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sabato 11 febbraio 2023

Charlie aveva una Ragazza !

 

Pochi sanno che Emma Wedgwood non è stata il solo grande amore nella vita di Charles Darwin. Fanny Mostyn Owen di Woodhouse fu infatti il suo primo amore.





Fanny era la sorella di William Owen, un compagno di studi di Charles.

I Mostyn Owen e i Darwin erano amici, e Charles era regolarmente invitato a caccia dal fratello di Fanny a Woodhouse, la residenza dei Mostyn Owen nello Shropshire, situata vicino a The Mount. Egli era il favorito del padre di Fanny, William Mostyn Owen, ‘il Governatore’. Darwin sentì parlare di Fanny per la prima volta quando era studente a Edinburgo. Ella presto divento uno dei mtivi per andare a Woodhouse. 

Fanny era un piccolo e delizioso spirito libero, così diverso dalle sue coetanee, sciocche, prive di cultura e svenevoli, che Jane Austin ha così ben descritto nei suoi romanzi. Era molto abile a cavalcare e a cacciare e Charles l’ammirava molto per questo.

Quando Darwin si trasferì a Cambridge, per frequentare l’Università, lui e Fanny si scrivevano molto spesso. Charles conservò le lettere di Fanny per il resto della sua vita, nonostante Fanny concludesse ogni sua lettera scrivendo:” Burn this as soon as read—or tremble at my fury and revenge”(Brucia questa lettera subito dopo averla letta o trema aspettando la mia furia e la mia vendetta)

 

Non ci sono purtroppo arrivate le lettere scritte da Charles, in quanto Miss Woodhouse le occultava in qualche modo, non posso credere che le avesse realmente bruciate!

Charles la descriveva così: “the prettiest, plumpest, Charming personage that Shropshire possesses”

“Fanny è come tutti sanno la persona più graziosa, con il viso più bello, e la più ricca di fascino di tutto lo Shropshire “e la chiamava “la Belle Fanny”.

Lei chiamava lui “Postillion” e lui la chiamava “Housemaid”.

Solo recentemente sono riuscita a capire l’origine di questi strani soprannomi!

Ovviamente Fanny non leggeva i romanzi della Austin, ma aveva una vera passione per i romanzi gotici di Ann Radcliffe, un misto di sovrannaturale, terrore e storie d’amore in ambientazione storica.


 


Sappiamo che lesse  Mysteries of Udolpho di Ann Radcliffe. Ma fu probabilmente The Romance of the Forest, della stessa Autrice, a cui si ispirò nella sua relazione con Darwin.

Tra I protagonisti troviamo Peter, un Cocchiere (Postillion), e Annette, una Cameriera (Housemaid), che fuggono con i loro padroni verso le rovine di un’antica abbazia nel sud della Francia, nascosta nel folto di una foresta.

In tutte le lettere che Fanny scriveva a Charles, lui era il Cocchiere e lei la Cameriera e naturalmente la tenuta di Woodhouse era The Forest.

Molto spesso cavalcavano assieme attraverso la campagna e si rotolavano felici in campi di fragole selvatiche, scambiandosi teneri baci…….

Erano gli anni in cui Darwin studiava al Christ’s College di Cambridge; fu per lui un periodo molto felice. Più tardi egli scrisse “Upon the whole, the three years I spent at Cambridge were the most joyful of my happy life”.

 

Beetles mania

In quel periodo Charles sviluppò una vera e propria mania per la raccolta di scarafaggi; lui e il cugino William Darwin Fox, facevano vere e proprie battute di caccia cercando specie rare di scarafaggi, nelle campagne attorno a Cambridge.

Ma Darwin pensava sempre a Fanny, infatti le inviò come regalo una delle più belle e rare farfalle inglesi (Papilio machaon britannicus), una farfalla spettacolare, larga 9 cm; questa specie all’epoca si trovava anche nel Cambridgeshire. Lei ne fu incantata.

