Counter


martedì 21 maggio 2024

MARCO POLO

 




                                  MARCO POLO, Naturalista fantasioso

Quest’anno ricordiamo i 700 anni dalla scomparsa di Marco Polo, morto a Venezia nel gennaio 1324. Polo fu viaggiatore, scrittore, ambasciatore, mercante e cittadino della Repubblica di Venezia.

 

Nato nel 1254, Marco Polo è noto in tutto il mondo per il viaggio che intraprese nel XIII secolo, partendo insieme al padre Niccolò e allo zio Matteo dalla Serenissima e arrivando in Cina attraverso la Via della Seta, la rete di strade che univa il Mediterraneo al Celeste Impero passando per l'Asia Centrale, fino a raggiungere la corte di Kublai Khan.

 

Marco Polo entrò nel corpo diplomatico del Gran Khan dei Mongoli come ambasciatore e venne inviato in missioni commerciali in varie parti dell'Impero mongolo per 17 anni. Il Khan lo stimava moltissimo e lo considerava come un figlio.

I Polo furono autorizzati a partire nel 1292 con un’ultima missione da compiere: scortare la bellissima principessa Kokachin che doveva andare in sposa al re di Persia.

Lascio al lettore l’approfondimento di questo viaggio meraviglioso!

 


 

Il MILIONE o (Devisement dou monde) è il Resoconto di questo straordinario viaggio, che durò tre anni, e del lungo soggiorno in Asia (1271 - 1292), ed è un diario di viaggio pieno di notizie inedite sull'Oriente e le sue genti.

Marco Polo, prigioniero dei Genovesi, lo dettò al letterato Rustichello da Pisa, autore di racconti cavallereschi, conosciuto durante il periodo di prigionia a Genova.

Il Milione divenne da subito un best seller internazionale, trascritto a mano centinaia di volte, perché in Europa non era stata ancora inventata la stampa (che i Cinesi avevano già).

Il libro era destinato a cambiare per sempre la percezione del mondo e dei suoi confini, riportando in forma narrativa sia descrizioni di natura geo-etnografica, che trascrizioni di leggende locali e informazioni storiche.

Ma per quello che interessa a noi il Milione contiene preziose informazioni di Geologia e Scienze Naturali.

Nel testo si alternano molte ed apprezzabili opere di debunking scientifico, ad accettazioni di leggende che ai nostri occhi, oggi appaiono inaccettabili.


GEOLOGIA

 

Carbone

De le pietre ch'ardono

Egli è vero che per tutta la provincia del Catai àe una maniera di pietre nere, che si cavano de le montagne come vena, che ardono come bucce, e tegnono piú lo fuoco che no fanno le legna.

E mettendole la sera nel fuoco, se elle s'aprendono bene, tutta notte mantengono lo fuoco. E per tutta la contrada del Catai no ardono altro; bene ànno legne, ma queste pietre costan meno, e sono grande risparmio di legna.

Il Carbone è una Roccia Sedimentaria Organogena, deriva infatti da piante sedimentate milioni di anni fa. Dato che Polo dice che la si ricava dalle montagne, tra le 4 tipologie, io propenderei per il Litantrace.

Al tempo dei Polo era quasi sconosciuto in Europa, mentre in Cina se ne faceva largo uso nelle officine e nelle case. Marco lo amava molto perché scaldava gli ambienti durante la notte.

 

 

Petrolio

Arminia di verso tramontana confina con Giorgens, e in queste confine è una fontana, ove surge tanto olio e in tanta abondanza che 100 navi se ne caricherebboro a la volta. Ma egli non è buono a mangiare, ma sí da ardere, e buono da rogna e d'altre cose; e vegnoro gli uomini molto da la lunga per quest'olio; e per tutta quella contrada non s'arde altr'olio.

Polo fu tra i primi occidentali a vedere il petrolio sorgere dal terreno spontaneamente, da alcuni giacimenti superficiali. Il petrolio greggio appare come un olio scuro, viscoso e infiammabile prodotto dalla decomposizione di piante e animali sepolti in antichi mari milioni di anni fa. Al tempo dei Polo il petrolio era già conosciuto in Medio Oriente e usato come medicinale, come olio da illuminazione e come ingrediente del “fuoco greco”, micidiale mistura incendiaria usata in guerra.

