LE PIANTE DI SALGARI

Emilio Salgari nacque a Verona il 21
agosto 1862, figlio di un modesto commerciante di stoffe. Nel 1878, spinto
dalla sua passione per il mare, si iscrisse al Regio Istituto Tecnico e Nautico
di Venezia, per diventare capitano di lungo corso, ma non terminò gli studi e
non divenne mai capitano, anche se poi si fece chiamare così; probabilmente,
oltre qualche viaggio di addestramento sulla nave scuola, fece un solo viaggio
di tre mesi su una nave che faceva la spola tra Venezia e Brindisi. Nel 1883
diventò cronista dei giornali “L’Arena” e “La Nuova Arena”, della sua città
natale, e su quest’ultimo apparve a puntate il suo primo romanzo. Salgari
scrisse 87 romanzi ed ebbe un successo inaspettato!
È sorprendente come uno scrittore,
che viaggiò pochissimo, abbia potuto immaginare e descrivere con tanta
abbondanza di particolari regioni lontane così diverse tra loro, affascinando i
lettori con avventure straordinarie in paesi esotici e pagine suggestive ricche
di descrizioni accurate. I viaggi descritti nei suoi libri però non erano
frutto solo della fervida fantasia dello scrittore. Egli si documentava con
impegno e attenzione, consultando i libri di storia e geografia e gli atlanti
nelle biblioteche, i saggi, gli articoli di giornale, i resoconti dei viaggi,
le carte geografiche e intervistando i viaggiatori che potevano raccontargli le
loro esperienze. Nelle sue pagine sono abbondanti le citazioni storiche,
geografiche, botaniche e zoologiche.
È indubbio però che egli fu il primo
scrittore d’avventure italiano, e che fu amato da schiere di lettori giovani e
meno giovani.
In questo saggio vi parlerò solo
delle piante della Giungla Indo–Malese, di cui Salgari narra
in quello che è noto come Ciclo dei Pirati della Malesia, composto da 11
romanzi dove il famosissimo Sandokan è protagonista!
LA PALMA DI BETEL
(Areca catechu L., 1753) è una palma originaria
delle Filippine, ampiamente coltivata anche al di fuori del suo bacino di
origine. Il seme, erroneamente chiamato noce di Betel, è considerato
economicamente importante per le sue proprietà come stimolante, digestivo e cardiotonico.
Il modo più comune di consumare le noci di betel è
quello di tagliarle in fette sottili, avvolgerle nelle foglie di pepe di betel
(Piper betle L.), preventivamente spolverate di calce, aggiungendo,
talora, altre spezie, come cannella, noce moscata, cardamomo, catecù, ecc.
Una sera, Tremal-Naik ritornava dalla jungla. Era una sera magnifica, una vera sera del Bengala; dolce e profumata era l’aria, ancor fiammeggiante l’orizzonte e debolmente stellato il firmamento. Aveva già percorso un lungo tratto senza incontrare anima viva, quando gli si rizzò innanzi, a meno di venti passi, fra un cespuglio di mussenda, dalle foglie sanguigne, una giovanetta di meravigliosa bellezza. – Chi era? – Era una creatura dalla carnagione rosea, i capelli neri e gli occhi grandi.
Io lascio questo quesito per i botanici indiani o per chi abbia visto il sottobosco delle giungle indiane.
CANFORA
Si vedevano bellissimi alberi della CANFORA,
coi tronchi così grossi che cinque uomini non sarebbero riusciti ad
abbracciarli, e che esalavano un acuto profumo;
Io ne ho già parlato per Pikaia qui
MANGOSTANO (Garcinia
mangostana)
«Il mangostano, che viene chiamato il re dei frutti, di cui è impossibile descrivere il sapore delicato della candida polpa divisa in chicchi e racchiusa in una buccia amara e dura come quella del melogranato, polpa che si fonde in bocca che sembra riunire l’aroma di mille frutta deliziose, paragonabile ad un insuperabile gelato misto e naturale».
L’albero può raggiungere un’altezza tra i 7 e
i 25 metri con foglie lanceolate e fiori spesso di colore rosso o verde-giallastro. Il frutto è tondeggiante, con buccia spessa viola scuro, e contiene una polpa bianca divisa in 4-8 spicchi commestibili, succosa e dal gusto dolce-acidulo, simile a una combinazione tra litchi, pesca e ananas.
RAMBUTAN
Il Rambutan, o Nephelium lappaceum,
è una specie della famiglia delle Sapindaceae ed è endemica dell’area
del Sud-Est Asiatico, particolarmente diffusa in Malesia. Il frutto appare
racchiuso in un piccolo guscio dal color rosso vibrante, con spine lunghe e
flessibili che racchiudono un morbido frutto all’interno. Simile al Litchi,
(nelle terre d’origine è definito come Litchi peloso).