 

L’entusiasmo di Darwin per gli scarafaggi era leggendario …. egli scrisse: “nessun poeta si è mai sentito più deliziato nel veder pubblicato il suo primo poema, di me quando vidi nella rivista Illustrations of British Insects le parole magiche, “catturato da C.Darwin, Esq.”

Fanny rimproverava Charles, lamentandosi del fatto che lui preferisse gli scarafaggi a lei!

Gli scrisse:” Perché non sei tornato a casa per Natale? Immagino che I tuoi cari Scarafaggi ti abbiano trattenuto! Se ti avessi scritto di aver trovato un esemplare di Scrofulum morturorum tu saresti tornato a casa velocemente!” Chiaramente non deve essere stato bello per Fanny sapere che Charles fosse più interessato agli scarafaggi che a lei!

 

A long voyage

 Poi per Darwin arrivò la proposta del Viaggio …

Immaginate la reazione di Fanny, quando seppe che Charles sarebbe stato lontano da lei per 3 anni, che poi sappiamo divennero 5!

Sentendo che Darwin voleva salutarla, prima della sua partenza per il grande Viaggio a bordo della HMS  Beagle , Fanny gli espresse il suo intenso rincrescimento, perché si trovava nel  Devonshire con la famiglia e non le era permesso tornare a Shrewsbury, quindi gli inviò una lettera.

My dear Charles I do hope you will enjoy yourself & be the happiest of the happy, I would give anything to see you once more before you go, for it does make me melancholy to think the time you are to be away.

You say what changes will happen before you come back—“& you hope I shall not have quite forgotten you—” I doubt not you will find me in status quo at the Forest, only grown old & sedate —but wherever I may be whatever changes may have happen’d none there will ever be in my opinion of you —so do not my dear Charles talk of forgetting!! the many happy hours we have had together from the time we were Housemaid & Postillion together, are not to be forgotten—& would that there was not to be an end of them!!

(Mio caro Charles, spero che ti piaccia il viaggio e che tu sia felicissimo, darei qualsiasi cosa per poterti vedere ancora una volta prima che tu parta, e sono molto triste pensando a tutto il tempo in cui tu sarai lontano da me.

Tu mi chiedi quali cambiamenti ci saranno prima del tuo ritorno e speri che io non ti avrò dimenticato. Non credo che tu mi troverai come sono adesso a Woodhouse, solamente più vecchia e tranquilla; ma ovunque io possa essere, qualsiasi cambiamento possa essere avvenuto, non cambierò mai i sentimenti che ho per te; quindi caro Charles non dire che ti dimenticherò!!!

Le molte ore felici che abbiamo trascorso insieme, quando eravamo Housemaid & Postillion, non saranno dimenticate e questo non finirà mai.)

Ho lasciato il testo inglese perché era un peccato cambiare questa bellissima Lettera d’Amore, ho messo comunque anche la traduzione.

Allora Fanny ricamò per lui un portamonete, con la scritta: I remain Dr. C. yrs truly Fanny O

Cosa accadde a Fanny dopo la partenza di Charles non è noto ma …

ENTRO 12 GIORNI DALLA PARTENZA DEL BEAGLE, FANNY SI FIDANZÒ con Robert Myddelton Biddulph di Chirk Castle !!!

12 giorni dico, ma come è possibile dopo tutto l’amore che diceva di provare per Charles, è veramente incredibile!

Ma non finisce qui …

 

Solo quattro mesi dopo, quando Charles arrivò in Brasile, trovo una lettera della sorella che lo informava che Fanny aveva sposato un nobile gallese. La notizia distrusse completamente il povero Charles, che stringeva ancora incredulo tra le mani il portamonete che Fanny aveva ricamato per lui.

 

Did they live happily ever after?

 Ma, c’è sempre un ma, il matrimonio di Fanny non fu felice, il marito la trattava male, era un uomo dissoluto ed incredibilmente egoista. Inoltre la suocera era un essere odioso.