 

Amianto

In queste montagne è una vena, onde si fa la Salamandra. La salamandra non è bestia, come si dice, che vive nel fuoco, ché neuno animale puote vivere nel fuoco; ma diròvi come si fa la salamandra ….Egli è vero che quella vena si cava e stringesi insieme e fa fila come di lana e questa si fila e fassine panno da tovaglie. Fatte le tovaglie, elle sono brune, mettendole nel fuoco diventano bianche come nieve; e tutte le volte che sono sucide, si pognono nel fuoco e diventano bianche come neve. E queste sono le salamandre, e l'altre sono favole!

Le antiche leggende dicevano che la Salamandra era un animale che resisteva al fuoco senza bruciare, talmente fredda da essere addirittura in grado di spegnere le fiamme!

Con i suoi occhi, nelle montagne forse del Kazakistan, Polo vede una sostanza minerale che lui chiama la Salamandra, ma si tratta dell’Amianto. Dopo l’estrazione il minerale veniva ridotto in fili, usati per tessere tele bianche completamente ignifughe.

 


Sabbie che cantano

Quando l'uomo cavalca di notte per quel diserto, egli aviene questo: che se alcuno remane adrieto da li compagni, per dormire o per altro, quando vuole pui andare per giugnere li compagni, ode parlare spiriti in aire che somigliano che siano suoi compagnoni. E piú volte è chiamato per lo suo nome propio, ed è fatto disviare talvolta in tal modo che mai non si ritruova; e molti ne sono già perduti. E molte volte ode l'uomo molti istormenti in aria e propiamente tamburi.

Nell’attraversare il Deserto del Gobi, tralasciando le voci immaginarie, Marco Polo sente la sabbia produrre rumori e suoni. Questo fenomeno poco noto accade nei deserti dove la sabbia è composta da microsfere di silicio, che muovendosi producono suoni incredibili!

 

Ambra grigia

Nell'isola di Madegascar, si à ambra assai, perciò che in quello mare àe assai balene e capodoglie; e perché pigliano assai di queste balene e di queste capodoglie si ànno ambre assai.

Da non confondere con la resina fossile. L’ambra è prodotta dall’intestino dei capodogli e utilizzata nella produzione di profumi. Viene espulsa con le feci dei cetacei. Galleggiando arriva sulle coste dell’Oceano Indiano, dove viene lasciata essiccare e poi raccolta. È sempre più rara.

Incenso

Sappiate che sono certi àlbori, ne' quali àlbori  si fa certe intaccature, e per quelle tacche si esce gocciole, le quali s'asodano; e questo si è lo 'ncenso.

L’origine dell’incenso è una delle “scoperte” di Marco. Con il termine ‘incenso' si indicano specificamente le resine secrete da piante arbustive del genere Boswellia che crescono nelle regioni meridionali della penisola arabica e nelle antistanti coste dell'Africa orientale, delle quali la più ricercata è la Boswellia sacra. E' alta da 2 ad 8 metri, con uno o più tronchi che si ramificano a breve altezza dal suolo, assumendo la forma di un cono rovesciato.


ZOOLOGIA

Avete mai sfogliato un Bestiario Medievale? No? Allora a maggior ragione mi sento in dovere di fare questa praemissa !

I Bestiari Medievali erano libri in cui venivano descritti, con parole e immagini, animali esotici e animali di fantasia. Erano testi, spesso miniati, con immagini meravigliose di animali che non esistevano! Le fonti di questi testi erano …

-          l'opera greca Il Fisiologo (cioè, lo studioso della natura)

-          la Naturalis Historia di Plinio il Vecchio (Como, 23 d.C – Stabia, 25 ottobre 79)

-          Etymologiae di  Isidoro da Siviglia (Cartagena, 560 d.C – Siviglia 636)

Devo dire che, mentre Plinio era un Naturalista pagano, che ho sempre apprezzato, Isidoro tentava di assegnare valori mistici e simbolici ad ogni animale. Il suo testo letto da un biologo è a dir poco esilarante … e io l’ho letto in latino!

