il suo aspetto è caratterizzato da branchie lunghe e piumose ed esiste in una varietà scura ed una albina, entrambe con vispi occhietti azzurri. E’ un rinunciatario axolotl, non vuole diventare adulto ed affrontare la terraferma, ama rimanere nel suo laghetto.
Può però in casi estremi, completare la metamorfosi e lasciare l’acqua. Succede se l’ambiente è sovrappopolato, o se la siccità prosciuga il suo laghetto. L’eterno fanciullo diventa allora una “salamandra tigre”! L’axolotl ha anche la capacità di rigenerare parti del suo corpo! Tutte queste caratteristiche hanno attirato su di lui l’attenzione del mondo scientifico.



Dopo le notizie stupefacenti veniamo ora al lato triste della storia del nostro alieno messicano. I lettori più attenti si saranno accorti che all'inizio del post ho scritto "viveva"...sì perchè il Nostro è purtroppo inserito nella lista rossa delle specie in via di estinzione!

Axolotl è un endemismo ristretto ai laghi che, prima dell'arrivo dei Conquistadores, circondavano completamente l'antica capitale degli Aztechi: Tenochtitlán.



Bonifiche delle zone paludose, l'avanzare delle abitazioni della città hanno ridotto praticamente l'ex-Lago Xochimilco ad una serie di canali!



Ma non basta i messicani hanno trasformato questa zona in una sorta di Petit Venise di Città del Messico, ove sedicenti gondolieri conducono i turisti a bordo di variopinti barconi!



Quindi l'antico ambiente tranquillo di lago, ove viveva l'axolotl, si è ridotto a canali solcati da rumorosi turisti! Non stupisce quindi la notizia che nei canali la specie sia praticamente scomparsa!

Un altro fatto ha portato a questa situazione: fino a poco tempo fa gli abitanti del luogo, discendenti degli antichi Aztechi, pescavano gli axolotl e si preparavano " axolotl tamales"....gente crudele ....degni eredi dei loro efferati antenati!

Immaginate fagottini di questo tipo contenenti i simpaticissimi animaletti:



Ma proseguendo....Axolotl, ma da dove viene questo nome curioso? Deriva dal nome di una divinità azteca minore, Xolotl.

XOLOTL IL RINUNCIATARIO



Tipetto strano, vero? ma chi era?

Xolotl era il fratello di Quetzalcoatl, il grande Dio Serpente ed era un irresponsabile rinunciatario.

La mitologia azteca narra che all’inizio dei tempi il sole non si muoveva.
Gli dei decisero allora di sacrificare un dio, affinché il sole cominciasse a sorgere e con lui cominciasse a muoversi tutta la gran ruota della vita.
Il prescelto fu Xolotl: dio dei giochi, della tasformazione, della morte e della risurrezione.

Lui se la diede a gambe!

Braccato ovunque, assunse tutte le forme possibili, provò le più bizzarre metamorfosi e, infine, prima di venire trascinato al sacrificio, si trasformò in Axolotl, animale che gli Aztechi da allora cominciarono a venerare.

Qui di seguito una poesia di Octavio Paz, un grande poeta messicano, dedicata ad axolotl.


Non batte il sole inchiodato in mezzo al cielo
Non respira
Non inizia la vita senza sangue
Senza brace del sacrificio
Non si muove la ruota dei giorni
Xolotl rifiutando di farsi consumare
Si nascose nel granturco e lo trovarono
Si nascose nel maguey e lo scovarono
Cadde in acque e fu Axolotl
La salamandra azteca
Il due-esseri
Che sacrificarono
Iniziò a girare il mondo
La processione di nomi e di date
Xolotl il cane guida dell’inferno
Che disseppellì’ le ossa degli antenati
E cucinò’ i resti in pentola
Che accese la luce degli anni
Il creatore d’uomini
Xolotl penitente
L’occhio sfinito che piange per noi
Xolotl pupa di farfalla
E doppio della stella
Chiocciola marina
Altra faccia del Signore dell’Aurora
Xolotl o’Axolotl.


Un ultimo particolare legato ai Cartoon....

Due personaggi dei mitici Pokemon si ispirano a lui:

Mudkip




e Wooper






ed ora vi lascio con un QUESITO:

Queste strane peripezie di Xolotl ci ricordano però un epica battaglia avvenuta a colpi di trasformazioni altrettanto stupefacenti...

un aiutino ....tra due personaggi di un cartoon dei miei tempi!