A parte una breve visita al suo ritorno dal viaggio del Beagle, mentre Fanny non stava bene ed era incinta da circa sei mesi del suo terzo figlio, Darwin non la vide più. Durante gli ultimi mesi del viaggio, era stato informato che lei sembrava tristemente ammalata e magra, e che avrebbe faticato a riconoscerla tanto era cambiata da quando era la ragazza robusta che conosceva. Non sappiamo cosa abbia pensato Darwin quando la incontrò alla fine del 1836, ma Fanny fu toccata dalla sua visita a dai fiori che lui le regalò. Ella aveva chiaramente desiderato rivederlo, come riferì Susan Darwin dopo una visita a Woodhouse.

  

Sarebbe stata diversa la vita di Darwin se avesse sposato “la Belle Fanny” anziché “la Pia Emma”?

Secondo me sì, diversa e migliore!

 

mercoledì 18 gennaio 2023

IL VERGA, I LUPINI, LE VONGOLE e ... LINNEO

 



Ebbene sì sono qui di nuovo a parlarvi di un autore che non mi è mai piaciuto e continua a non piacermi. Si tratta di Giovanni Verga, autore del romanzo “I Malavoglia” la cui lettura viene imposta agli allievi del Quinto Anno della Scuola Secondaria Superiore (per i non addetti ai lavori … delle Superiori). Ricordo ancora con sgomento quando fui costretta a leggerlo in 2 giorni, causa un’interrogazione. Il libro mi apparve scritto in una lingua ostica, che non era italiano, ma neanche il dialetto siciliano di Camilleri (che adoro). Quindi fu un impatto forte e poi la trama ove ad una disgrazia ne seguiva un’altra, e via così fino alla fine. Poi diciamocelo anche statisticamente una sequela di eventi avversi è un fatto impossibile!

So che vi starete chiedendo … ma questa persona perché ci sta tediando con le sue ambasce giovanili?

Nessun problema, poi passeremo a parlare dei nostri amati organismi viventi!

Ora per i pochi fortunati che non hanno fatto la mia esperienza vi metto un riassunto della trama di questo libro!

 I Malavoglia narra di una famiglia di pescatori che investono un piccolo capitale per acquistare un carico di lupini (peraltro avariati) da un loro compaesano, certo Zio Crocifisso, lupini che poi avrebbero rivenduto per fare affari e diventare così commercianti. Padron 'Ntoni affida l'incarico al figlio Bastianazzo perché vada a venderli a Riposto. Ma durante il viaggio la loro barca “la Provvidenza” subisce un naufragio e così il carico di lupini si perde in mare e Bastianazzo, figlio di Padron 'Ntoni, che era stato fino a quel momento la principale fonte di sostentamento della famiglia, muore.

Il debito dei lupini deve ancora essere saldato e inoltre ci sono anche le spese per la riparazione della Provvidenza, che deve essere sistemata, perché è indispensabile per la pesca.

Queste disgrazie porteranno la famiglia nel disonore e nella miseria: per pagare il carico di lupini invenduti devono cedere la casa di famiglia (la casa del Nespolo, appunto) che solo verso la fine del romanzo riusciranno a ricomprare.


Dico la verità era tanta la noia della lettura di questo libro, che dando per scontato che i lupini fossero dei vegetali, non feci neppure una ricerca per vedere che aspetto avessero, cosa che faccio sempre.

Poi il colpo di scena … la scorsa estate entrando in una pescheria mi cadde l’occhio su una ciotola colma di invitanti vongole, ma attenzione sul recipiente vi era un cartellino ove era scritto Lupini!

Ma come dopo aver passato una vita a pensare che i famigerati lupini fossero un comune legume, scopro che sono invece animali e in particolare Molluschi!

 Bene ora mi sembra giunto il momento di parlare delle due specie incriminate …qualcosa tipo NCIS Aci Trezza.

 

Prima Ipotesi: i lupini sono legumi

 

 Se i lupini fossero legumi, sarebbero dei semi di Lupinus alba, diffusi e consumati nel catanese.

 Lupinus alba è una specie che appartiene alle Fabacee o Leguminose. È una pianta che produce belle spighe di fiori bianchi, dalla cui fecondazione si formano dei baccelli, che contengono dei fagioli piatti, i lupini appunto!