 

Pecora di Marco Polo

Durante l’attraversamento del Pamir, Polo osserva una grande pecora, che descrive con corna lunghe 1,5 m, che venne nomenclata Ovis poli nel 1840; oggi è una specie protetta, a rischio di estinzione.

  


 Unicorni

 Erano cavalli mitici, di colore bianco, con un lungo corno sul cranio.

Al tempo dei Polo la leggenda era alimentata dal commercio di zanne di Narvalo, un Cetaceo che vive nel Mare Artico. Nel maschio il dente di Narvalo fuoriesce dal labbro superiore per formare una zanna in grado di raggiungere i 2,5 metri circa, il narvalo può raggiungere anche i 5 metri di lunghezza, esclusa la zanna. 

La lunga zanna “a vite” era venduta come vero corno d’unicorno.

Si diceva che l’unicorno venisse attratto dall’odore di una vergine e giunto al suo cospetto, le si addormentasse in grembo.

Dalla descrizione di Marco Polo, si evince chiaramente che gli unicorni visti dal viaggiatore veneziano erano molto diversi da ciò che egli si aspettava!

 


  Rinoceronte Giava

Marco polo racconta di aver incontrato alcuni unicorni sull’isola di Giava, ma li descrive così:

“Elli hanno leofanti assai selvatichi e Unicorni, che no son guari minori d’elefanti; e’ son di pelo bufali, i piedi come di lefanti; nel mezzo della fonte ànno un corno grosso e nero. E dicovi che no fanno male con quel corno, ma co la lingua, che l’ànno spinosa tutta quanta di spine molto grandi; lo capo ànno come di cinghiaro, la testa porta tuttavia inchinata ver(s)o la terra” Ell'è molto laida bestia, né non è, come si dice diqua, ch'ella si lasci prendere a la pulcella, ma è 'l contradio.

Immaginiamo la povera vergine sedare una simile bestia!

All’epoca non era stato ancora coniato il termine “rinoceronte”, che compare verso la fine del XV secolo, Polo usa un termine associabile all’unico animale simile da lui conosciuto, cioè l’unicorno.

Probabilmente egli vide il rinoceronte di Giava (Rhinoceros sondaicus), oggi presente in natura solo con pochi esemplari.

 

Il Colubre, ovvero come scambiare un coccodrillo per un serpente gigantesco

Nel lungo viaggio durato 24 anni e riportato nel Milione, Marco polo cerca di smentire alcune leggende sul mondo orientale, ma anch’egli a volte cade in inganno. È il caso del serpente, che egli è convinto di aver incontrato nella provincia cinese di Yunnan:

E in questa provincia nasce lo grande colubre, el grande serpente, che sono sí dismisurati che ogn’uomo ne dovrebbe pigliare maraviglia; e sono molto oribile cosa a vedere. Sapiate per vero che lí vi n’à di lunghi 10 passi, e sono grossi 10 palmi: questi sono li magiori. Elli ànno due gambe dinanzi, presso al capo, e non ànno piede, salvo un’unghia fatta come di leone; lo ceffo à molto grande, lo naso magior ch’un gran pane, la bocca tale che bene inghiottirebbe un uomo al tratto, li denti grandissimi; ed è sí ismisuratamente grande e fiera, che no è uomo né bestia che nola dotti e non n’abbia paura. E ancora vi n’à de’ minore, cioè d’otto passi e di 6.

Polo fa una descrizione precisa di questo animale, definendolo erroneamente Colubre, così definito etimologicamente poiché vive nell’ombra e mediante il movimento delle proprie spire, scivola lungo sentieri lubrici, ossia sdrucciolevoli.

Ciò che invece vede Marco Polo è l’alligatore cinese, detto anche Drago di fango. Questo animale compare nella letteratura cinese già nel III secolo, ma la sua descrizione ufficiale venne effettuata da Albert-Auguste Fauvel, il quale assegnò alla specie il nome di Alligator sinesis. Esso ha un colore variabile dal grigio scuro al nero ed il corpo è completamente ricoperto di placche, può raggiungere i 150 cm di lunghezza e gli 50 kg di peso; è a rischio critico di estinzione.