Aspetto le vostre risposte !!!!

domenica 12 giugno 2011

Addio Giorgio...



Giorgio Celli ci ha lasciato ed è una grandissima perdita per il mondo scientifico. Proprio 2 giorni fa toglievo dalle pareti della mia 2A il manifesto del Festival della scienza di Genova,dove lui aveva apposto il suo autografo, durante la conferenza "Le piante non sono angeli". Eravamo andati lì per sentirlo parlare di piante, delle mie adorate piante...io e lui condividevamo l'idea che le piante possano avere un siatema nervoso particolare che le guida.
Eravamo rimasti affascinati dal suo modo di raccontare e di catturare l'interesse del pubblico.Io in particolare ammiro molto i suoi libri e la sua capacità di porre gli argomenti con un punto di vista nuovo, interessante, accattivante.

Qui sotto metto un breve script della conferenza:

"Le piante hanno delle intenzioni ben precise, hanno una volontà ed è come se potessero pensare ......Le piante hanno un'anima voluttuosa, un'anima laica, si fidano del vento e plagiano gli animali a seconda del loro capriccio. Si servono delle altre specie a proprio uso e consumo. Le piante hanno inventato la pubblicità. I fiori sono bellissimi cartelloni pubblicitari per le api, gli insetti e le farfalle a cui vendono un prodotto sublime e goloso, necessario alla vita e alla sopravvivenza della terra: il polline.”

"Se l'insalata potesse piangere anche i vegetariani sembrerebbero un po' più crudeli! Noi umani simpatizziamo solo con le specie che ci somigliano. Le balene, che sono degli immensi e teneri mammiferi in grado di emettere suoni quasi celestiali, sanno come commuoverci, al contrario una trota, della famiglia dei salmonidi e che non emette verso alcuno, ce la mangiamo volentieri e senza troppi rimorsi!", scherza l'etologo che aggiunge alla sua spiegazione scientifica una riflessione sulla coscienza ecologica diffusa "immaginatevi l'urlo della Foresta Amazzonica, se potesse risuonare all'unisono mentre le ruspe e la mano dell'uomo tentano di abbattere i suoi alberi. Se la natura potesse urlare la sua voce terrificherebbe il mondo intero e forse fermerebbe definitivamente l'accanimento feroce ed irresponsabile dell'uomo verso la proprio terra".

sabato 9 aprile 2011

El naturalista Don Carlos Darwin tra gliptodonti e armadilli


Questo post partecipa alla III edizione del Carnevale della Biodiversità, gestita da Livio Leoni Blog Mahengechromis



Charles Darwin nella sua Autobiografia scriveva di non essere mai riuscito, durante tutta la vita, ad imparare una lingua straniera. Ma questo non è vero, in quanto, già durante il viaggio verso il Sudamerica aveva imparato lo spagnolo, consapevole di dovere avere contatti con persone di lingua spagnola. E se la cavava anche bene! Infatti durante le sue esplorazioni a terra aveva guide locali, per non parlare dei Gauchos con cui visse per settimane attraversando la pampas argentina. Gli argentini infatti lo chiamavano : Don Carlos Darwin, El Naturalista!
Bene questo per spiegare il titolo del post...ma proseguiamo...
E’ noto a tutti che Charles avesse scoperto i fossili di giganteschi mammiferi estinti, a Bahia Blanca e a Punta Alta, curiosamente simili ad animali che oggi vivono nelle stesse zone e che sono solo “un po’ più piccoli”.
E Darwin diede subito la sua interpretazione;

Nell'America del Sud tale parentela è manifesta, anche ad un occhio inesperto, nei frammenti giganteschi di armature simili a quelle dell'armadillo, trovate in varie parti della Plata; ed è stato dimostrato nel modo più convincente che la maggior parte dei mammiferi fossili sepolti colà in gran numero, sono analoghi ai tipi dell'America del Sud.
Secondo la teoria della discendenza con modificazioni, la grande legge della successione prolungata, ma non immutabile degli stessi tipi sulle medesime regioni, viene tosto chiarita; perché gli abitanti di ogni parte del mondo tenderanno facilmente a rimanere e propagarsi in quelle parti, nei periodi immediatamente posteriori, lasciando una progenie strettamente affine, benché modificata di qualche grado.

Uno di questi fossili ritrovati da Darwin era il Glyptodonte.



