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sabato 7 aprile 2012

Parliamo di uova...ma non proriamente di Uova di Pasqua!

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Comunque quale periodo più propizio per parlare di uova...di tutti i tipi !

Allora io inizierei con un Guinness delle Uova. Per avere un termine di paragone noto a tutti, diciamo che l'uovo di gallina ha un'altezza di 5,5 cm e pesa 60g.

Il più grande uovo di uccello mai deposto sulla Terra appartiene ad un uccello endemico del Madagascar, estinto nel XVII secolo : l'Uccello Elefante Aepyornis maximus . Si ritiene che fossero i più grandi uccelli mai esistiti, appartenevano all'Ordine degli Struzioniformi e come i loro discendenti attuali erano incapaci di volare. Potevano misurare fino a 3 m e più d'altezza, per un peso di oltre mezza tonnellata. Le loro uova avevano una circonferenza di oltre un metro ed una lunghezza di più di 35 cm; il loro volume era circa 160 volte quello di un uovo di gallina. Ecco un'immagine tanto per avere un'idea di cosa stiamo parlando.



Il più grande uovo di un uccello vivente appartiene allo Struzzo Struthio camelus ; l'uovo ha un'altezza di 18 cm, diametro 15 cm, pesa 1500 g ed equivale a 25 uova di gallina.E' commestibile, buono sodo (dopo sole due ore di cottura) o alla coque , basta trovare la pentola adatta!

Un altro uovo notevole è l'uovo del Casuario Casuarius casuarius grosso uccello dall'aspetto, ma anche mi dicono anche dalle abitudini, piuttosto aggressive...
alto fino 1,8 metri per 58 kilograms di peso ; ha zampacce con artigli lunghi 12 cm, con cui può uccidere cani e umani, se è provocato, non ha un buon carattere...stare alla larga ! vive in Nuova Guinea e nel Queensland. Nella foga di descrivere la mite bestiola ho dimenticato l'uovo : altezza di 13,5 cm, pesa 650 g.



Immagine anni '40 forse un po' esagerata !!! ma ci può stare...

Anche l'australianissimo Emù depone grandi uova, già colorate in verde per la Pasqua !



Posso non citare il sudamericano Nandù? No di certo visto che Darwin aveva scoperto la specie minore Rhea darwini , appunto!
Le uova del nandù maggiore hanno un'altezza di 13 cm e pesano 600 g e poi sono colorate di un bel giallo primavera!



Ed eccoci infine al caso opposto.....Il più piccolo uovo di un uccello vivente appartiene al Colibrì di Vervain Mellisuga minima dalle dimensioni di un pisello, 1 cm per 0,375 g. Ecco il minuscolo colibrì dipinto dalla grandissima Marianne North



Ma non abbiamo finito: ora vediamo l'uovo più grande rispetto alle dimensioni della femmina che lo produce....è l'uovo di uno dei più buffi uccelli esistenti, quasi un mammifero in raltà, il Kiwi neozelandese Apteryx australis




La femmina del kiwi depone un uovo di 450 g che, come si evince dall'immagine,rappresenta il 25% del peso della madre. Immaginiamo le difficoltà di questa povera femmina nel portare un uovo di tali dimensioni...nei filmati infatti, quando mancano pochi giorni alla deposizione, si vede la poveretta camminare a zampe divaricate ondeggiando il corpo, infelice! non vi mostro l'immagine dell'uscita di questo uovo mostruoso, perchè è veramente terrificante.




Si è a lungo dibattuto sul significato evolutivo di questo uovo enorme in un uccello grosso come un pollo.Inizialmente si disse che era vantaggioso per i piccoli avere così tanta sostanza nutritizia entro l'uovo. Le uova infatti contengono il 61% di tuorlo (nelle altre specie è il 35%).I piccoli appena nati non si reggono in piedi, perchè hanno lo stomaco pieno di tuorlo e se ne stanno lì beati distesi a zampette tese a riposare sul terreno per una sessantina di ore!

L'ipotesi comunque non reggeva, in fondo queste femmine hanno uova adatte ad uccelli del peso di 13 kg, che noi abbiamo già visto sopra. Il problema era già stato posto da Stephen Jay Gould nel brano."Le uova del kiwi e la campana della libertà", nella raccolta "Bravo brontosauro". L'ipotesi oggi accettata è che i kiwi derivino da uccelli di grandi dimensioni e si siano ridotti moltissimo, per adattarsi all'ambiente di boscaglia, senza ridurre, però l'uovo.

