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giovedì 27 ottobre 2022

IL MANZONI E LE ROBINIE

 



Del parco della Villa di Brusuglio, il Manzoni amava in particolare una collinetta, dove spesso si sedeva per ammirare il Monte Rosa.

Proprio lì il poeta piantò due giovani piante di robinia o Robinia pseudoacacia, una specie che amava molto.

Una sera  lui stava conversando con la giovane sposa Enrichetta Blondel là, in mezzo al verde e in quella pace. Lei si avvicinò alle due robinie, e con le sue mani attorcigliò l’una all’altra dicendo ad Alessandro: “Così vivranno le nostre vite!” E le robinie crebbero attorcigliate e forti, insieme.


Quando morì Enrichetta, il Manzoni, disperato, si recò presso le due robinie e nel loro tronco incise col coltellino una croce e volle coltivare egli stesso per lungo tempo attorno alle 2 piante un’aiuola di fiori.

 


Questo dipinto ad olio di Stefano Stampa, che ricorda il commovente episodio, è ancora appeso in quella che era la camera da letto del Manzoni a Brusuglio.

 

Nota Botanica

Parliamo ora della robinia … è una specie alloctona, proviene infatti dal Nord America e si è diffusa in tutta Europa, con effetti devastanti sull’ambiente, eliminando di fatto i bellissimi ecosistemi boschivi già esistenti da secoli.

Non possiamo però incolpare il Manzoni, perché fu introdotta in Europa già nel XVII secolo dal botanico francese Jean Robin, da cui prende anche il nome, e inizialmente era coltivata per il portamento elegante e la bella fioritura primaverile in parchi, giardini e lungo le strade.

Col tempo però la Robinia è sfuggita alla coltura ed ha invaso anche campi, pascoli, pendii stradali e sedi ferroviarie diventando un vero e proprio problema di difficile soluzione … un vero flagello!

 

Per terminare … caro Manzoni perché non hai scelto l’Acero? un albero, sempre di origine Nordamericana,  che in autunno si accende di bellissime sfumature rosse e non crea problemi!




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