 Il lupino è una delle più antiche piante di leguminose originarie del bacino mediterraneo, dove ne era diffusa la coltivazione e il consumo alimentare. Si adatta molto bene anche ai terreni più aridi e poveri di sostanze nutritive.

I semi prodotti dalle piante di lupino contengono elevate percentuali di alcaloidi amari talvolta velenosi, come la lupotossina, che devono essere eliminati mediante prolungati lavaggi successivi e bollitura.

I Malavoglia adesso farebbero affari d’oro, perché i lupini bianchi sono ritornati in auge negli ultimi anni, soprattutto grazie al loro alto valore proteico, che li rende l'alimento perfetto per vegani e vegetariani. Inoltre, si tratta di un alimento privo di glutine e con basso indice glicemico, ideale quindi anche per chi soffre di diabete.

 


Seconda Ipotesi: i lupini sono Molluschi


 Se i lupini fossero vongole … vediamo se si riesce ad assegnare loro un nome scientifico!

Dovete sapere che quelli che vengono chiamati erroneamente” Invertebrati” sono un raggruppamento fittizio, che contiene migliaia di specie; le vongole appartengono al Phylum Molluschi, Ordine Bivalvi. Io non mi sono mai occupata di Molluschi e così credevo che il nome comune vongola contenesse pochissime specie … e invece no ci sono molte specie, vediamole!

Chamelea gallina (Linnaeus 1758), vongola comune o vongola gallina, che vive sui fondali sabbiosi filtrando l’acqua.

 e poi eccolo ...

Dosinia exoleta (Linnaeus 1758), lupino, che è però più tosta della precedente perché … vive prevalentemente nei fondi sabbiosi, in cui si nasconde per sfuggire ai predatori, lasciando all'esterno solo l'apertura del proprio sistema filtrante. Così facendo questo bivalve può ricevere acqua ricca d'ossigeno dal mare, e catturare allo stesso tempo i microorganismi utili alla sua nutrizione.

Mi dicono anche che abbiano un gusto più intenso simile alle vongole veraci.

Ma facciamo ora una digressione. Cercando tra le diverse specie di vongole ne ho vista una dal nome a dir poco sorprendente, ho trovato infatti una specie con questo binomio linneiano, che dovete ammettere è ben strano!

Meretrix meretrix (Linnaeus 1758) vongola del Pacifico

Ma conoscendo quel vecchio lussurioso di Linneo mi è venuto un dubbio e quindi dopo aver osservato la forma del bivalve ho visto nella parte laterale una struttura concava che ricorda … guardate anche voi.

 


Comunque chi conosce bene Linneo sa che di scherzi con i nomi ne ha fatti tantissimi, poverino si annoiava, provate voi ad inventare i nomi per ben 3.500 specie!


Ma eccoci alla conclusione, dobbiamo decidere!

 

Le mie conclusioni: sono legumi

 _I Malavoglia sono una famiglia di pescatori, perché mai dovevano acquistare a caro prezzo ciò che potevano ottenere dal mare

 _Nel romanzo si insiste molto sul fatto che per l'affare dei lupini i Malavoglia si sono incaricati solo come trasportatori

 ­_ Bisogna considerare anche che le vongole hanno una durata minore rispetto ai legumi, sarebbero resistite a un ulteriore viaggio?

 ­_ E poi sembra che i lupini, i legumi intendo, si pensava portassero sfortuna, come mai?


Una leggenda popolare narra che la Sacra Famiglia, inseguita dai soldati di Erode, si nascose in un campo di lupini. Le piante allora producevano semi dolci, ma in quel momento di fioritura erano molto alte e al passaggio della famiglia frusciarono più del dovuto; il rumore mise in pericolo la Sacra Famiglia e per questo la Madonna maledisse i lupini, che da allora persero altezza e dolcezza.

Verga conosceva questa leggenda e infatti anche nel suo romanzo i lupini portarono molta sfortuna alla famiglia dei Malavoglia.