E adesso lasciatemi dire che qui l'onnisciente Gould aveva sbagliato....i kiwi,non derivano dai giganteschi Moa neozelandesi,come aveva lui sosteneva, bensì da Emù e Casuari, come ha dimostrato l'analisi del DNA. Mi prendo qui una piccola rivincita su Mr. Gould, perchè giorni fa ho letto un suo testo dove paragonava le tesi adattamentiste neodarwiniane ai racconti per bimbi di Kipling "Storie proprio così" ...come ad esempio "L'Elefantino curioso"....direi decisamente troppo pesante come paragone!

martedì 3 aprile 2012

Darwin, le Viole e i Gatti







In questi giorni che vedo cupi per Darwin e per la Biologia in generale voglio proporvi questo piccolo brano d'ambientazione primaverile, che spiega le relazioni concatenate tra piante ed animali.....lascio la parola ad una persona che vorremmo fosse ancora tra noi....


Ho ragione di credere che i bombi siano indispensabili per la fecondazione della viola del pensiero Viola tricolor , perché le altre api non visitano questo fiore. ......anche il trifoglio violetto comune Trifolium pratense può essere visitato solo dai bombi, in quanto le altre api non riescono ad arrivare al nettare.Perciò sono praticamente sicuro che se, in Inghilterra, l'intero genere dei bombi si estinguesse o diventasse assai raro, la viola del pensiero ed il trifoglio violetto diverrebbero rarissimi o scomparirebbero del tutto. Il numero dei bombi in ciascun territorio dipende in alto grado dal numero dei topi campagnoli che ne distruggono i favi ed i nidi e il sig. H. Newman, che ha lungamente studiato le abitudini dei bombi, pensa che oltre i due terzi di essi siano distrutti in questa maniera in tutte le parti dell'Inghilterra. Ora, come tutti sanno, il numero dei topi dipende in larga misura dal numero dei gatti ed il sig. Newman dice: «In prossimità dei villaggi e delle piccole città ho trovato nidi di bombi in maggior numero che altrove ed attribuisco questo fatto al numero dei gatti che distruggono i topi». Dunque è perfettamente credibile che la presenza di grandi gruppi di felini in un dato territorio possa condizionare, tramite l'intervento dei topi prima e delle api poi, la densità di taluni fiori del territorio!

Charles Robert Darwin,
from On the Origin of Species, Chapter 3 Struggle for existence



Sfido ora chiunque a trovare qualcosa di negativo o criticabile in questo pezzo mirabile e sconosciuto ai più!

venerdì 10 febbraio 2012

Happy Birthday Charles !






Very few people know that Emma Wedgwood wasn’t the only great love in Darwin’s life.
Fanny Owen of Woodhouse, the sister of his school friend William Owen, was Darwin’s first love.
Fanny was a pretty free spirit, unusual in Jane Austen times. She was great at riding and shooting and Charles admired her a lot for this reason.
When he went to University, they wrote to each other and he kept her letters in his desk for the rest of his life.
Charles said about her: “Fanny as all the world knows is the prettiest, plumpest, most charming personage that Shropshire possesses, and Birmingham too” and called her “la belle Fanny”.

She called him “Postillion” and he called her “Housemaid” ; the couple very often went riding together across the country and rolled together on strawberries fields.


These were the years in which Darwin studied at Cambridge’s Christ’s College; a very good period for him.

He later wrote “ Upon the whole, the three years I spent at Cambridge were the most joyful of my happy life”

In that period Charles developed a beetles mania and, with his second cousin William Darwin Fox, looked for rare species of beetles in the countryside around Cambridge. Darwin’s enthusiasm was legendary….He wrote “ no poet ever felt more delight at seeing his first poem published than I did at seeing in Illustrations of British Insects the magic words, ‘captured by C.Darwin,Esq.’



Fanny reproved Charles, complaining that he preferred beetles to her! She wrote: ”Why did you not come home for Xmas? I supposed some dear little Beetles kept you away! If I had wrote to you that I had found a Scrofulum morturorum you would come home!

