martedì 11 ottobre 2011

Tentacoli dagli Abissi



Questo post partecipa alla V Edizione del Carnevale della biodiversità, ospitata da Theropoda.




Permettetemi una piccola prefazione, prima di iniziare il mio contributo...in quest'ultimo periodo ci sono stati attacchi molto pesanti da parte di gruppi creazionisti all'Evoluzionismo in genere e agli Evoluzionisti italiani in particolare, con accuse molto forti. Vorrei avvisare coloro che per errore capitassero qui, che il mio è un Blog evoluzionista....se non lo avete capito dallo sfondo date un'occhiata al Grande Charlie, che con un calamaro al collo al solito è " sempre sul pezzo" !

Ma passiamo a quel gran pezzo da frittura del Calamaro gigante, un tempo solo un mito, ora una realtà ...lungo 18 m, pesa 250 kg, vive sul fondo dei canyon oceanici alla profondità di 700 m .....più estremofilo di così non si può!
Ma andiamo con ordine.....

Il Mito

Gli antichi miti scandinavi narravano di un animale fantastico, lungo un miglio che ghermiva le navi con le sue braccia e le trascinava in profondità; lo chiamavano Kraken, che significa albero, perché vedevano una somiglianza tra l’animale ed un albero dalle lunghe radici, strappato dal terreno, paragonando i tentacoli alle radici.

Lentamente i fatti emergono

Pierre Denys de Monfort (1802), un naturalista francese fu il primo a proporre l’esistenza di un calamaro gigante, quando ancora lo si credeva solo un animale leggendario; la sua ipotesi si basava sul ritrovamento di un tentacolo della lunghezza di 8 m trovato nella bocca di un capodoglio.




Come prova De Monfort propose la descrizione dell'attacco di un calamaro gigante a una nave di St. Malo che, dalle coste africane, era diretta ai Caraibi. Tutti gli uomini si difesero strenuamente con fiocine ed asce, ma il mostro, con il solo suo peso, rischiava di far affondare la nave; allora i marinai fecero un voto a S. Tommaso. Se S. Tommaso li aiutò non possiamo dirlo, certo è che i marinai riuscirono a recidere tutti i tentacoli del mostro, il cui tronco andò a picco, e la nave si raddrizzò immediatamente.

Il 6 agosto 1848, il capitano Peter M’Quhae stava guidando la sua nave HMS Daedalus sulle acque tra il Capo di Buona Speranza e l’isola di St. Helena , quando i suoi marinai individuarono quello che essi descrissero come un serpente di mare gigante. La Bestia era diversa da qualsiasi altra che i marinai avessero mai visto prima. La notizia fu pubblicata dal Times, che raccontò dello scontro tra la nave e un mostro lungo circa 100 piedi, che aveva delle fauci “piene di grossi ed irregolari denti … fauci così grandi da contenere al loro interno un uomo di alta statura in piedi”

Poi finalmente il primo contatto, nel novembre 1861, la nave da guerra francese Alecton stava navigando al largo delle isole Canarie, quando la ciurma avvistò un calamaro gigante morente galleggiare in superficie. Impazienti di catturare lo strano animale, ma preoccupati di cosa l’animale avrebbe potuto fare se essi si fossero avvicinati, i marinai spararono diversi colpi di cannone all’indirizzo del calamaro, finché non furono sicuri della sua morte. Poi nel tentativo di issarlo a bordo, purtroppo separarono la testa con i tentacoli dalla parte superiore. Essi quindi si impossessarono solo di questa parte, che comunque testimoniava come questo animale fosse molto più grande di tutti gli altri calamari. Questo reperto fu poi consegnato alla Academié de France.

E infine la conferma

Tra il 1870 ed il 1880 finalmente alcuni esemplari di calamari giganti vengono ritrovati spiaggiati sulle coste di Terranova e in Nuova Zelanda, confermando tutte le supposizioni.
Il naturalista che diede al calamaro gigante una credibilità scientifica fu Japetus Steenstrup, uno zoologo danese dell’ Università di Copenhagen. Steenstrup gli assegnò il nome scientifico di Architeuthis dux.

La realtà

Le prime fotografie di un calamaro gigante vivo nel suo ambiente naturale vennero scattate il 30 settembre 2004 da Tsunemi Kubodera (Museo Nazionale di Scienze del Giappone) e da Kyoichi Mori (Associazione Whale Watching di Ogasawara). I loro team lavorarono insieme per quasi due anni e riuscirono a filmare il calamaro sia in profondità, che in superficie. Kubodera e Mori riportarono le proprie osservazioni sulla rivista Proceedings of the Royal Society.