Piccoli uomini d’India (Giava)

E vo'vi fare asapere che quelli che recano li piccoli uomini d'India, si è menzogna, ché quelli che dicono che sono uomini, e' li fanno in questa isola, e diròvi come. In quest'isola àe scimmie molto piccole, e ànno viso molto simile a uomo; gli uomini pelano quelle scimmie, salvo la barba e 'l pettignone, poi le lasciano secare e pongolle in forma e concialle con zaferano e con altre cose, che pare che sieno uomini. E questo è una grande buffa, ché mai no fue veduti cosí piccoli uomini.

Polo, il nostro debunker, demolisce il mito dei «Piccoli uomini d’India», sostenendo che non esistono uomini così piccoli e che quelli che si vedono nei mercati sono semplicemente scimmie disseccate, conciate e tinte in modo da sembrare piccoli umani. "Orribili souvenir per turisti", diremmo noi.

 

 Uomini con la coda

In questo reame sono uomini ch'ànno coda grande piú d'un palmo, e sono la maggior parte, e dimorano ne le montagne di lungi da la città; le code son grosse come di cane.

E qui Polo sbaglia purtroppo!

Egli vede l’orango di Sumatra (Pongo abelii), una delle tre specie di Orango esistenti e lo scambia per un uomo. È sicuramente la specie antropomorfa più differente da noi, penso che Polo lo abbia visto da lontano.


Grifone

Dicomi certi mercanti che vi sono iti, che v’à uccelli grifoni, e questi uccelli appaiono certa parte dell’anno, ma non sono così fatti come si dice di qua, cioè mezzo uccello e mezzo lione, ma sono fatti come aguglie, e sono grandi com’io vi dirò. Egli pigliano l’alifante e pòrtallo su in aire,e poscia il lasciano cadere, e quelli si disfa tutto, poscia si pasce sopra lui. Ancora dicono quelli che l’ànno veduti, che l’alie sue sono sì grandi che cuoprono 20 passi, e le penne sono lunghe 12 passi, e sono grosse come si conviene a quella lunghezza.

Il Grifone è un rapace con apertura alare fino a 2,8 metri, in grado di rapire un agnello. Per Marco è una creatura mitica capace di sollevare un elefante e farlo sfracellare al suolo, esagerato!

Venti passi di apertura alare, cioè circa 12 metri, è veramente una bufala!


Forse Marco Polo si confonde con …

Aepyornis o Uccello Elefante

Gli Aepyornis che vivevano in Madagascar e si pensa si siano estinti tra 1000 e 500 anni fa, vicini quindi all’epoca di Polo.

Potevano misurare fino a 3 m e più d'altezza, per un peso di oltre mezza tonnellata, erano ovviamente incapaci di volare.

Le loro uova avevano una circonferenza di 30 cm e un'altezza di oltre 40 centimetri, il volume di circa 8 litri era 160 volte quello di un uovo di gallina. Gli abitanti del Madagascar si facevano frittate gigantesche!

 


Il DNA dell'Aepyornis è stato estratto con successo dai resti di gusci d'uovo da un gruppo di ricercatori australiani. Ci stiamo preparando ad un’altra de-estinzione unitamente a quella del Dodo? Sarebbe fantastico!

 

Devo dirvi, per essere onesta, che IL MILIONE contiene anche fantasie di questo tipo !!!!

 

HIC SUNT MONSTER

Cinocefali delle Isole Andamane

E tutti quelli di quest'isola ànno lo capo come di cane e denti e naso come di grandi mastini.

Egli ànno molte spezie. E' sono mala gente e mangiano tutti gli uomini che posso pigliare, fuori quelli di quella contrada.

Un Cinocefalo è un essere mitico dal corpo d'uomo e dalla testa di canide, di dimensioni variabili da umane a gigantesche.



Polo cita anche questi mostri, precisando però di non averli visti!

Sembra che nella Valle di Bargu vivano mostruosi selvaggi, come questi ... e qui abbiamo proprio raggiunto il Top! 