He also established a dining club, named “Glutton Club”

They met once a week to eat meat of animals, “unknown to human palate”; the group would sample unusual meats, including delights such as hawk, bittern and old brown owl. But the Gluttons chickened out after digesting a particularly stringy and very hot old brown owl!



Darwin was an unusual gourmet.
On the Beagle his culinary experiments were even more extravagant, having a go at armadillo and an anonymous chocolate-colored rodent, which he announced as 'the best meat I ever tasted'. The tortoises from the Galapagos were used as sustenance (none of the shells were kept for science). Land iguanas were, according to Darwin, 'hideous animals, but are considered good food'.

Then he was given the opportunity to travel around the world.

And as Darwin was setting sail on his voyage on the Beagle, Fanny wrote: “You hope I shall not have forgotten you! “So do not my dear Charles talk of forgetting!
“The many happy hours we have had together from the time we were Housemaid and Postillion together, are not to be forgotten and would that there was not to be an end of them!”

Only four months later

when Charles arrived in Brazil, his sister sent him a letter to inform him that Fanny had married Robert Myddelton Biddulph!



he was obviously completely shocked!

Would Darwin’s life be different if he had married “ la Belle Fanny” instead of the “religious Emma”?

sabato 24 dicembre 2011

HAPPY EVOLUTIONARY CHRISTMAS !



Innanzitutto il più bel Evolutionary Xmas Tree del web, realizzato da mio marito...e quindi con copyright!...scherzo è un regalo per tutti i lettori del mio Blog !

Ed ora una versione darwiniana del famoso "The Twelve Days of Christmas"


"The Twelve Days of Darwin"


On the Twelfth day of Darwin my true love gave to me
Twelve speciations,
Eleven clades converging,
Ten branches diverging,
Nine variations,
Eight ancient fossils,
Seven atolls forming,
Six males displaying,
Five finch beaks,
Four mockingbirds,
Three breeds of doves,
Two tortoise shells,
And a grandeur in this view of life.




Lyrics by Thomas R. Holtz, Jr., to the Tune of "The Twelve Days of Christmas" (Traditional)composed February, 2009, in honor of Charles Robert Darwin

sabato 10 dicembre 2011

Meglio figli unici

Questo post partecipa al VI Carnevale della Biodiversità


Orbene(come diceva il mio vecchio prof di Matematica, che era un prete, ma anche un grande matematico) quando io penso al Natale mi vengono in mente solo alberi, luci, decorazioni,decorazioni e poi ancora decorazioni....la cosa più cattiva del Natale a cui arrivo è il mitico Grinch, che amo beyond all measure....
Ma qui il tema perverso è PARENTI SERPENTI e allora beccatevi ...Il parassitismo di cova!
Significa che parleremo di questo coso?

No! parleremo di questo fenomeno aberrante:



Ecco, qui la mamma è la piccolina a destra!

Parleremo quindi del cuculo o Cuculus canorus, che per tutti, tranne pochi, è quel caro uccellino (in realtà è grossino, ma tanto nessuno riesce mai a vederlo!)che con il suo canto annuncia la primavera! ed è un canto singolare e gradevole da ascoltare.

Qui per sentire il canto

A cantare è il maschio che, occupato un territorio, propone alle femmine la sua disponibilità a generare nuovi piccoli; poi le femmine, dopo essersi accoppiate con diversi maschi, depongono le loro uova nei nidi di altri uccelli. Quando una coppia di ignari uccellini riceve questo "regalo" (oh va! un tema natalizio) essi sono costretti dal loro istinto parentale ad allevare questa mostruosità, perdendo al completo la propria figliolanza. Ma andiamo con ordine.....