Nel dicembre 2005, l'acquario di Melbourne in Australia, spese 100.000 dollari australiani per il corpo intatto di un calamaro gigante, conservato in un gigantesco blocco di ghiaccio, catturato da alcuni pescatori al largo dell’Isola del Sud della Nuova Zelanda nel corso dello stesso anno.



Agli inizi del 2006, un altro calamaro gigante, chiamato in seguito «Archie», venne catturato al largo delle coste delle isole Falkland da un peschereccio. Era lungo 8,62 metri e venne inviato al Museo di Storia Naturale di Londra per essere studiato e conservato. Venne messo in mostra il 1º marzo 2006 al Centro Darwin.
Qui il filmato

Elenchiamo ora i fatti accertati:

- Il binomio linneiano è Architeuthis dux

- Il calamaro gigante appartiene alla classe dei Cefalopodi, phylum Molluschi, assieme a seppie, polpi, nautili e, naturalmente, ai calamari più piccoli.

- Le sue dimensioni dovrebbero essere: lunghezza 18m e peso 250 kg.

- Il corpo del calamaro è fusiforme e termina con una protuberanza a punta. Dal mantello si dipartono otto tentacoli dotati di enormi ventose e due lunghi tentacoli che all’estremità si allungano in due superfici atte a catturare le prede.

-Le superfici dei tentacoli sono ricoperte da centinaia di ventose di forma circolare, dal diametro compreso tra i 2 ed i 5 centimetri. La circonferenza di queste ventose è fatta da anelli di chitina taglienti e finemente dentellati. Grazie alla forza perforante di questi dentelli ed alla suzione delle ventose il calamaro può attaccare le sue prede. Sulla testa dei capodogli che hanno attaccato calamari giganti è comune trovare le cicatrici circolari provocate dalle ventose.

- All’interno di questi tentacoli c’è un enorme becco corneo, che sminuzza le prede vive, prima di portarle entro la bocca!

- Il calamaro gigante ha occhi enormi, ognuno ha le dimensioni di una testa umana.

- Vediamo ora l’habitat del calamaro: Il Nord-Atlantico, dal Labrador al Golfo del Messico e dalla Norvegia alle Azzorre; il Nord-Pacifico, dallo stretto di Bering al Mar del Giappone e la California. Vive anche al largo della Nuova Zelanda. La profondità va dai 200 ai 700 m.

- Una delle poche cose certe sul calamaro gigante è che è cacciato dai capodogli, con cui sostiene lotte titaniche, lasciando i segni delle sue ventose sulla pelle dei cetacei.

- Si nutre di pesci e di altri Cefalopodi, come è stato rilevato dagli esemplari spiaggiati.

- Se giunti a questo punto state pensando ad una colossale frittura di pesce simile a quella che tutti gli anni si tiene alla Sagra del Pesce a Camogli, mi duole deludervi...sono immangiabili e puzzano di ammoniaca. I calamari giganti infatti, mantengono un galleggiamento neutrale nell'acqua marina grazie ad una soluzione di cloruro d'ammonio, più leggero dell'acqua di mare, che scorre in tutto il loro corpo.
- Ed ora la parte hard... l’accoppiamento del calamaro gigante è violento: il maschio ha un tubo lungo 90 cm e prensile, che porta pacchetti di sperma. Questo tubo, più che ad un pene assomiglia ad una siringa ipodermica! E quando un maschio incontra una femmina...trac, senza alcun preliminare inietta le spermateche nelle braccia della malcapitata, la cui garrula e gioiosa reazione possiamo solo immaginare! Voglio dire te ne vai in giro brancolando per il buio profondissimo dei profondi abissi, quando zac, vieni ferita e per di più ingravidata! Non so come mai ma a questo proposito mi tornano in mente le parole di mia figlia, che all’epoca aveva solo 6 anni, quando disse .....i maschi sono la più bassa forma di vita !!!! Era già grandissima anche all’epoca!

E se pensate che tutto finisca qui non preoccupatevi esiste una specie più grande dell’Architeutis è Il calamaro colossale Mesonychoteuthis hamiltoni. Nel 2007 un esemplare di questa specie è stato catturato da una barca da pesca al largo della Nuova Zelanda, vicino all'Antartide ed ora è esposto nel museo della Nuova Zelanda Te Papa Tongarewa dal 13 dicembre 2008. Qui il simpatico sito web del museo con immagini e materiale sul calamaro colossale.

Ed ora un po' di bibliografia...

Un po' datato ma sempre affascinante:

Richard Ellis The Search for the Giant Squid



e poi il bellissimo, ma poco conosciuto romanzo:

BEAST di Peter Benchley, l'autore dello Squalo