SCIAMBAGA
Era una magnifica notte d’agosto, una vera notte
tropicale. L’aria era tiepida, dolce, elastica, imbalsamata dal soave profumo
dei gelsomini e degli sciambaga.
Il Sambac (Jasminum sambac (L.) Aiton,
1789) è una pianta della famiglia delle Oleacee, autoctona di una piccola
regione dell'Himalaya orientale, che comprende il Bhutan e le confinanti India
e Pakistan. Viene coltivato in diverse nazioni, soprattutto in gran parte
dell'Asia meridionale e del Sud-est asiatico. Dai fiori, attraverso complesse
tecniche d’estrazione a freddo, è possibile ottenere un olio essenziale molto
profumato, utilizzato soprattutto nel settore della profumeria. Inoltre,
essendo commestibili, i suoi fiori servono anche ad aromatizzare bevande come
il tè o il cioccolato.
ROTANG (Calamus
rotang)
Attraversata un’altra radura, si cacciarono in mezzo alle
folte piante, aprendosi faticosamente il passo fra un caos di rotang che
s’intrecciavano in mille guise ed una vera rete di radici, le quali
serpeggiavano pel suolo in mille direzioni.
È commercialmente noto come rattan,
una delle fibre più pregiate nel settore dell’artigianato, in particolare di
mobili leggeri e resistenti e di oggettistica varia, nonché per lavori di
intreccio come cesti, stuoie, gabbie da pesca, cappelli e ombrelli.
Palma del viaggiatore (Ravenala
madagascariensis)
Non conosci queste piante? – chiese
Tremal-Naik. – Mi pare d’averne vedute altre di simili durante il nostro
viaggio; ignoro però a che cosa servono e come si chiamano. – Sono alberi
preziosissimi specialmente per le regioni che soffrono la siccità. Si chiamano nim
o meglio le piante della pioggia. Questi singolari vegetali, che sono
disseminati abbastanza abbondantemente nell’India, posseggono la facoltà di
assorbire l’umidità dell’atmosfera ed in modo così potente che ogni foglia
contiene nei suoi accartocciamenti un buon bicchiere d’acqua. Prova a scuotere
fortemente il tronco e vedrai che doccia ti cade addosso.
MANZANILLO (Hippomane
nancinella)
L’ombra del manzanillo uccide. Chiunque passa una volta
sotto questo albero che cresce nell’India e in Africa, si addormenta nel sonno
eterno. Dapprima in quel clima ardente, il sole tramontando lascia ancora una
reazione incandescente ma il manzanillo diffonde il freddo. Un brivido
impercettibile sulle prime e che aumenta a poco a poco s’impadronisce del
nostro corpo. Poi tutte le membra tremano, battono i denti, lo stomaco si
stringe, pare quasi che il cuore salga alle labbra: è la febbre.
DURIAN
Il sole spuntava allora, illuminando il mare e l’isola.
Alzando gli occhi verso l’alta sponda, i naufraghi ormai distinguevano
perfettamente degli alberi di mole enorme, coperti di folte e grandi foglie, in
mezzo alle quali apparivano delle grosse frutta spinose, di forma un po’
allungata. - Se non m’inganno sono durion, - disse il signor Emilio. - Sarà un
po’ difficile far cadere quelle frutta, ma chissà che a terra ve ne siano.
E più avanti Salgari parla di … deliziosa polpa dei
durion.
Il durian (che Salgari
chiama “durion”) è il frutto di diverse piante arboree appartenenti al genere Durio,
che annovera oltre 30 specie riconosciute, di cui almeno nove producono frutti
commestibili di grandi dimensioni con la buccia spinosa …dove il termine commestibile
è molto opinabile!
NEPENTHES
Mancava l’acqua, quantunque quel terreno fosse umidiccio,
ma il signor Albani non tardò a scoprire, sul margine della foresta poco prima
attraversata, dei nepentes. Queste piante sono le più bizzarre che immaginare
si possa. Appartengono alla specie degli arrampicanti e le loro foglie sono
arrotondate in forma di vasi, forniti d’una specie di coperchio che si abbassa
alla notte e si alza di giorno.
Durante la notte le piante assorbono l’umidità del suolo
e la raccolgono in quei vasi, i quali ne contengono di frequente perfino mezzo
litro. Non è però un’acqua limpida e fresca come generalmente si crede,
servendo quei recipienti da tomba a numerosissimi insetti, ma basta per
dissetare, essendo del resto buonissima.