Torniamo un po' indietro nella vita di questa pessima madre... anche lei da piccola è stata "adottata", ad esempio da un codirosso, e crescendo nel nido ha ricevuto l'imprinting da lui, quindi ne riconosce subito il canto e và spedita verso il suo nido. Lì depone il suo uovo, che è indistinguibile, in forma, colore,tipologia delle macchie e loro capacità di riflettere i raggi UV da quelli della specie parassitata. Poi per essere sicura (nel caso la coppia sapesse contare!) prende una delle uova dal nido e la scaraventa a terra, e qui ecco la prima frittata!
Uno degli aspetti più singolari di questo comportamento parassitico è la capacità del cuculo di parassitare decine di specie diverse, tutte appartenenti all'ordine dei Passeriformi, ma come può farlo? e il colore delle uova? è possibile perchè le caratteristiche delle uova si trasmettono geneticamente per linea femminile, di madre in figlia.
Poi la palla passa dalla madre al suo piccolo mostro, che più grosso dei poveri "fratelli" , appena nato, cieco e implume si carica sul dorso, in una cavità, che Mother Nature gli ha regalato, l'uovo del primo fratello, lo spinge fino al bordo del nido e lo getta fuori,e alè la seconda frittata!... continua così questo eccidio finchè il nido sarà vuoto!



Sperimentalmente si è visto che riesce a buttare fuori dal nido lo stesso uovo(finto) ben 15 volte! poi gli infelici genitori continuano senza sosta a nutrire il piccolo ingannatore, che nell'arco di pochi giorni raggiunge dimensioni molto superiori alle loro, un vero mostro che fanno fatica anche a nutrire!

Ora la domanda sorge spontanea...come mai le vittime del cuculo non hanno evoluto una strategia di difesa per contenere i danni?

E forse ora abbiamo la sconvolgente risposta: il cuculo europeo è MAFIOSO!

In sostanza, per gli ospiti è vantaggioso accettare il parassitismo come il male minore; perchè chi butta fuori dal nido l'uovo estraneo o abbandona il nidiaceo adottivo per ritentare un'altra nidiata, si trova il nido distrutto per rappresaglia da mamma cuculo, che sorveglia da lontano la progenie affidata a balia.

Ora visto che, come è noto a tutti, siamo già messi male in Italia....e quindi non è il caso di tirare fuori anche l'argomento mafia..... vorrei precisare che anche il Molotro nero (Molothrus ater), il parassita di cova più noto del Nord America ha lo stesso comportamento ...quindi anche lui è MAFIOSO! ed ecco un'immagine del mafioso Born in the USA




Ed ecco spiegato il tutto!....ma ora vorrei dire che LUI,(chi secondo voi?)il mio Charlie era già andato oltre, già nel 1859, studiando l'evoluzione dell'istinto parassitario di cova!

Osservando gli uccelli americani del genere Molothrus Darwin dimostrò che anche gli istinti sono il risultato di un processo evolutivo: tra il Molothrus badius, che presenta una lieve tendenza al parassitismo e il Molothrus ater, nel quale questo istinto è perfetto, si inseriscono specie con comportamento intermedio come il Molothrus bonariensis, che è veramente spassosissimo...ma lascio la parola al mio Charlie, oopsy daisy...to Mr. Charles Darwin!

Le abitudini parassitarie di un'altra specie di Molothrus, il Molothrus bonariensis, sono assai più sviluppate ....ma sono ancora lontane dall'essere perfette. A quanto si sa, questo uccello depone le sue uova invariabilmente in nidi di altri uccelli; ma è rimarchevole che parecchi di essi incominciano talvolta a costruire uno proprio nido, irregolare, fuori tempo, in un luogo singolarmente poco adatto, come per esempio sulle foglie di un grande cardo. Essi però non finiscono mai quel nido. Spesso depongono molte uova (da 15 a 20) nello stesso nido ospite; di cui solo poche o nessuna possono essere covate. Oltre a ciò hanno la straordinaria abitudine di praticare col becco dei fori nelle uova, siano queste della propria specie, o quelle dei genitori adottivi, che trovano nei nidi di cui si sono appropriati. Lasciano anche cadere molte uova sul nudo terreno, che ovviamente vengono distrutte.

Mi ha sempre affascinato l'aplomb con cui Darwin riferisce argomenti spassosissimi, come questo del Molothrus bonariensis , che insomma più che una specie intermedia sembra un uccello completamente " sciroccato" !




La tavola che vedete qui sopra è tratta dalla guida, da anni introvabile, della Mostra che il Museo di Storia Naturale di Milano aveva organizzato nell'aprile del 1982, in occasione del 100esimo anniversario della morte del grande naturalista inglese.

Bene ora vi lascio augurandovi Buon Natale!












domenica 27 novembre 2011

Aristotele era una pippa!