Il gliptodonte, Glyptodon , comparve in Sudamerica nel Pliocene 5 milioni di anni fa e si estinse nel Pleistocene, 10.000 anni fa... la data stessa conferma un’ipotesi relativa alle cause di questa estinzione: furono gli uomini a cacciarli intensivamente per utilizzare le loro corazze.
Questo mammifero lungo circa 3 metri e alto 1,5 metri, era dotato di una corazza costituita da oltre 1.000 tubercoli ossei che andava a ricoprire tutto il corpo. A differenza degli armadilli, questo “scudo” era costituito da elementi fusi insieme, cosa che non permetteva all’animale di appallottolarsi.
Il capo era coperto da uno scudo cefalico, mentre la coda era circondata da una serie di “anelli” ossei forniti di corti spuntoni e protuberanze, che rendevano virtualmente inattaccabile l’intero animale. Le zampe, corte e robustissime, potevano essere ripiegate sotto il corpo e la coda veniva agitata in direzione dei predatori. Era un vero e proprio “carro armato vivente”...forse i meno giovani ricordano l’animale corazzato dell’album Tarkus degli Emerson Lake & Palmer, che un po’ lo ricorda!



Ma ora vediamo come Don Carlos racconta il suo incontro i discendenti del gliptodonte, gli armadilli...

“Ho già fatto menzione di quasi tutti i mammiferi comuni a questa regione. Aggiungerò che di armadilli si incontrano tre specie, cioè il Dasypus minutus, o Pichy, il D. villosus o Peludo, e l’Apar. Il primo si spinge dieci gradi più verso il sud che non qualsiasi altra specie: una quarta specie, la Mulita o Dasypus septemcinctus, non va oltre a Bahia Blanca.
Le quattro specie hanno abitudini quasi simili; tuttavia il Peludo è notturno, mentre gli altri girano di giorno sulle aperte pianure, nutrendosi di coleotteri, di larve, di radici ed anche di serpentelli. L’Apar o Tolypeutes matacus, detto comunemente Mataco, è notevole per avere solo tre cinture mobili; il rimanente della sua corazza a mosaico è quasi tutta rigida. Esso ha la capacità di avvolgersi a palla come i porcellini di terra che si trovano in Inghilterra.



In questo stato è al riparo dalle aggressioni dei cani; perché il cane non potendo prenderlo tutto in bocca, lo morde da un lato ma la palla scivola via. La corazza liscia e resistente del mataco presenta una difesa migliore che non le dure spine dell’istrice. Il Pichy preferisce un terreno molto asciutto; e le dune di sabbia della costa, dove per molti mesi non cade goccia d’acqua, sono il suo luogo di predilezione; sovente cerca di sfuggire alla vista acquattandosi sul terreno. In una cavalcata di un giorno presso Bahia Blanca se ne incontrano generalmente parecchi; quando se ne scorgeva uno era necessario, per impadronirsene, gettarsi quasi giù da cavallo; perché l’animale in quel terreno soffice si affonda tanto rapidamente, che le parti posteriori di esso erano quasi sempre scomparse prima che l’uomo fosse sceso da cavallo.
Sembra quasi una crudeltà uccidere quei graziosi animaletti, perché, come diceva un gaucho: son tan mansos, cioè sono tanto mansueti.”



C’è da aggiungere che le diverse specie di armadilli differiscono anche nelle dimensioni.
Vediamo ora il loro Guinness:

il più grande: L'armadillo gigante Priodontes maximus

• Lunghezza del corpo 110-120 cm
• Lunghezza della coda 40-50 cm
• Peso 45-55 kg
Caratteristici sono gli unghioni che armano le cinque dita degli arti anteriori, che arrivano anche a misurare 12 cm di lunghezza.



Il più piccolo : Il Pink Fairy Armadillo o clamidoforo troncato Chlamyphorus truncatus o nel vernacolo locale pichi ciego.

• Lunghezza del corpo 13-15 cm
• Lunghezza della coda 4-5 cm
• Peso 44.3 g



La testa, il ventre ed i fianchi sono ricoperti da una pelliccia morbida e soffice di colore biancastro; porta sul dorso una corazza rosa formata da piastre cornee che cominciano dalla fronte e continuano fino alla parte posteriore del corpo, dove si tronca bruscamente, da qui il nome truncatus assegnato alla specie... insomma un amore di animaletto!