 

Verga o non Verga scusate ma io a questo fatto che la vergine Maria maledisse dei fiori non posso credere! Sono comunque gente strana …




lunedì 5 dicembre 2022

ALESSANDRO MANZONI ? ERA UN BOTANICO!

             



Vi voglio parlare del grande scrittore e poeta Alessandro Manzoni, odiato dal 98% degli studenti italiani quando sono in età scolare, a causa della lettura loro imposta del suo romanzo; ma qui vi racconterò fatti nuovi e sconosciuti ai più!

Credo che il titolo vi abbia spiazzato, la stessa cosa è successa a me, quando cercando notizie relative ad un fiore strano mi sono ritrovata a leggere un brano del Manzoni, tratto dalla sua grande opera “I Promessi Sposi”, e più precisamente dal XXXIII capitolo, in cui lo scrittore narra del ritorno di Renzo al suo paese, dopo i mesi terribili di Milano. Renzo entra nel giardino della sua casa, devastato dall’incuria e dal passaggio dei Lanzichenecchi; il brano è conosciuto come “La vigna di Renzo” e di solito non è contenuto nelle antologie, perché giudicato dai critici come una digressione inutile e di cattivo gusto! Invece leggere il brano fa capire che Don Lisander, come lo chiamavano i suoi contemporanei, conosceva molto bene le specie vegetali spontanee, anche le erbe infestanti!

Il mio stupore è stato così forte che ho chiamato un’amica con elevate competenze letterarie per avere conferma e la risposta è stata: “Sì, il Manzoni era un grande Botanico!”

Tra poco analizzeremo il brano insieme, per coglierne la profondità, ma ora vediamo alcune notizie biografiche di Manzoni.

Alla morte di Carlo Imbonati, secondo marito di Giulia Beccaria, madre di Alessandro Manzoni, tutti i suoi averi passarono alla moglie, anche la Villa di Brusuglio, alle porte di Milano, che fu ristrutturata ed ingrandita e che assunse così le forme che tutt’oggi conserva, in stile francese; la villa era immersa in una grande tenuta.



E proprio in quella tenuta, il Manzoni che era appassionato di botanica, aveva progettato un parco di 1500 piante, in prevalenza ad alto fusto. Ecco l’elenco proveniente da Casa Manzoni a Milano:




Fu il primo a coltivare in Lombardia piante di agrumi, limoni in particolare, nonché ad importare dagli Stati Uniti le robinie, piantate con il compito di impedire frane e proteggere le rive. (Quanto mai lo ha fatto! Questa specie alloctona si è diffusa in tutto il Nord Italia, con effetti devastanti sugli ecosistemi).

Il Manzoni inoltre aveva allestito un frutteto con centinaia di alberi di mele, pere, albicocche, ciliegie e prugne.

Molto ben organizzato e ambizioso era anche il vigneto, dove crescevano viti pregiate. Lo scrittore fu anche uno sperimentatore di coltivazioni esotiche, come il cotone ed il caffè ma con scarsi risultati.

Nel vasto parco di Brusuglio, esisteva anche una risaia a fini domestici: le piantine venivano acquistate dal Manzoni in persona a Pavia.

Ma il vero core business delle produzioni fu l’allevamento dei bachi da seta, che seguiva con il figlio, il terzo avuto da Enrichetta Blondel, Filippo. Per il nutrimento dei bachi aveva impiantato nella tenuta una grande quantità di alberi di gelso, una specie bellissima, il mitico “murôn”, come lo chiamavano i contadini lombardi in omaggio a Ludovico il Moro.

Nelle annate buone la rendita era notevole e consentiva anche buoni accumuli di denaro, ricchezza che certo non gli dava la letteratura.

Ma c’è ancora una curiosità sul nostro Don Lisander … aveva scritto un trattato di Botanica!

Saggio d'una nomenclatura botanica è il titolo attribuito dal Bassi e ripreso dal primo editore, Ghisalberti, ai materiali che Manzoni scrisse per un saggio rimasto incompiuto. Scopo dello scritto è proporre una riforma della nomenclatura botanica che superi il binomio linneano fondato sulla sequenza nome del genere e nome della specie!