I GRANDI FIORI
Verso le dieci del mattino, dopo aver percorso una mezza
dozzina di chilometri, [i naufraghi] giungevano in una piccola radura dove
crescevano dei fiori così enormi, da strappare grida di meraviglia ad Amely e
al piccolo Dik. Erano le rafflesie, chiamate dai malesi crubul, ossia
grandi fiori. Sono i più grandi che si conoscano, avendo una circonferenza di
tre metri ed un peso di sette od otto chilogrammi.
Queste piante, scoperte per la prima volta dall’italiano
Odoardo Beccari nel 1778, sulle falde del vulcano Singaleg, nella provincia di
Padang, a Sumatra, producono una foglia sola, gigantesca , alta oltre dieci
metri e larga due o tre, poi dal centro sorge lo smisurato fiore di tinta
rossastra, ma punteggiato in bianco.
Non hanno profumo delizioso quei fiori, anzi tutt’altro,
perché tramandano un odore sgradevole come quello che esalano i pesci
putrefatti.
- Ci vorrebbero dei giganti per portare all’occhiello
simili colossi – disse il soldato.
- Ecco dei fiori che i giardinieri europei pagherebbero
ben cari, se potessero coltivarli – disse Held.
- Non si potrebbero acclimatizzare, signore Held? –
chiese Amely.
- Guardate, signore Held, – disse Dik. – Ne vedo uno che
è tutto nero.
- Una rarità, – rispose l’olandese. – Se i nostri
compatrioti lo potessero trasportare a Giava od a Sumatra, sarebbero capaci di
rinnovare le pazzie del famoso tulipano nero».
E qui Salgari accenna
alla mania tutta olandese per i tulipani, e ai patrimoni spesi nel XVII secolo
per ottenere un esemplare nero: argomento, questo, trattato da Dumas nel
romanzo Il tulipano nero,
certamente a lui noto.
Curiosità
È
uno dei tre fiori nazionali indonesiani, assieme al Sambac e all’orchidea
lunare
Il
fiore ha ispirato anche figure popolari come il Pokémon Vileplum
Ultimamente nella serie Stranger Things il mostro Demorgon ha una rafflesia al posto della testa
Il fiore scoperto invece da Odoardo Beccari
a Sumatra (non nel 1778, essendo il naturalista nato nel 1843, ma nel 1878!)
era in realtà una infiorescenza con la quale la rafflesia viene spesso confusa
sia per dimensioni che per olezzo: l’Aro Titano Amorophophallus titanum
Beccari, 1879.
Neanche un profano riuscirebbe a confondere le due
specie, basta guardarle!
L'Amorphophallus
titanum è una pianta tropicale originaria delle foreste pluviali di
Sumatra, in Indonesia. Può raggiungere un'altezza di oltre 3 metri quando
fiorisce. La pianta è caratterizzata da un grande fiore a spadice, circondato
da una spata colorata che varia dal verde al porpora. Il fiore è composto da un
grosso germoglio centrale cilindrico (lo spadice) che emette un odore simile a
carne putrefatta per attirare gli insetti impollinatori, come mosche e
scarafaggi.
È chiamato anche
"fiore cadavere" o "pianta cadavere" (in indonesiano: bunga
bangkai, dove bunga significa "fiore", mentre bangkai può
essere tradotto come "cadavere").
Ciclo di fioritura
L'Amorphophallus titanum
ha un ciclo di crescita molto lento. Dopo anni di crescita sotterranea tramite
un cormo, può fiorire unicamente ogni 7–10 anni, con ogni fioritura che dura
solo 24–48 ore. La pianta può anche produrre foglie enormi nei periodi
vegetativi tra una fioritura e l'altra, che possono raggiungere 6 metri di
altezza e assomigliare a un albero piccolo.
·
È una pianta molto rara nei giardini botanici, e la fioritura costituisce spesso un evento
straordinario seguito dai media e dai visitatori.
·
La pianta produce semi dopo
l’impollinazione, ma la germinazione è lenta e difficile, rendendola speciale
anche per gli studiosi e i collezionisti botanici.
Come
osserva Paolo Ciampi nel suo libro “I
due viaggiatori” … per una volta che Salgari cita il povero Beccari infila
numerosi errori!
Mi verrebbe da dire che questa Giungla
Indo – Malese è decisamente maleodorante, altro che …. Il profumo della
Mussenda!
Bibliografia:
-I romanzi del Ciclo Indo–Malese, che sono free su
Wikisource
-Felice Pozzo “Le piante di Sandokan” Rivista Savej To
-Paolo Ciampi “Gli occhi di Salgari” Ed Polistampa
-Articoli da Tuttoscienze (La Stampa) di E. Accati e
G. Magrini
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