sabato 9 aprile 2011

El naturalista Don Carlos Darwin tra gliptodonti e armadilli


Questo post partecipa alla III edizione del Carnevale della Biodiversità, gestita da Livio Leoni Blog Mahengechromis



Charles Darwin nella sua Autobiografia scriveva di non essere mai riuscito, durante tutta la vita, ad imparare una lingua straniera. Ma questo non è vero, in quanto, già durante il viaggio verso il Sudamerica aveva imparato lo spagnolo, consapevole di dovere avere contatti con persone di lingua spagnola. E se la cavava anche bene! Infatti durante le sue esplorazioni a terra aveva guide locali, per non parlare dei Gauchos con cui visse per settimane attraversando la pampas argentina. Gli argentini infatti lo chiamavano : Don Carlos Darwin, El Naturalista!
Bene questo per spiegare il titolo del post...ma proseguiamo...
E’ noto a tutti che Charles avesse scoperto i fossili di giganteschi mammiferi estinti, a Bahia Blanca e a Punta Alta, curiosamente simili ad animali che oggi vivono nelle stesse zone e che sono solo “un po’ più piccoli”.
E Darwin diede subito la sua interpretazione;

Nell'America del Sud tale parentela è manifesta, anche ad un occhio inesperto, nei frammenti giganteschi di armature simili a quelle dell'armadillo, trovate in varie parti della Plata; ed è stato dimostrato nel modo più convincente che la maggior parte dei mammiferi fossili sepolti colà in gran numero, sono analoghi ai tipi dell'America del Sud.
Secondo la teoria della discendenza con modificazioni, la grande legge della successione prolungata, ma non immutabile degli stessi tipi sulle medesime regioni, viene tosto chiarita; perché gli abitanti di ogni parte del mondo tenderanno facilmente a rimanere e propagarsi in quelle parti, nei periodi immediatamente posteriori, lasciando una progenie strettamente affine, benché modificata di qualche grado.

Uno di questi fossili ritrovati da Darwin era il Glyptodonte.



Il gliptodonte, Glyptodon , comparve in Sudamerica nel Pliocene 5 milioni di anni fa e si estinse nel Pleistocene, 10.000 anni fa... la data stessa conferma un’ipotesi relativa alle cause di questa estinzione: furono gli uomini a cacciarli intensivamente per utilizzare le loro corazze.
Questo mammifero lungo circa 3 metri e alto 1,5 metri, era dotato di una corazza costituita da oltre 1.000 tubercoli ossei che andava a ricoprire tutto il corpo. A differenza degli armadilli, questo “scudo” era costituito da elementi fusi insieme, cosa che non permetteva all’animale di appallottolarsi.
Il capo era coperto da uno scudo cefalico, mentre la coda era circondata da una serie di “anelli” ossei forniti di corti spuntoni e protuberanze, che rendevano virtualmente inattaccabile l’intero animale. Le zampe, corte e robustissime, potevano essere ripiegate sotto il corpo e la coda veniva agitata in direzione dei predatori. Era un vero e proprio “carro armato vivente”...forse i meno giovani ricordano l’animale corazzato dell’album Tarkus degli Emerson Lake & Palmer, che un po’ lo ricorda!



Ma ora vediamo come Don Carlos racconta il suo incontro i discendenti del gliptodonte, gli armadilli...

“Ho già fatto menzione di quasi tutti i mammiferi comuni a questa regione. Aggiungerò che di armadilli si incontrano tre specie, cioè il Dasypus minutus, o Pichy, il D. villosus o Peludo, e l’Apar. Il primo si spinge dieci gradi più verso il sud che non qualsiasi altra specie: una quarta specie, la Mulita o Dasypus septemcinctus, non va oltre a Bahia Blanca.
Le quattro specie hanno abitudini quasi simili; tuttavia il Peludo è notturno, mentre gli altri girano di giorno sulle aperte pianure, nutrendosi di coleotteri, di larve, di radici ed anche di serpentelli. L’Apar o Tolypeutes matacus, detto comunemente Mataco, è notevole per avere solo tre cinture mobili; il rimanente della sua corazza a mosaico è quasi tutta rigida. Esso ha la capacità di avvolgersi a palla come i porcellini di terra che si trovano in Inghilterra.



In questo stato è al riparo dalle aggressioni dei cani; perché il cane non potendo prenderlo tutto in bocca, lo morde da un lato ma la palla scivola via. La corazza liscia e resistente del mataco presenta una difesa migliore che non le dure spine dell’istrice. Il Pichy preferisce un terreno molto asciutto; e le dune di sabbia della costa, dove per molti mesi non cade goccia d’acqua, sono il suo luogo di predilezione; sovente cerca di sfuggire alla vista acquattandosi sul terreno. In una cavalcata di un giorno presso Bahia Blanca se ne incontrano generalmente parecchi; quando se ne scorgeva uno era necessario, per impadronirsene, gettarsi quasi giù da cavallo; perché l’animale in quel terreno soffice si affonda tanto rapidamente, che le parti posteriori di esso erano quasi sempre scomparse prima che l’uomo fosse sceso da cavallo.
Sembra quasi una crudeltà uccidere quei graziosi animaletti, perché, come diceva un gaucho: son tan mansos, cioè sono tanto mansueti.”



C’è da aggiungere che le diverse specie di armadilli differiscono anche nelle dimensioni.
Vediamo ora il loro Guinness:

il più grande: L'armadillo gigante Priodontes maximus

• Lunghezza del corpo 110-120 cm
• Lunghezza della coda 40-50 cm
• Peso 45-55 kg
Caratteristici sono gli unghioni che armano le cinque dita degli arti anteriori, che arrivano anche a misurare 12 cm di lunghezza.



Il più piccolo : Il Pink Fairy Armadillo o clamidoforo troncato Chlamyphorus truncatus o nel vernacolo locale pichi ciego.

• Lunghezza del corpo 13-15 cm
• Lunghezza della coda 4-5 cm
• Peso 44.3 g



La testa, il ventre ed i fianchi sono ricoperti da una pelliccia morbida e soffice di colore biancastro; porta sul dorso una corazza rosa formata da piastre cornee che cominciano dalla fronte e continuano fino alla parte posteriore del corpo, dove si tronca bruscamente, da qui il nome truncatus assegnato alla specie... insomma un amore di animaletto!