Egli riteneva infatti che il sistema binomiale fosse sì comune agli studiosi, ma non universalmente diffuso, e propose l'adozione di un singolo nome proprio.

Ma come il Manzoni contesta il lavoro enorme fatto dal mitico Linneo?!!

Provate, come ho fatto io, a risalire dai nomi comuni che aveva utilizzato, al nome scientifico, non è stata una passeggiata!

 

Ed ecco il testo dove ho sottolineato le specie che prenderò in considerazione:

La vigna di Renzo, agosto 1630 (attenti al mese e alla data)

E andando, passò davanti alla sua vigna; e già dal di fuori poté subito argomentare in che stato la fosse. Una vetticciola, una fronda d'albero di quelli che ci aveva lasciati, non si vedeva passare il muro; se qualcosa si vedeva, era tutta roba venuta in sua assenza. S'affacciò all'apertura (del cancello non c'eran più neppure i gangheri); diede un'occhiata in giro: povera vigna! Per due inverni di seguito, la gente del paese era andata a far legna - nel luogo di quel poverino -, come dicevano. Viti, gelsi, frutti d'ogni sorte, tutto era stato strappato alla peggio, o tagliato al piede. Si vedevano però ancora i vestigi dell'antica coltura: giovani tralci, in righe spezzate, ma che pure segnavano la traccia de' filari desolati; qua e là, rimessiticci o getti di gelsi, di fichi, di peschi, di ciliegi, di susini; ma anche questo si vedeva sparso, soffogato, in mezzo a una nuova, varia e fitta generazione, nata e cresciuta senza l'aiuto della man dell'uomo. Era una marmaglia d'ortiche, di felci, di logli, di gramigne, di farinelli, d'avene salvatiche, d'amaranti verdi, di radicchielle, d'acetoselle, di panicastrelle e d'altrettali piante; di quelle, voglio dire, di cui il contadino d'ogni paese ha fatto una gran classe a modo suo, denominandole erbacce, o qualcosa di simile. Era un guazzabuglio di steli, che facevano a soverchiarsi l'uno con l'altro nell'aria, o a passarsi avanti, strisciando sul terreno, a rubarsi in somma il posto per ogni verso; una confusione di foglie, di fiori, di frutti, di cento colori, di cento forme, di cento grandezze: spighette, pannocchiette, ciocche, mazzetti, capolini bianchi, rossi, gialli, azzurri. Tra questa marmaglia di piante ce n'era alcune di più rilevate e vistose, non però migliori, almeno la più parte: l'uva turca, più alta di tutte, co' suoi rami allargati, rosseggianti, co' suoi pomposi foglioni verdecupi, alcuni già orlati di porpora, co' suoi grappoli ripiegati, guarniti di bacche paonazze al basso, più su di porporine, poi di verdi, e in cima di fiorellini biancastri; il tasso barbasso, con le sue gran foglie lanose a terra, e lo stelo diritto all'aria, e le lunghe spighe sparse e come stellate di vivi fiori gialli: cardi, ispidi ne' rami, nelle foglie, ne' calici, donde uscivano ciuffetti di fiori bianchi o porporini, ovvero si staccavano, portati via dal vento, pennacchioli argentei e leggieri. Qui una quantità di vilucchioni arrampicati e avvoltati a' nuovi rampolli d'un gelso, gli avevan tutti ricoperti delle lor foglie ciondoloni, e spenzolavano dalla cima di quelli le lor campanelle candide e molli: là una zucca salvatica, co' suoi chicchi vermigli, s'era avviticchiata ai nuovi tralci d'una vite; la quale, cercato invano un più saldo sostegno, aveva attaccati a vicenda i suoi viticci a quella; e, mescolando i loro deboli steli e le loro foglie poco diverse, si tiravan giù, pure a vicenda, come accade spesso ai deboli che si prendon l'uno con l'altro per appoggio. Il rovo era per tutto; andava da una pianta all'altra, saliva, scendeva, ripiegava i rami o gli stendeva, secondo gli riuscisse; e, attraversato davanti al limitare stesso, pareva che fosse lì per contrastare il passo, anche al padrone.