Lasciatemi sfogare finalmente con questo mio post relativo al GRANDE ARISTOTELE!
Da decenni elenco ai miei allievi le malefatte scientifiche di quest'uomo e come l'ignoranza dei suoi posteri abbiano fatto di ogni sua affermazione un assioma inconfutabile!

Cominciamo con tematiche astronomiche...seguendo il pensiero di Platone, Aristotele pone la terra al centro dell'Universo: il geocentrismo, e poi dopo i ritocchi di Claudio Tolomeo, via così per almeno 1700 anni. Qualcuno aveva tentato timidamente di dire.." ma forse, per caso, non so bene, ma non è che è il Sole al centro dell'universo?..Zitto tu! l'ha detto Lui (si perchè diventato simbolo dell'umana conoscenza, non si metteva neanche più il nome: Aristotele).



Ovvio che qui in questa vicenda dei 1700 anni buttati alle ortiche per l'astronomia, ci fosse anche lo zampino importante della Chiesa, che affermava:" è scritto nei sacri testi", per non parlare dell'artiglio grondante di sangue della Sacra Inquisizione, che accendeva migliaia di roghi in tutta l'Europa.

Ma passiamo ora a temi biologici...cosa aveva detto Lui in merito? Le specie rimangono invariate nel tempo e poi il colpo di genio!...inventa la Scala Naturae una bella scala a gradini, dove si parte dal primo gradino con creature infime e si arriva in cima alla scala dove è posto l'uomo!



Questa idea che l'uomo è l'organismo migliore, il più adattato è molto radicata e spesso fatico ad estirparla dalle menti di alcuni miei allievi, che così obiettano.."ma l'uomo ragiona è intelligente (con le debite eccezioni) gli animali no!" Alla fine crollano davanti al numero delle specie di Artropodi e capiscono che noi non siamo che un piccolo rametto là in alto nel frondoso albero della vita, ricco di specie ben adattate!




EVOLUTION PRODUCES A BUSHY TREE, NOT A LADDER OF PROGRESS

Ma veniamo all'ultima malefatta del Nostro, da me scoperta casualmente in questi giorni..."la Teoria delle Rondini", vi chiederete di cosa si tratta? Ebbene Lui aveva spiegato anche la scomparsa delle rondini nei mesi invernali!...e cosa farebbero le rondini...forse migrano a Sud? NOOOO! passano l'inverno ibernate sul fondo di laghi ghiacciati per uscirne in primavera, pronte a svolazzare qua e là!
Che dire poi che questa perla era ancora condivisa da Linneo nel 1700? L'ha detto Lui!
Il primo a dimostrare l'esistenza della migrazione degli uccelli fu nel 1803 in Nord America, John James Audubon, uno dei fondatori dell’ornitologia americana e grandissimo pittore. Egli legò dei nastri di argento alle zampe di giovani Sayornis phoebe vicino a Philadelphia e fu in grado di identificarne due al loro ritorno nell’area l’anno seguente.Quindi addio laghi gelati.
La Sayornis phoebe è un piccolo passeriforme, che si riproduce nell'est degli USA,ma sverna di solito in Centro America.



tenerissimo e qui ritratti dal giovane Audubon




Bene ora sto meglio! chiederei ai miei lettori, se conoscono altre perle del caro Aristotele, di lasciarmele tra i commenti, sarò lieta di aggiungerli al post, grazie!

Infine mi scuso con i filosofi anche perchè è ovvio..... che anch'io ammiri molto Aristotele!

martedì 11 ottobre 2011

Tentacoli dagli Abissi



Questo post partecipa alla V Edizione del Carnevale della biodiversità, ospitata da Theropoda.




Permettetemi una piccola prefazione, prima di iniziare il mio contributo...in quest'ultimo periodo ci sono stati attacchi molto pesanti da parte di gruppi creazionisti all'Evoluzionismo in genere e agli Evoluzionisti italiani in particolare, con accuse molto forti. Vorrei avvisare coloro che per errore capitassero qui, che il mio è un Blog evoluzionista....se non lo avete capito dallo sfondo date un'occhiata al Grande Charlie, che con un calamaro al collo al solito è " sempre sul pezzo" !