I Blemmi o Uomini senza testa

Si racconta di uomini con così poco collo che “non fu possibile tagliar loro la testa”. Gli amanuensi medievali hanno accentuato la cosa trasformandoli in uomini “senza testa”

Blemmi mostruosi sono descritti come degli esseri acefali, con gli occhi e la bocca posti sul ventre o sul torace. Così li riassume, ad esempio, Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia: «Si dice che i Blemmi non abbiano il capo, e che abbiano la bocca e gli occhi nel petto».

Pomponio Mela nella sua Chorographia sostiene che i "Blemyae non hanno teste, ma hanno le facce sul petto".

 


 Gli Sciapodi

("ombra" e "piede") o Monopodi sono esseri mitologici dotati di una sola gamba e di un solo enorme piede, che si supponeva abitassero l'India.

Con questo termine s'indicavano in epoca greca (ad esempio in Alcmane, ma anche in Erodoto) alcuni leggendari abitanti dell'India caratterizzati da un solo enorme piede, col quale all'occorrenza essi si sarebbero fatti ombra. Questi sono proprio incredibili!






Bibliografia

·         Il Milione, versione toscana del Trecento, curata da Valeria Bertolucci Pizzorusso, “gli Adelphi”

·         Il Milione. Scritto in italiano da Maria Bellonci, Mondadori

·         Marco Polo e la Via della seta di Jean-Pierre Drège, Electa Gallimard

·         Uomini e animali nel Medioevo. Storie fantastiche e feroci. Chiara Frugoni, Il Mulino


Consiglio anche il bellissimo:

  • Il Libro delle Meraviglie di Marco Polo, 
         che contiene le illustrazioni del

         Livre des Merveilles du Monde

                                                          


 







giovedì 22 febbraio 2024

MERAVIGLIOSE CREATURE


 di Stefano Mazzotti 


Stefano Mazzotti è Zoologo, Direttore del Museo Civico di Storia Naturale di Ferrara e tiene lezioni di Didattica della Biologia e di Zoogeografia all’Università di Ferrara. Ha compiuto esplorazioni zoologiche in Sud America.

Tra i suoi libri: “Esploratori perduti. Storie dimenticate di naturalisti italiani di fine Ottocento” un saggio dove racconta dei Cacciatori di Specie italiani, sconosciuti ai più, purtroppo anche agli Italiani.

 

Questo suo saggio è il libro che mancava nel panorama italiano! Ogni giorno sentiamo dire che le specie si stanno estinguendo e verso questo tema c’è empatia, ma se andiamo a chiedere spiegazioni ai Media … il vuoto! A fronte di domande come: “cos’è una specie” o “fammi esempi di specie in pericolo” cade il silenzio più sconfortante. Mazzotti invece da risposte chiare e per nulla banali.

Poi vi parlerò dei contenuti ma lasciatemi dire una cosa, per chi come me conosce profondamente Darwin, troverà nel libro un filo conduttore tra i vari argomenti, che sono proprio i riferimenti al Padre dell’Evoluzione.

- Come quando Darwin discute di specie …

È veramente comico vedere quale eterogeneità domini la mente dei vari naturalisti quando essi parlano di specie: per alcuni la rassomiglianza è tutto, mentre la discendenza ha poco peso…per alcuni la sterilità è una prova infallibile, per altri non vale niente.

-L’incipit al Capitolo 3 è la frase conclusiva dell’Origine delle Specie

… da un inizio così semplice infinite forme, sempre più belle e meravigliose, si sono evolute e tuttora si evolvono.

-La meraviglia dell’Autore che entra in una foresta pluviale, mi ha ricordato il giovane Darwin che per la prima volta esplorava una foresta brasiliana … e molto altro che lascio scoprire a voi!

Ma passiamo ai contenuti del testo. Tutto inizia con la storia della Tassonomia e con le Regole di Nomenclatura di Carlo Linneo, e il libro chiarisce molte cose.

Ma a quel punto occorre dare una definizione di specie … e questo è invece un bel problema!