Iniziamo con l’acetosella o Oxalis acetosella è una specie di piccole dimensioni, con le foglie simili al trifoglio, ma molto graziosa che annuncia l’arrivo della primavera. Il nome comune della pianta (acetosella) deriva dal sapore acidulo e aspro delle foglie usate anticamente come condimento per le insalate e che ricorda appunto l'aceto. Vi confesso che io l’ho assaggiata, è buona. 

E qui caro Manzoni hai toppato perché le acetoselle ad agosto non ci sono!


 

La radicchiella o Crepis foetida, si tratta di una specie erbacea annuale, appartenente alla famiglia delle Asteracee, con brutti fiori gialli che emana un cattivo odore, caratteristica già implicita nel nome, Linneo la chiamò fetida! 


La panicastrella o Echinochloa crus-galli è una Graminacea che può arrivare fino al metro e mezzo di altezza, con il culmo robusto liscio, piegato a ginocchio vicino alla base, poi eretto. Diciamocelo questa è proprio una brutta pianta infestante. 


Certo che all’epoca senza erbicidi nei campi cresceva un po’ di tutto e il Manzoni era un esperto di erbe infestanti.

Ed ora arriviamo al top delle erbacce … la zizzania!

Sto parlando del loglio,  Lolium temulentum,  più conosciuto come zizzania. 


Si tratta una specie annuale che cresce spontanea e infestante fra le messi, con fiori a spiga rossa; ha cariossidi simili a quelle del frumento, ma che possono essere talvolta velenose.

La pericolosità di questa pianta infestante è ben nota fin dai tempi antichi, soprattutto per l'alto potere intossicante. Infatti, il termine temulentum (ubriacante) è riferito agli effetti derivanti dall'ingestione di farine contaminate da funghi, ma di quale fungo si tratta?

 È lui il terribile Claviceps purpurea, un fungo ascomicete fitopatogeno, che attacca una vasta gamma di piante appartenenti alla famiglia delle Graminacee, molte delle quali economicamente importanti come grano, segale, avena e orzo. È nota da secoli la segale cornuta, dove i conetti neri inseriti sulla spiga, i famosi corni,  sono i corpi fruttiferi  del fungo stesso contenenti diversi alcaloidi velenosi o psicoattivi del gruppo delle ergotine,  tra cui l’acido lisergico, potentissimo allucinogeno.

Molti casi di psicosi collettiva, con allucinazioni e successiva visione di streghe e demoni, seguiti da processi inquisitori e sentenze di morte, sono stati causati da ingestione di farine contenente il Claviceps! Ricordate le Streghe di Salem? Ci sono anche casi italiani sia chiaro! 

 

Inoltre il loglio è protagonista della “Parabola del grano e la zizzania”, nel vangelo secondo Matteo (capitolo 13 versetti da 24 a 30), a cui vi rimando.

Da questa parabola deriva il noto modo di dire "Seminare zizzania", cioè disseminare di elementi conflittuali e critici un determinato scenario relazionale rimanendo nell'ombra.

Da essa deriva anche il detto "Separare il grano dal loglio", ossia separare le parti di qualità da quelle dannose tra esse nascoste. Dante cita la malapianta almeno in due occasioni: Purgatorio II, 124 e Paradiso XII, 119. L'influenza della parabola nella storia della cultura letteraria e popolare è complessivamente enorme.

 Ed ora uno dei miei arbusti autunnali preferiti … l’uva turca! 



Il binomio linneiano Phytolacca americana ci dice già molto, si tratta di una pianta nativa del Nord America; tutte le parti della pianta risultano tossiche per l'uomo e gli animali domestici.

In Italia è stata coltivata a partire dal 1642 in Veneto, presso l’Orto Botanico di Padova, è segnalata come spontaneizzata in Piemonte solo alla fine del XVIII secolo.