Ma passiamo a quel gran pezzo da frittura del Calamaro gigante, un tempo solo un mito, ora una realtà ...lungo 18 m, pesa 250 kg, vive sul fondo dei canyon oceanici alla profondità di 700 m .....più estremofilo di così non si può!
Ma andiamo con ordine.....

Il Mito

Gli antichi miti scandinavi narravano di un animale fantastico, lungo un miglio che ghermiva le navi con le sue braccia e le trascinava in profondità; lo chiamavano Kraken, che significa albero, perché vedevano una somiglianza tra l’animale ed un albero dalle lunghe radici, strappato dal terreno, paragonando i tentacoli alle radici.

Lentamente i fatti emergono

Pierre Denys de Monfort (1802), un naturalista francese fu il primo a proporre l’esistenza di un calamaro gigante, quando ancora lo si credeva solo un animale leggendario; la sua ipotesi si basava sul ritrovamento di un tentacolo della lunghezza di 8 m trovato nella bocca di un capodoglio.




Come prova De Monfort propose la descrizione dell'attacco di un calamaro gigante a una nave di St. Malo che, dalle coste africane, era diretta ai Caraibi. Tutti gli uomini si difesero strenuamente con fiocine ed asce, ma il mostro, con il solo suo peso, rischiava di far affondare la nave; allora i marinai fecero un voto a S. Tommaso. Se S. Tommaso li aiutò non possiamo dirlo, certo è che i marinai riuscirono a recidere tutti i tentacoli del mostro, il cui tronco andò a picco, e la nave si raddrizzò immediatamente.

Il 6 agosto 1848, il capitano Peter M’Quhae stava guidando la sua nave HMS Daedalus sulle acque tra il Capo di Buona Speranza e l’isola di St. Helena , quando i suoi marinai individuarono quello che essi descrissero come un serpente di mare gigante. La Bestia era diversa da qualsiasi altra che i marinai avessero mai visto prima. La notizia fu pubblicata dal Times, che raccontò dello scontro tra la nave e un mostro lungo circa 100 piedi, che aveva delle fauci “piene di grossi ed irregolari denti … fauci così grandi da contenere al loro interno un uomo di alta statura in piedi”

Poi finalmente il primo contatto, nel novembre 1861, la nave da guerra francese Alecton stava navigando al largo delle isole Canarie, quando la ciurma avvistò un calamaro gigante morente galleggiare in superficie. Impazienti di catturare lo strano animale, ma preoccupati di cosa l’animale avrebbe potuto fare se essi si fossero avvicinati, i marinai spararono diversi colpi di cannone all’indirizzo del calamaro, finché non furono sicuri della sua morte. Poi nel tentativo di issarlo a bordo, purtroppo separarono la testa con i tentacoli dalla parte superiore. Essi quindi si impossessarono solo di questa parte, che comunque testimoniava come questo animale fosse molto più grande di tutti gli altri calamari. Questo reperto fu poi consegnato alla Academié de France.

E infine la conferma

Tra il 1870 ed il 1880 finalmente alcuni esemplari di calamari giganti vengono ritrovati spiaggiati sulle coste di Terranova e in Nuova Zelanda, confermando tutte le supposizioni.
Il naturalista che diede al calamaro gigante una credibilità scientifica fu Japetus Steenstrup, uno zoologo danese dell’ Università di Copenhagen. Steenstrup gli assegnò il nome scientifico di Architeuthis dux.

La realtà

Le prime fotografie di un calamaro gigante vivo nel suo ambiente naturale vennero scattate il 30 settembre 2004 da Tsunemi Kubodera (Museo Nazionale di Scienze del Giappone) e da Kyoichi Mori (Associazione Whale Watching di Ogasawara). I loro team lavorarono insieme per quasi due anni e riuscirono a filmare il calamaro sia in profondità, che in superficie. Kubodera e Mori riportarono le proprie osservazioni sulla rivista Proceedings of the Royal Society.



Nel dicembre 2005, l'acquario di Melbourne in Australia, spese 100.000 dollari australiani per il corpo intatto di un calamaro gigante, conservato in un gigantesco blocco di ghiaccio, catturato da alcuni pescatori al largo dell’Isola del Sud della Nuova Zelanda nel corso dello stesso anno.