Fino a pochi anni fa si usava la definizione di Ernst Mayr: La specie è rappresentata da quegli individui che incrociandosi tra loro generano una prole illimitatamente feconda.

 Ma poi le definizioni di specie cambiarono e si complicarono, in questo terreno insidioso l’Autore vi guiderà abilmente.

Si parlerà poi del numero delle specie e Mazzotti ci dice …le stime più recenti indicano che restano da scoprire e descrivere almeno l’86% delle specie terrestri e il 91% di quelle marine. Descrivere tutte quelle ancora sconosciute richiede tempi e costi che, se ci si basa su quelli necessari oggi per descrivere annualmente le nuove specie, sono stimati in diverse centinaia di anni e di centinaia di migliaia di euro, con l’evidente rischio che nel frattempo la maggior parte delle specie si saranno estinte ancora prima di essere scoperte. I numeri sono scioccanti vero?

Dal Capitolo 4 inizia un Giro del Mondo dove saranno citate le nuove specie scoperte e quelle già note, ma molto interessanti. Confesso che è la parte che ho preferito!

NUOVA GUINEA

È un luogo poco esplorato ma contiene una delle più straordinarie biodiversità del pianeta, è un’isola da record:

- L’isola ospita più di 800 specie di uccelli, incluse 38 delle 42 di Uccelli del Paradiso.

_ la farfalla più grande del mondo, Ornithoptera alexandrae, con unapertura alare fino a 30 cm.




-Nel 2009 un gruppo di ricerca, che stava esplorando il cratere del vulcano Bosavi in Nuova Guinea, trovò una nuova specie di ratto gigante ... e enorme lo è veramente, eccolo lungo  82 cm, peso 1.5 kg. È molto confidente per ora stato gli è stato assegnato il binomio linneiano: Mallomys bosaviensis.

 


Io ne ho parlato qui sul Blog : Evolve or Die: Sherlock Holmes and the Giant Rat of Sumatra (wwwevolvedie.blogspot.com)

  

BORNEO

-la Nepenthes pudica una pianta carnivora che ha caratteri unici. La pianta produce infatti germogli sotterranei con organi simili a brocche ben sviluppate che si formano nelle cavità del terreno dentro le quali vengono intrappolate le prede, la maggior parte formiche e invertebrati che vivono nella lettiera.

 -qui è stato scoperto l’insetto stecco più lungo del mondo, della misura record di 56,7 cm, questo fasmide di colossali dimensioni è il Phobaeticus chani.

 

- vi sono poi piccole proscimmie arboricole (lunghe appena 20-40 centimetri) con abitudini notturne, dai grandi occhi sporgenti, il corpo gracile con lunghi arti e una piccola coda, appartenenti ai generi Loris e Nycticebus, con un morso velenoso!

 

FIUME   MEKONG

Dove si trova il pesce dracula Danionella dracula, scoperto in Myanmar, chiamato così per la presenza di due inquietanti zanne sporgenti dalla bocca, simili a quelle del famigerato omonimo Conte.

-il pesce testa di serpente nano blu Channa andrao che può respirare aria e sopravvivere sulla terraferma, come fecero i primi pesci che colonizzarono la terraferma.

 

AMAZZONIA


 
L’Autore descrive da visitatore la Foresta Nublar, una bellezza che toglie il fiato!

 -La poison dart frog, (una rana velenosa) Ranitomeya amazonica, appartenente alla famiglia dei Dendrobatidi.

- il gallo di roccia peruviano Rupicola peruviana, che vive nel folto della selva, lì dove i maschi si confrontano nelle arene cimentandosi in spettacolari parate, formando i Lek. Un bellissimo esempio di ciò che Darwin chiamava Selezione Sessuale.

 


Lo avete riconosciuto? È l’uccello della copertina

 

 BIODIVERSITÀ PROFONDA

 I fondali oceanici nascondono infinite specie sorprendenti…

Come il pesce lumaca delle Marianne Pseudoliparis swirei, scoperto recentemente nella Fossa delle Marianne. Ha il corpo simile a un grosso girino e possiede uno scheletro cartilagineo e cellule del corpo, che permettono all’animale di adattarsi alle variazioni di pressione.