E qui caro Don Lisander ti ho ribeccato! Come poteva trovarsi nella vigna di Renzo, nel 1630, l’uva turca che arrivò in Italia dopo quella data?


Ma ti perdoniamo perché una descrizione così bella non l’avevo mai letta … più alta di tutte, co' suoi rami allargati, rosseggianti, co' suoi pomposi foglioni verdecupi, alcuni già orlati di porpora, co' suoi grappoli ripiegati, guarniti di bacche paonazze al basso, più su di porporine, poi di verdi, e in cima di fiorellini biancastri.


Ed eccoci arrivati al   tasso barbasso o  Verbascum thapsus , che, nonostante il nome non è affatto un animale, ma una splendida specie biennale di grandi dimensioni, che presenta grandi foglie lanose a terra, e diverse lunghe spighe ricoperte di vivaci fiori gialli, alcune volte assume  anche forme a candelabro! 

Il Caravaggio amava molto questa pianta, la troviamo ad esempio ai piedi di “San Giovanni Battista” o della Vergine nel “Riposo durante la fuga in Egitto” e comunque questa pianta aveva un valore simbolico estremamente importante di redenzione e rinascita.

 


Termino questa carrellata con il vilucchione o Convolvulus sepium

È una pianta erbacea perenne rampicante, ha foglie di grandi dimensioni e bellissimi fiori bianchi, la cui corolla, imbutiforme, è lunga fino a 6 cm.

 


 

Concludo dicendo che queste mie scoperte mi hanno fatto molto piacere, perché io sono stata una studentessa a cui “I Promessi Sposi” piacevano molto … in buona sostanza faccio parte di quel 2%. Ma devo confessarvi una cosa ... da quando ho scritto questo articolo per Pikaia, mi sono messa ad approfondire la Biografia del Manzoni, ed ho conosciuto un grande uomo, che nessuno dei  miei docenti di Lettere al Liceo, mi aveva presentato! Spero proprio che ora le cose vadano diversamente!


 

 


giovedì 27 ottobre 2022

IL MANZONI E LE ROBINIE

 



Del parco della Villa di Brusuglio, il Manzoni amava in particolare una collinetta, dove spesso si sedeva per ammirare il Monte Rosa.

Proprio lì il poeta piantò due giovani piante di robinia o Robinia pseudoacacia, una specie che amava molto.

Una sera  lui stava conversando con la giovane sposa Enrichetta Blondel là, in mezzo al verde e in quella pace. Lei si avvicinò alle due robinie, e con le sue mani attorcigliò l’una all’altra dicendo ad Alessandro: “Così vivranno le nostre vite!” E le robinie crebbero attorcigliate e forti, insieme.


Quando morì Enrichetta, il Manzoni, disperato, si recò presso le due robinie e nel loro tronco incise col coltellino una croce e volle coltivare egli stesso per lungo tempo attorno alle 2 piante un’aiuola di fiori.

 


Questo dipinto ad olio di Stefano Stampa, che ricorda il commovente episodio, è ancora appeso in quella che era la camera da letto del Manzoni a Brusuglio.

 

Nota Botanica

Parliamo ora della robinia … è una specie alloctona, proviene infatti dal Nord America e si è diffusa in tutta Europa, con effetti devastanti sull’ambiente, eliminando di fatto i bellissimi ecosistemi boschivi già esistenti da secoli.

Non possiamo però incolpare il Manzoni, perché fu introdotta in Europa già nel XVII secolo dal botanico francese Jean Robin, da cui prende anche il nome, e inizialmente era coltivata per il portamento elegante e la bella fioritura primaverile in parchi, giardini e lungo le strade.

Col tempo però la Robinia è sfuggita alla coltura ed ha invaso anche campi, pascoli, pendii stradali e sedi ferroviarie diventando un vero e proprio problema di difficile soluzione … un vero flagello!

 

Per terminare … caro Manzoni perché non hai scelto l’Acero? un albero, sempre di origine Nordamericana,  che in autunno si accende di bellissime sfumature rosse e non crea problemi!