Agli inizi del 2006, un altro calamaro gigante, chiamato in seguito «Archie», venne catturato al largo delle coste delle isole Falkland da un peschereccio. Era lungo 8,62 metri e venne inviato al Museo di Storia Naturale di Londra per essere studiato e conservato. Venne messo in mostra il 1º marzo 2006 al Centro Darwin.
Qui il filmato

Elenchiamo ora i fatti accertati:

- Il binomio linneiano è Architeuthis dux

- Il calamaro gigante appartiene alla classe dei Cefalopodi, phylum Molluschi, assieme a seppie, polpi, nautili e, naturalmente, ai calamari più piccoli.

- Le sue dimensioni dovrebbero essere: lunghezza 18m e peso 250 kg.

- Il corpo del calamaro è fusiforme e termina con una protuberanza a punta. Dal mantello si dipartono otto tentacoli dotati di enormi ventose e due lunghi tentacoli che all’estremità si allungano in due superfici atte a catturare le prede.

-Le superfici dei tentacoli sono ricoperte da centinaia di ventose di forma circolare, dal diametro compreso tra i 2 ed i 5 centimetri. La circonferenza di queste ventose è fatta da anelli di chitina taglienti e finemente dentellati. Grazie alla forza perforante di questi dentelli ed alla suzione delle ventose il calamaro può attaccare le sue prede. Sulla testa dei capodogli che hanno attaccato calamari giganti è comune trovare le cicatrici circolari provocate dalle ventose.

- All’interno di questi tentacoli c’è un enorme becco corneo, che sminuzza le prede vive, prima di portarle entro la bocca!

- Il calamaro gigante ha occhi enormi, ognuno ha le dimensioni di una testa umana.

- Vediamo ora l’habitat del calamaro: Il Nord-Atlantico, dal Labrador al Golfo del Messico e dalla Norvegia alle Azzorre; il Nord-Pacifico, dallo stretto di Bering al Mar del Giappone e la California. Vive anche al largo della Nuova Zelanda. La profondità va dai 200 ai 700 m.

- Una delle poche cose certe sul calamaro gigante è che è cacciato dai capodogli, con cui sostiene lotte titaniche, lasciando i segni delle sue ventose sulla pelle dei cetacei.

- Si nutre di pesci e di altri Cefalopodi, come è stato rilevato dagli esemplari spiaggiati.

- Se giunti a questo punto state pensando ad una colossale frittura di pesce simile a quella che tutti gli anni si tiene alla Sagra del Pesce a Camogli, mi duole deludervi...sono immangiabili e puzzano di ammoniaca. I calamari giganti infatti, mantengono un galleggiamento neutrale nell'acqua marina grazie ad una soluzione di cloruro d'ammonio, più leggero dell'acqua di mare, che scorre in tutto il loro corpo.
- Ed ora la parte hard... l’accoppiamento del calamaro gigante è violento: il maschio ha un tubo lungo 90 cm e prensile, che porta pacchetti di sperma. Questo tubo, più che ad un pene assomiglia ad una siringa ipodermica! E quando un maschio incontra una femmina...trac, senza alcun preliminare inietta le spermateche nelle braccia della malcapitata, la cui garrula e gioiosa reazione possiamo solo immaginare! Voglio dire te ne vai in giro brancolando per il buio profondissimo dei profondi abissi, quando zac, vieni ferita e per di più ingravidata! Non so come mai ma a questo proposito mi tornano in mente le parole di mia figlia, che all’epoca aveva solo 6 anni, quando disse .....i maschi sono la più bassa forma di vita !!!! Era già grandissima anche all’epoca!

E se pensate che tutto finisca qui non preoccupatevi esiste una specie più grande dell’Architeutis è Il calamaro colossale Mesonychoteuthis hamiltoni. Nel 2007 un esemplare di questa specie è stato catturato da una barca da pesca al largo della Nuova Zelanda, vicino all'Antartide ed ora è esposto nel museo della Nuova Zelanda Te Papa Tongarewa dal 13 dicembre 2008. Qui il simpatico sito web del museo con immagini e materiale sul calamaro colossale.

Ed ora un po' di bibliografia...

Un po' datato ma sempre affascinante:

Richard Ellis The Search for the Giant Squid



e poi il bellissimo, ma poco conosciuto romanzo:

BEAST di Peter Benchley, l'autore dello Squalo