 


 Ora  io mi fermo qui e vi lascio scoprire le centinaia di specie di cui ci parla Stefano Mazzotti.

 Buona lettura!

 

 

 

  

sabato 2 dicembre 2023

LE MAGICHE BACCHE DELL’INVERNO

 


La lunghissima estate è finita, l’autunno ha portato via le foglie dai rami, che ora si mostrano nudi, ma la natura ci ha fatto un regalo: le colorate bacche che illuminano i boschi!

Ho pensato di raggruppare i diversi tipi di bacche in due gruppi, per non generare confusione …


Bacche Velenose

Berretta del prete, Euonymus europaeus 

È una pianta di modeste dimensioni, che durante la primavera forma dei piccoli fiori bianchi che, in autunno, danno origine a caratteristici frutti rosa acceso, dalla curiosa forma simile al cappello usato dai sacerdoti cattolici. Cresce nei boschi misti di latifoglie.

Tutte le parti della pianta sono velenose e l’ingestione di pochi dei bellissimi semi può risultare mortale, agendo come purgativo violento! Velenosissima.

 


Salsapariglia, Smilax aspera, è una piccola erba rampicante, dal fusto flessibile e delicato, ma cosparso di spine acutissime. Le sue bacche mature sono rosso vivo e ci arrivano passando dal verde, al giallo, all’arancio.

E’ conosciuta dai  bambini perché associata ai Puffi, i celebri ometti blu inventati nel 1958 dal fumettista belga Peyo.  Essa costituisce l’alimento base dei Puffi e guai se venisse a mancare: perderebbero anche il colore blu della pelle!

 


Agrifoglio, Ilex aquifolium, conosciutissimo è una pianta considerata magica, fin da prima dell'avvento del Natale cristiano, anche dalle popolazioni celtiche di tutta Europa.

Il contenuto di saponine come meccanismo di difesa da parte delle piante contribuisce a rendere l'agrifoglio tossico per gli esseri umani poiché irrita lo stomaco e l'intestino, e altri componenti lo rendono dannoso per il sistema nervoso e per il cuore.

L'agrifoglio è uno dei componenti della bacchetta magica acquistata da Harry Potter prima di entrare a far parte della Scuola di magia di Hogwarts.

 


 Bacche Commestibili

 

Corniolo, Cornus mas,  è di solito un arbusto o un alberello dalle belle foglie appuntite, che si riconoscono bene dalle nervature che le percorrono. È specie diffusissima nelle nostre valli.

Le bacche sono buone quando sono di un bel rosso scuro, maturissime, allora non sono più aspre e astringenti, ma hanno un sapore delizioso!

 


Pungitopo, Ruscus aculeatus è un arbusto sempreverde con tipiche tonde bacche rosse (attenzione sono Velenose!) impiegate come ornamento natalizio, appartenente alla Famiglia delle Asparagacee (ricordate questo nome). 

Il suo nome “pungitopo” deriva dall’antico uso che si faceva della pianta in campagna, dove veniva utilizzata dai contadini per difendere i cibi nelle dispense, appunto dai topi.

Si credeva che il pungitopo tenesse lontano il male e che portasse fortuna, infatti un tempo si piantava il pungitopo intorno alla casa per proteggerla.

I germogli di pungitopo sono molto simili agli asparagi selvatici, pertanto si presentano come lunghi e sottili ramoscelli verdi, che di norma spuntano dalla terra in prossimità della pianta. Hanno un gusto amarognolo, raccolti da marzo a maggio, vengono utilizzati in cucina al posto dei costosissimi asparagi.





Ginepro, Juniperus communis, le bacche di questa pianta maturano nel corso di tutto l’anno, ma in autunno la quantità di bacche viola aumenta. Essendo una pianta che non produce né fiori né frutti, è infatti una Gimnosperma, come le Conifere, non si tratta realmente di bacche, ma di coni chiamati galbuli. Assaggiateli quando sono belli maturi e vi stupirete del loro sapore dolce, oltre che aromatico. Il ginepro viene infatti utilizzato in cucina, per aromatizzare soprattutto gli arrosti.